giovedì , 16 agosto 2018
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Là dove tutto è cominciato: finestra su Wall Street

Computer e finanza. C’è stato un momento in cui sembrava che calcolatori sempre più potenti maneggiati da nerd sempre più esperti potessero decidere le sorti finanziarie del mondo. Un momento in cui al timone di Wall Street sembrava ci fossero gli ingegneri. La bolla speculativa dei subprime, il fallimento di Lehmann, tutto imputabile a prodotti finanziari dalle sigle improbabili. Miliardi di dollari, sette volte il PIL mondiale, in prodotti finanziari che nessuno capiva. Scordatevi George Soros, il ’29, lo schema Ponzi: la truffa del 2007 è matematica.

Prodotti di cui nessuno capiva la struttura, risultati di esperimenti di ingegneria finanziaria, algoritmi elaborati da fisici e matematici e applicati alla finanza. Non li capivano gli investitori, le banche, nemmeno le istituzioni di sorveglianza. In pochissimi avevano gli strumenti tecnici per capire davvero il prodotto finanziario oggetto dell’orgia di transazioni sui mercati. E difatti oggi le banche non si prestano soldi tra di loro perché non si fidano di quello che hanno in pancia, le une delle altre, le banche centrali di quelle private, quelle private delle banche d’investimento e così via, nel circolo vizioso del credit crunch che soffoca le imprese e trasporta su un piano reale e concreto ciò che prima era una serie di segni negativi sui display IBM in qualche grattacielo a Canary Wharf, est di Londra.

Così si è spiegata la crisi: un mondo della finanza sregolato e complesso, stravolto dalla scienza, nato con la fine della guerra fredda e l’improvvisa disponibilità di un gran numero di scienziati, prima impiegati nell’industria bellica e poi riciclati in quella più eterea dei soldi. Una nuova classe di trader senza completi gessati, gemelli ai polsini e camicie Brooks Brothers, che non urla al telefono, sta davanti al computer; non contratta, conta; non intuisce il mercato, predice. I prodotti finanziari si mescolano fino a che l’esattezza di un’equazione crea un illusorio e irrealistico livello di basso rischio. 

La finanza degli anni ’80 e ’90 è invece quella rimasta nell’immaginario collettivo. Il ritratto di quella generazione di upper middle class, impiantata in Manhattan Park Avenue, lo ha dipinto Tom Wolfe nel romanzo “il Falò delle Vanità”. Sherman Mc Coy, il protagonista, è il trader per antonomasia. La Porsche, l’amante, un attico e un’impressionante ricchezza accumulata all’improvviso sul poco tumultuoso ma all’epoca molto fruttifero mercato dei bond. Un lavoro fatto di urla e telefonate. Nel libro Sherman si definisce un Padrone dell’Universo, Master of the Universe. Infinite possibilità, infinito denaro raccolto.

Poi Wolfe stesso ha scritto un pezzo, nel 2013, su Newsweek, intitolato “Eunuchi dell’Universo”. Sono loro, scienziati e macchine che in poco più di un decennio hanno sostituito la potente immagine del finanziere con quella di un tecnico. Non sono padroni perché non si percepiscono tali: controllano il mondo ma senza dominarlo. Eppure si è conclusa di recente una storia lunga, complessa, molto anni ’80. E’ la storia di Steven Cohen, manager di un hedge fund da 14 miliardi di dollari, SAC Capital, 35° uomo più ricco d’America, con un patrimonio personale di 9 miliardi di dollari.

Cohen è entrato nel mirino del Procuratore newyorchese Bharara, che per quattro anni ha indagato sulle attività di SAC, interrogando trader, clienti, investitori, alla ricerca di insider trading; il 4 novembre è riuscito a ottenere è un accordo in cui SAC si dichiara colpevole e patteggia una multa da 1,8 miliardi di dollari. Steven Cohen rimane però una leggenda. Vanity Fair lo descrive come il Gatsby della nostra epoca, Businessweek come il trader più potente di cui abbiate mai sentito parlare.

Una casa negli Hamptons da 60 milioni di dollari, un attico riempito di arte, quadri di Picasso e un’opera di Francis Bacon in camera da letto. Proprio come Gatsby, Cohen è stato vissuto dall’alta società newyorkese come un estraneo, nonostante la ricchezza accumulata. Una storia che non ha nulla a che fare con computer e calcoli razionali, più fondata su intuito e azzardo. La scuola migliore per Coehn sono state le superiori, dove con i suoi compagni giocava a poker tutta la notte.

Il 5 novembre Bill De Blasio è diventato sindaco di New York promettendo di trasformarla in una città più giusta e meno schierata con i ricchi, come secondo lui è stata la città durante i tre mandati di Michael Bloomberg. Comunque diventi New York, Wall Street non cambierà. 

Nell’immagine un cartello all’incrocio tra Wall Street e William Street (© Wikimedia Commons)

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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