giovedì , 14 dicembre 2017
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Photo © Michael Coghlan, 2011, www.flickr.com

Vertice di Skhirat: l’Africa discute di migrazioni

Da tempo, ormai, parlare di migrazioni è sinonimo di Unione Europea e Mediterraneo, nonostante la maggior parte dei flussi migratori si sviluppi ad altre latitudini. La maggior parte dei movimenti di massa si registra nell’Asia sud orientale, a volte per ragioni economiche (dall’Indonesia al Golfo Persico), altre per motivazioni politiche (la fuga dei Rohingya dal Myanmar). Nell’Africa sub-sahariana i flussi sono riscontrabili tra uno Stato e l’altro, e all’interno di grandi nazioni come la Nigeria, che nel 20150, secondo proiezioni ONU, sarà il terzo paese più popolato del mondo.

Il Marocco

Lo scenario africano è quello di un continente in piena turbolenza demografica, un fenomeno di cui l’Europa si è accorta recentemente, a differenza di altri attori. Tra questi ultimi figura il Marocco. La monarchia maghrebina, guidata dal re Mohammed VI, ha da tempo riguadagnato un ruolo chiave nella diplomazia del continente africano. Nel gennaio 2017 Rabat ha fatto ritorno in seno all’Unione Africana, organismo internazionale da cui mancava da più di trent’anni. Re Mohammed VI ha tessuto un’importante tela di rapporti diplomatici in tutta l’Africa, nel tentativo di uscire dall’isolamento nel quale si trovava in seguito agli attriti con l’Algeria dovuti al territorio del Sahara Occidentale ed al Fronte Polisario.

Il ruolo chiave dei flussi migratori e la necessità di governarli è stata compresa fin da subito. Lo scorso luglio i vertici marocchini hanno chiesto all’Unione Africana di assumere la guida di un progetto votato a scrivere un’“Agenda Africana per le migrazioni”. Governare un simile fenomeno non è affatto facile, soprattutto per un’area geografica dove alcuni Stati ancora combattono per assicurare governi legittimi e uscire da strazianti guerre civili. La prima pietra per una collaborazione nel campo delle migrazioni è il dialogo internazionale, e paesi stabili come la monarchia alauita di Rabat lo sanno bene. Il progetto ha subito ottenuto il supporto di Addis Abeba e dell’Unione Africana nella persona del suo Presidente Alpha Condé.

A Skhirat per discutere

Tra il 30 ottobre e il primo novembre si è tenuta a Skhirat, nei pressi di Rabat, una prima importante conferenza sulle migrazioni sotto la guida del Ministro degli Esteri del Regno del Marocco Nacer Bourita. Secondo quest’ultimo, lo scopo dell’incontro è stato quello di parlare con una sola voce dinnanzi alla comunità internazionale del fenomeno migratorio. In vista del summit dell’Unione Africana del gennaio 2018, e dei successivi forum internazionali ai quali prenderà parte anche l’Unione Europea, per Rabat è essenziale definire una strategia comune su come gestire i movimenti, sia di migranti economici che di rifugiati.

Alla conferenza hanno preso parte rappresentanti dell’UNHCR, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per le Migrazioni (OIM), delle comunità economiche del continente come la CEDEAO, oltre al Rappresentante Speciale del Segretario ONU per le migrazioni, Louise Arbour.

Una crisi da affrontare

La situazione è seria, soprattutto in considerazione della costante instabilità del Sahel, di un confine tra Niger e Libia labile, dove il traffico dei migranti prospera, di una Libia ancora non del tutto pacificata e di una regione, l’Africa sub-sahariana, dove i conflitti etnici e sociali (vedi Repubblica Centrafricana e Nigeria) non accennano a diminuire. Già da qualche anno il Marocco ha adottato politiche migratorie volte alla concessione di visti per migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana al fine di governare flussi di persone che altrimenti rischiano di assumere proporzioni drammatiche nelle modalità e nei numeri.

Per capire se da questo nuovo impulso scaturiranno misure concrete, bisognerà però attendere il summit dell’Unione Africana e vedere l’evoluzione delle relazioni con Bruxelles. Quel che è certo è che il re Mohammed VI e il suo Ministro degli Esteri hanno compreso il ruolo chiave dei paesi del Maghreb per un governo intelligente dei flussi migratori. E proprio l’esternalizzazione della gestione della crisi migratoria nei confronti dei paesi della sponda sud del Mediterraneo è una delle soluzioni che l’UE potrebbe adottare per governare meglio i flussi provenienti dal sub-continente africano. A Rabat lo hanno già capito.

L' Autore - Luca Orfanò

Laureato magistrale in Economics all’Università di Torino nel 2016 con una tesi sugli effetti economico-politici dei flussi migratori. Europeista convinto e appassionato di relazioni internazionali e di Medio Oriente. Ha conseguito il Master in Diplomacy in ISPI. Fondatore di un blog di economia internazionale nel 2012. Dopo un’esperienza lavorativa in ambito finanziario, torna a focalizzarsi sulla politica internazionale collaborando a Rivista Europae.

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