martedì , 14 agosto 2018
18comix

Unione Europea e Russia, adesso fermate il massacro di Kiev

Nazionalisti o europeisti, Svoboda o Bat’kivshchyna. Morti. Dieci, venti, forse più, e centinaia di feriti, le voci si rincorrono. Tra i morti anche due poliziotti, uccisi con colpi d’arma da fuoco, gli altri sono manifestanti. Potrebbe essere solo l’inizio, l’escalation finale di una crisi che ormai ha un solo nome: guerra civile. Perde di significato l’Europa, perde di significato la Russia, non ha più senso nemmeno parlare di proteste. Siamo alle fazioni, uomini contro uomini, “chiamate alle armi“, spari, molotov, cariche.

È la cronaca della peggiore giornata da novembre, quando sono iniziati i disordini. Una giornata, per altro, non molto diversa dalle precedenti. I manifestanti chiedono un passo indietro del Presidente russofilo Janukovyč e di poter formare un governo. Janukovyč, viceversa, chiede loro di sgombrare la piazza. Lo chiede con la forza, con un ultimatum: entro le 18 piazza Maidan deve essere sgombra.

Non c’è un punto di incontro possibile. Nessuno può, a questo punto, tirarsi indietro. Davanti al muro contro muro, si sa, chi indietreggia è perduto. E così allo scoccare delle 18, dal Dinamo Kiev Stadium arriva la polizia in tenuta anti-sommossa. Ad attenderla i manifestanti, auto rovesciate e incendiate per creare barricate, una pioggia di bombe molotov sulle teste, colpi di arma da fuoco.

“Non possiamo escludere la possibilità di usare la forza per assaltare Piazza Maidan”, afferma Klyčko, uno dei 3 leader dell’opposizione. “Se entro le 18 i disordini non saranno cessati, ci vedremo costretti a restaurare l’ordine con tutti i mezzi previsti dalla legge”, risponde il Servizio di Sicurezza ucraino, “ma eviteremo se possibile l’uso delle armi da fuoco“, aggiunge il Ministro dell’Interno. Difficile credergli, il “se possibile” è già un “se fosse stato possibile”.

Il limite è oltrepassato. Dove non si può più convincere si cerca di oscurare. Oscurata la TV Channel 5, vicina all’opposizione. Oscurate le speranze degli avversari. Oscurata, forse, anche la speranza di un intervento risolutivo degli attori esterni, su tutti Europa e Russia. Dove sono, Europa e Russia, protagonisti sordi di questo nuovo bipolarismo, brutta copia di quello andato? Dov’è la loro capacità di risolvere politicamente la crisi?

Ferma alle accuse, alla retorica e frenata dalle solite debolezze, l’Unione Europea è incapace di agire in modo coerente e tempestivo. La Russia è preda dell’impossibilità di rendere legittimo agli occhi del mondo l'”approccio russo”, il “sistema russo”. Il soft power a Mosca non è di casa. Non lo sono neanche alcuni diritti.

E così, anziché confrontarsi in un dialogo per cercare un compromesso accettabile a tutte le parti in causa, Mosca e Bruxelles decidono di non parlarsi: il summit UE-Russia di gennaio accorciato ad un solo pomeriggio, proprio nel momento in cui un confronto, franco e aperto, avrebbe potuto essere politicamente decisivo. Probabile, anzi, che si sia evitato accuratamente di pronunciare anche solo la parola Ucraina. Meglio accusarsi da lontano.

Mosca blocca i prestiti all’Ucraina (ultima, la promessa tranche da 2 miliardi), in attesa di una “definitiva soluzione dei problemi interni”, accusando l’Europa di “fomentare e dare sostegno ai facinorosi”. L’Europa accusa Mosca di incoraggiare la repressione violenta minacciando “misure contro gli interessi delle persone legate alla repressione e alla violenza”. Parole di Carl Bildt, Ministro degli Esteri svedese.

Già, ma mentre si cerca di indovinare quali siano queste misure, Kiev brucia. Il gioco delle freccette, tra i morti e i feriti, non sembra affatto una soluzione. Non abbastanza per rimediare. “Donne e bambini rientrate a casa, lasciate piazza Maidan” dichiara Klyčko. A Kiev stanotte non c’è posto per i bambini, non c’è posto per le speranze. Mentre i grandi del mondo giocano a freccette, in Ucraina stanotte la speranza muore. L’Ucraina stanotte uccide.

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

Check Also

#LoStatoDellUnione, prima puntata: istituzioni e volti dell’Ue

Chi comanda in Europa? Comincia dal quesito principe il percorso de “Lo Stato dell’Unione“, il …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *