giovedì , 16 agosto 2018
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Ulisse e Zheng He: on-line il nuovo mensile di Europae

Nel 1403 l’Imperatore cinese Yongle, terzo della dinastia Ming, diede ordine di costruire una flotta con la quale il Celeste Impero avrebbe cercato al di là del mare nuovi alleati, mercati e risorse. Il comando della gigantesca forza navale venne affidato all’ammiraglio Zheng He, un eunuco di religione musulmana amico d’infanzia dell’Imperatore e suo alleato nella guerra di usurpazione che aveva portato Yongle sul trono del padre. Dal 1405 al 1433, Zheng He effettuò sette spedizioni al comando di 317 enormi navi, lunghe 130 metri, equipaggiate con 12 vele, grandi dieci volte le caravelle e capaci complessivamente di trasportare 28.000 uomini tra soldati, mercanti, funzionari dello Stato e diplomatici. Con l’obiettivo di estendere l’influenza del Celeste Impero, il suo sistema tributario e il controllo imperiale sul commercio navale, Zheng He guidò la flotta cinese attraverso l’Oceano Indiano, arrivando in Africa Orientale, nella Penisola Arabica, in India, in Indonesia e nel Golfo Persico e tessendo relazioni che avrebbero mantenuto la Cina al centro del mondo ancora per tre secoli.

Ulisse è, evidentemente, un personaggio molto diverso. Non si tratta anzitutto di una figura realmente esistita, ma di un personaggio letterario talmente noto da essere finito in una sorta di terra di nessuno tra storia, leggenda e mitologia. Protagonista del più celebre poema della mitologia greca, l’Odissea di Omero, Ulisse è stato sovente utilizzato come un personaggio allegorico. Personificazione dell’astuzia, del coraggio e della curiosità, l’eroe acheo ideatore del Cavallo di Troia è stato condannato da Poseidone, dio dei mari, a navigare nel Mediterraneo senza riuscire a ritrovare la via di casa. Nel pellegrinare senza sosta del Re di Itaca, l’Europa sembra trovare una metafora di se stessa: tormentata e divisa com’è in più anime, sempre sospesa tra il mito e la realtà, ovvero tra l’idea di unità e la sua realizzazione, spinta da una curiosità inspiegabile a navigare su rotte inesplorate ma ancora senza una meta, incapace di scegliere tra il desiderio di tornare a casa e la curiosità per un mondo nuovo che vive al di là delle Colonne d’Ercole.

L’Unione Europea e la Cina sono, l’una di fronte all’altra, come Ulisse e Zheng He. La prima, un po’ arrogante e un po’ sognatrice, ancora incapace di definire se stessa e di tracciare la rotta verso il mondo nuovo, naviga a vista in balia di una tempesta che sembra infinita. La seconda, dotata di una flotta enorme, ha iniziato a solcare con la potenza dei numeri e la strategia di una guida apparentemente indiscussa, gli oceani affollati del XXI secolo.

La suggestione di queste metafore non può però riassumere la grande complessità di un confronto e di una relazione multidimensionale tra quelli che sono oggi due dei principali attori politici ed economici internazionali. L’UE e la Repubblica Popolare Cinese (RPC) si trovano oggi in condizioni economiche e politiche opposte: mentre l’Europa, uscita a pezzi dalla crisi finanziaria, cerca faticosamente di rimettersi sulla strada della crescita economica e della credibilità globale, la Cina agisce nel mondo forte di un ruolo internazionale ritrovato, che fattori demografici, storici, economici e politici le assegnano di diritto. Lasciatasi alle spalle il “Secolo dell’Umiliazione” (1839-1949) e il trentennio di dominio maoista, la RPC è oggi un gigante pienamente integrato nel sistema politico ed economico internazionale, capace di parlare alla pari con gli Stati Uniti d’America.

L’Europa, una volta ancora, sembra invece aver mancato l’appuntamento con la storia. Il processo di integrazione europea è in crisi come non mai e l’UE si trova di fronte ad un bivio storico: realizzare un’autentica unità federale europea, per quanto sui generis, oppure iniziare un processo di disgregazione probabilmente lento e graduale, ma comunque letale per il suo ruolo internazionale e il benessere economico dei suoi cittadini.

