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Protesta contra las FARC © natalia diaz / Flickr 2007

Colombia, prosegue il processo di pace

Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), organizzazione guerrigliera colombiana e comunista fondata nel 1964, hanno annunciato lo scorso dicembre il cessate il fuoco unilaterale “a tempo indeterminato”. Complice anche il disgelo diplomatico tra Stati Uniti e Cuba avvenuto il 18 dicembre, il cosiddetto “esercito del popolo” ha annunciato il cessate il fuoco due giorni dopo le storiche dichiarazioni di Obama, attraverso un comunicato firmato dai vertici dell’organizzazione e pubblicato sul loro sito internet.

L’azione delle FARC è iniziata cinquant’anni fa. Il conflitto tra l’organizzazione guerrigliera e il governo colombiano ha causato, secondo le stime, la morte di almeno 220.000 persone. Dal 2012 sono in corso negoziati tra le parti, condotti dapprima ad Oslo e successivamente a L’Avana attraverso la mediazione della Norvegia e della Città del Vaticano. Per mezzo di un’agenda negoziale basata su cinque punti – riforma agraria e sviluppo rurale, partecipazione politica, fine del conflitto armato, blocco della produzione e della vendita di stupefacenti, diritti umani – il dialogo tra governo e guerriglieri è proseguito, non senza difficoltà, fino alla dichiarazione dello scorso dicembre.

Secondo il Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, il cessate il fuoco intrapreso dalle FARC è “un passo avanti nella giusta direzione”. Rivolgendosi ai negoziatori, Santos ha sottolineato l’importanza e l’urgenza di avviare al più presto i negoziati. Il governo si è detto infatti pronto a proseguire il processo di pace con i ribelli in direzione di una tregua bilaterale. Il prossimo ciclo negoziale è previsto a L’Avana per il 2 febbraio.

“Il 2015 può rivelarsi l’anno della fine del conflitto armato” ha aggiunto il presidente Santos, “nonostante manchi ancora la parte più difficile”. Le dichiarazioni del Presidente rappresentano un’importante apertura da parte di Bogotá, nonostante il governo abbia evidenziato come lo Stato non rinuncerà a proteggere i colombiani – una pretesa avanzata dai guerriglieri riguarda infatti la sospensione del cessate il fuoco al primo attacco subito dalle Forze armate.

L’Unione Europea, attraverso un comunicato stampa, ha auspicato che le azioni e i negoziati tra le parti possano trovare rapidamente un accordo globale che apra la strada verso un armistizio. L’UE, inoltre, ha confermato il suo costante sostegno ai negoziati de L’Avana, per porre fine a 50 anni di sofferenze in Colombia. In aggiunta, l’UE vorrebbe sollecitare l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), organizzazione meno nota delle FARC, con meno affiliati e originariamente di diversa impostazione ideologica, a rinunciare a sua volta alla violenza e a compiere passi concreti verso un vero percorso di pace.

Uno Stato membro dell’Unione è particolarmente interessato a partecipare al processo di pace in Colombia: la Spagna. José Manuel García-Margallo, Ministro degli Esteri e della Cooperazione spagnolo, ha recentemente proposto ai suoi colleghi riuniti a Bruxelles il lancio di una “missione di pace” per facilitare la pacificazione del Paese andino. Tale iniziativa prevedrebbe l’istituzione di un fondo fiduciario e l’appoggio al governo di Bogotá nelle azioni di smilitarizzazione, smobilitazione e sminamento delle aree lungamente coinvolte dalla guerriglia.

Gli interessi europei nella regione sono un fattore importante da tenere in considerazione nel valutare le relazioni tra il Paese latinoamericano e l’Europa. L’Unione Europea ha infatti concluso nel giugno 2012 a Bruxelles un accordo di libero scambio con la Colombia, applicato in via provvisoria a partire dall’agosto 2013. Al termine del primo anno di transizione, gli scambi commerciali tra l’UE e il Paese andino ammontavano a circa 13,5 miliardi di euro. Nel 2012 lo stock di investimenti esteri diretti europei in Colombia era pari a 13,8 miliardi.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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