venerdì , 23 febbraio 2018
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Photo © English PEN, 2011, www.flickr.com

Azerbaijan e diritti: l’impegno delle ONG

Si sono conclusi tra le proteste i sei mesi di Presidenza dell’Azerbaijan del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Già nel corso del suo mandato il governo di Baku era stato più volte criticato da organizzazioni come Amnesty International e Index on Censorship per il mancato rispetto dei diritti umani all’interno del Paese. Ora che la Presidenza è giunta a termine, le manifestazioni si sono moltiplicate. Ogni giorno dal 17 al 21 novembre, a Londra, Index on Censorship, in collaborazione con Platform, ha organizzato dei picchetti davanti all’ambasciata azera ed alle sedi di altri enti come l’Ufficio degli Esteri e del Commonwealth britannico, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e il Comitato Olimpico Internazionale.

“Durante la Presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa l’Azerbaijan ha ulteriormente aumentato la repressione dei diritti umani nel Paese”, ha spiegato Melody Patry, Senior Advocacy Officer di Index on Censorship. “Negli scorsi mesi”, ha continuato Patry, “si sono avuti numerosi arresti di attivisti, giornalisti e avvocati. Secondo la lista più recente, erano 98 i prigionieri politici in Azerbaijan, ma da allora due delle persone che hanno pubblicato questo documento, Leyla Yunus e Rasul Jafarov, sono state arrestate e sono attualmente in prigione”.

I reati di cui sono accusati i 100 prigionieri politici azeri sono diversi, e vanno dal vandalismo alla detenzione di droga, fino all’evasione fiscale. “Rasul Jafarov, per esempio, è stato arrestato con l’accusa di evasione fiscale, abuso di potere e attività illegali. Questo perché quando si riceve un finanziamento a nome di una ONG per un progetto a difesa dei diritti umani, ci sarebbe l’obbligo in Azerbaijan di registrare l’entrata. Quando Jafarov ha ricevuto il finanziamento, il Ministero della Giustizia si è invece rifiutato di registrarlo, quindi la sua è stata considerata come un’attività illegale”, ha spiegato Ramute Remezaite, avvocato lituano, difensore di Jafarov, costretta a lasciare l’Azerbaijan in quanto il governo le ha rifiutato il rinnovo del visto.

“A Baku una manifestazione come questa non sarebbe mai possibile”, ha aggiunto Remezaite riferendosi al picchetto davanti all’ambasciata a Londra, “tutti i manifestanti sarebbero arrestati e trattenuti in prigione per 15-20 giorni circa”. Con le proteste dei giorni scorsi gli attivisti mirano ad aumentare la pressione sui partner europei dell’Azerbaijan e spingerli a prese di posizione più nette, per far sì che il governo di Baku allenti la morsa sulle libertà d’espressione e di riunione.

Dal canto suo l’ambasciata azera a Londra ha tenuto a respingere fermamente le accuse lanciate al governo dagli attivisti. “Nei suoi sei mesi di Presidenza l’Azerbaijan ha dimostrato di essere un contribuente netto e non solo un consumatore dei valori del Consiglio d’Europa. Non abbiamo risparmiato energie nel promuovere il dialogo interculturale, la lotta alla corruzione, l’educazione e le politiche giovanili”, ha dichiarato Polad Mammadov, Secondo Segretario dell’ambasciata.

Con riguardo alle libertà di espressione e di riunione, Mammadov ha voluto ribadire come “l’Azerbaijan abbia introdotto riforme significative alla sua legislazione nazionale e garantisca tutti i meccanismi necessari per la protezione dei diritti fondamentali”. “Per ciò che concerne i recenti arresti nel Paese”, ha aggiunto il Segretario, “riteniamo che sia cruciale, per le autorità, avere a disposizione il tempo necessario per portare avanti le loro indagini. È increscioso che alcune organizzazioni la chiamino repressione. Come in ogni società civile, è inaccettabile trarre giudizi affrettati su questi arresti. Crediamo inoltre che attività professionali non possano essere un paravento per le persone quando si infrange la legge”.

Da tempo l’Azerbaijan è nel mirino delle organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani. Tuttavia, il Paese, che è un importante partner economico per gli Stati europei in quanto possiede consistenti giacimenti petroliferi, ha di recente intrapreso alcune azioni tese a riqualificare la propria immagine all’estero. Un esempio è l’Eurovision Song Contest che quest’anno si è tenuto proprio a Baku, mentre per il 2015 la capitale azera si prepara ad ospitare la prima edizione dei Giochi Olimpici Europei.

“I diritti umani non hanno nulla a che fare con i recenti eventi culturali e sportivi ospitati in Azerbaijan, ed è di vitale importanza che questi eventi rimangano separati da simili temi”, ha commentato Mammadov. “È triste che le organizzazioni per i diritti umani abbiano cercato di unire le due cose per portare avanti i propri obiettivi. Noi riteniamo che, in qualità di orgoglioso Paese ospitante dei primi Giochi Olimpici Europei, l’Azerbaijan debba avere l’opportunità di tenere l’evento senza questo tipo di interferenze”.

L' Autore - Sara Monetta

Laureata in Scienze Politiche, curriculum Studi sull'Asia e sull'Africa. Studiosa, nel suo piccolo, di politica internazionale, Unione Europea e Medio Oriente. è giornalista pubblicista e collabora con Radio Base e con il quotidiano Le Cronache del Salernitano. Il suo motto è "Insisti che si può fare"

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