Il complesso delle relazioni tra UE e Cina richiede per essere esplorato di uno sguardo d’insieme che non ignori le dinamiche interne ai due attori e tenga in considerazione il più vasto contesto di crisi dell’ordine internazionale, che, secondo il Professor Luigi Bonanate, intervistato sulle pagine del nostro numero di maggio, ha iniziato un percorso di declino apparentemente inesorabile e dalle conseguenze fosche per il futuro di tutti. Come il lettore avrà modo di vedere negli articoli della rivista, anche la RPC si trova oggi di fronte a difficoltà inattese, quali una crescita economica che comincia a rallentare e una situazione politica, sociale e ambientale interna particolarmente esplosiva. Pechino si trova in condizioni decisamente migliori rispetto a Bruxelles per rispondere alla crisi economica e politica globale.

La partnership strategica, politica ed economica tra Cina e UE può però rappresentare, per entrambe, un modo per aumentare la capacità della comunità internazionale di rispondere a sfide e problemi comuni che, nel mondo crescentemente interdipendente e multipolare di oggi, non possono prescindere da una cooperazione più intensa tra i principali attori globali. La collaborazione di Pechino e UE nel mantenimento della pace e della stabilità internazionale, per esempio attraverso le missioni di peacekeeping internazionale, così come nei settori dell’ambiente e dell’energia, sono un valore aggiunto fondamentale per il funzionamento della governance globale.

Il cuore della relazione tra UE e RPC resta però la questione economica e commerciale. L’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel dicembre 2001 ha cambiato il mondo almeno quanto l’11 settembre. Da allora, la concorrenza della Cina ha mutato la geografia economica internazionale e il sistema economico cinese, ancora in transizione e sempre più competitivo anche nei settori ad alto valore aggiunto, è oggi al centro delle interrelazioni commerciali e finanziarie internazionali. Il ruolo della Cina nel salvataggio dell’euro nell’autunno del 2011 è indicativo dell’interdipendenza sino-europea, ma anche dell’interesse di Pechino per un sistema monetario, economico e politico internazionale che garantisca un ambiente globale stabile per la sua ascesa.

Restano le divergenze, dure e reali, su temi fondamentali come quelli commerciali, con le controversie in sede di OMC per esempio sulle procedure anti-dumping intraprese dalla Commissione Europea, ma anche su questioni politiche come la tutela dei diritti umani in Cina e l’embargo sulle armi che l’Europa continua a mantenere nei confronti di Pechino. L’Africa può rappresentare, infine, un’area ad alta rivalità strategica che può mettere in crisi un rapporto finora estraneo alle questioni di sicurezza che invece minano, almeno potenzialmente, le relazioni della Cina con gli Stati Uniti.

Queste dimensioni si legano a un’incertezza mondiale che, per entrambi, rappresenta la vera sfida da vincere nella costruzione di una nuova governance mondiale. Ulisse e Zheng He, così diversi e sotto molti aspetti impegnati in una competizione serrata, navigano negli stessi mari e cercano la stessa cosa: una rotta sicura verso il mondo nuovo.

Il nuovo numero di Europae – Rivista di Affari Europei, dedicato alle relazioni tra Unione Europea e Cina, è ora on-line!

copertina mensile maggio

In questo numero: 

  • Ulisse e Zheng di Davide D’Urso
  • L’Europa, la Cina e il declino dell’ordine internazionale, Intervista a Luigi Bonanate
  • L’Unione Europea, la Cina e il terzo incomodo: l’Europa al bivio di Luca Barana
  • La storia inquieta di due giganti di Giorgio Cammareri
  • Cina: sfide e opportunità per la politica commerciale europea di Shannon Little
  • La Cina e l’euro, dalla crisi finanziaria a oggi. Zheng He salverà Ulisse? di Antonio Scarazzini
  • Banche, investimenti diretti e agenzie di rating: la Cina sbarca in Europa di Fabio Cassanelli
  • I costi della non-Europa nelle relazioni economiche e politiche con la Cina, Intervista a Marco Marazzi
  • Il tema dei diritti umani nelle relazioni tra Cina e Unione Europea di Simone Belladonna
  • La Cina come “potenza responsabile” e l’investimento nel peacekeeping di Enrico Iacovizzi
  • Il pivot europeo verso l’Asia: la cooperazione ambientale UE-Cina di Tullia Penna

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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