lunedì , 19 febbraio 2018
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Ucraina: vincere le paure per vincere la pace

Perdere il controllo. “Abbiamo perso il controllo degli attivisti nell’est Ucraina. Sarà difficile convincerli a deporre le armi finché si sentiranno minacciati”, Aleksandr Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ieri. Un “controllo” completo che probabilmente non aveva già da tempo. Alla notizia dell’accordo di Ginevra dello scorso 17 aprile, il leader della autoproclamata repubblica di Donetsk aveva esclamato “La Russia si è accordata, noi no”. Oppure una perdita del controllo solo dichiarata, una versione di facciata che sarebbe preludio ideale all’invio di “peacekeeper” russi nell’area, come anni fa in Transnistria, dove ancora si trovano, o come in Ossezia del sud. Una perdita di controllo che preparerebbe quindi il terreno ad un’occupazione mascherata da pacificazione. Magari dopo il referendum nell’est Ucraina da più parti viene annunciato per l’11 maggio. Ma questo sarà solo il tempo a dirlo.

Intanto chi ha perso il controllo delle proprie regioni ad est è l’Ucraina. Repubblica autoproclamata di Donetsk, Repubblica autoproclamata di Luhansk, Repubblica autoproclamata di Kharkiv. Ed un’operazione anti-terrorismo che sa di guerra. Prosegue infatti l’offensiva a Slavyansk e Kromatorsk, con carri, elicotteri (due dei quali abbattuti negli scorsi giorni), morti. Un’offensiva che però non porta ai risultati sperati, anzi, forse infiamma gli animi. Perché il controllo Kiev lo ha perso con degli errori. Non di tattica militare, non nei particolari. Di principio. Catherine Ashton nei giorni scorsi ha parlato del governo ucraino come unico legittimato all’uso della forza, come il detentore del monopolio dell’uso legittimo della forza. Già, il governo. E le forze armate. Non i militanti. Non Pravy Sektor come i “ribelli” accusano.

E’ questa possibile commistione che uccide in Ucraina e che uccide l’Ucraina. L’incapacità del governo di smettere di essere fazione e diventare, appunto, governo. Di tutti gli ucraini. L’incapacità di emarginare gli estremisti che hanno preso parte ai moti di Euromaidan. Estremisti che nel nuovo governo contano più di quanto rappresentano, ovvero una parte minima della popolazione. Estremisti che agiscono indisturbati anche quando fomentano l’odio e la violenza. Come ad Odessa, venerdì: estremisti, facinorosi, ultras (del Chornomorets di Odessa e del Metalist Kharkiv), morti. Un disastro anche in termini di immagine e legittimità. Un governo che non è riuscito (o non ha voluto) a fermare il massacro di Odessa, non può rassicurare i cittadini di Luhansk, di Donetsk, di Kharkiv. Un governo che propone l’abolizione della legge “Sulla lingua di Stato” (che fa del russo almeno una lingua regionale, autorizzata in scuole ed uffici delle zone abitate da almeno il 10% di cittadini che parlano una lingua diversa dall’ucraino), che abolisce feste popolari perché legate alla Russia, che tollera azioni criminali perché “filo-governative”. Un governo che invece dovrebbe dare ascolto alle rivendicazioni di una consistente parte dei propri cittadini.

E’ qui che l’Ucraina ha perso il controllo. E’ in questo che dà modo ai cittadini russofoni di avere paura ed ai media russofoni di parlare di ruolo di Pravi Sektor nell’operazione anti-terrorismo. Un possibile ruolo che fa più danni dei due elicotteri abbattuti. Ma il controllo l’ha perso anche l’Occidente. Sono passati mesi ormai e ancora non è chiara la soluzione a lungo termine che l’Occidente propone per la crisi ucraina. Una soluzione che spinga ad emarginare gli estremisti, ed a riportare l’Ucraina sulla strada dei diritti. Una soluzione da discutere con l’altro grande attore, il cui ruolo non può essere nullo come molti chiedono. Una soluzione che deve includere nel dialogo anche i rivoltosi.

Federazione? Nuova costituzione? Cosa promette loro l’Ucraina? Per ora invece sostegno al governo, in attesa e nella speranza che la Russia, frenata dalla paura di sanzioni ridicole, rinunci a dire la sua e che l’operazione anti-terrorismo ottenga i suoi effetti. Un’operazione cui, secondo i media russi, prendono parte anche mercenari di Greystone, finanziati proprio dall’Occidente. Un’operazione che potrà riprendere il controllo sul campo, ma che non sarà sufficiente a controllare le paure. Paure di cittadini verso il proprio Paese. Paure che continueranno a insanguinare l’Ucraina.

Foto: © Alan Denney – Flickr 2014 

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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One comment

  1. Finalmente un articolo che parla di pace..tratta veramente dei problemi ucraini…BRAVO..Mauro Loi non ti conosco, ma hai azzeccato in pieno la situazione..qui si parla di paure…quelle orientali del nazismo e quelle occidentali del comunismo…E tutti a fomentare guardando gli errori degli altri, ma un vero dialogo di democrazia ancora nessuno l’ha fatto..Quanto sangue dovra scorrere? Di vite innocenti…di ragazzi impauriti che vedono i propri vicini come potenziali nemici.. Abbiamo vissuto per decenni con le potenze dell’est amiche…perche ora tutta questa paura? A chi fa comodo? Ogni anno una paura…gli islamici…i terroristi..i russi…i cinesi …poi con i maro gli indiani..ed ancora gli immigrati, gli africani, lo spread la germania….e che cavolo!!!!!! A qualcuno fa comodo creare sempre un nemico ..per distogliete l’attenzione forse??

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