sabato , 24 febbraio 2018
18comix
Dilma Rousseff, Presidente uscente e grande favorita alle elezioni presidenziali del 5 ottobre (planalto.gov.br)

Brasile al voto: Dilma avanti, ma si va verso il ballottaggio

Tra gli undici candidati che correranno per la Presidenza del Brasile domenica 5 ottobre, solo tre possono aspirare realmente alla guida del Paese: l’attuale Presidente Dilma Rousseff, del Partido dos Trabalhadores (PT), Marina Silva, del Partido Socialista Brasileiro (PSB) e Aécio Neves, del Partido da Social Democracia Brasileira (PSDB).

Marina Silva, afro-brasiliana ed ex Ministro dell’Ambiente durante il governo Lula dal 2003 al 2008, è entrata in scena a seguito della morte in incidente aereo di Eduardo Campos, candidato del PSB. Secondo alcuni sondaggi, nel mese di agosto l’ecologista Silva era in vantaggio rispetto alla Rousseff. Vantaggio che sembra però aver perso nell’ultima settimana: al primo turno la Rousseff è data al 40% (contro il 27% dell preferenze a favore di Silva) e all’eventuale ballottaggio (che si terrebbe il 26 ottobre) l’attuale presidente, al netto degli indecisi, potrebbe ottenere il 47% delle preferenze, 4 punti percentuali in più della sfidante “caboclo” (meticcia). Un duello al femminile che vede Aécio Neves messo da parte, dato uscente al primo turno dai sondaggi pre-elettorali.

Il 5 ottobre non si rinnova solamente la Presidenza della Repubblica per la legislatura 2015 – 2019. Il Brasile, quinto paese al mondo per estensione geografica con una popolazione di circa duecento milioni di abitanti, è chiamato alle urne per eleggere i 27 capi delle unità federali, un terzo del Senato (27 Senatori su 81), l’intera Camera bassa (513 deputati) e i rappresentanti legislativi statali, 1059. La politica estera è stata accantonata durante la campagna elettorale, a dispetto delle intenzioni e dei progetti presenti nei programmi dei tre maggiori candidati alla Presidenza. Vista la rilevanza del Brasile all’interno della comunità internazionale, uno sguardo alle visioni della politica estera dei tre candidati può consentire di immaginare in che modo le elezioni brasiliani potranno cambiare le relazioni intra-latinoamericane e il rapporto di questa regione con l’Europa.

Secondo Marina Silva, il Mercosur più che un’unione doganale dovrebbe diventare un’area di libero scambio e, dal punto di vista delle priorità di politica estera, essere posto in secondo piano rispetto ad un riavvicinamento con gli Stati Uniti, l’Unione Europea e ad un avanzamento nella cooperazione con l’Alleanza del Pacifico, blocco commerciale fondato nel 2012 da Messico, Colombia, Cile e Perù. L’ex Ministro dell’Ambiente vorrebbe rendere maggiormente flessibile e ancor meno granitico il blocco del Cono Sur, rendendo più snelli e più semplici i negoziati dei membri del Mercosur con Paesi terzi, anche in forma bilaterale e in un’ottica di un rilancio delle relazioni tra Brasile e Occidente, in particolare gli Stati Uniti.

Un approccio opposto a quello della leader del PT, la Rousseff, che dell’integrazione regionale e dell’interscambio Sud – Sud ha fatto i pilastri della sua politica estera, senza dimenticare la volontà della presidente uscente di portare avanti i negoziati commerciali (tutt’ora in corso) tra Mercosur ed Unione Europea, mantenendoli così in una dimensione inter-regionale. Per Naves, infine, il Mercosur rappresenta un’organizzazione regionale in crisi di identità da riformare e riorganizzare. La priorità del Brasile dovrebbe essere un ritorno alle relazioni con “tutti i Paesi sviluppati e tutti i continenti”.

Chi vincerà le elezioni presidenziali si troverà alla guida di un Paese in stagnazione economica, con due trimestri consecutivi di crescita negativa e una previsione di espansione dell’economia per quest’anno dello 0,3%, un tasso di inflazione attorno al 6,5% e il Real (la valuta brasiliana) svalutato, attualmente al suo livello più basso rispetto al dollaro dal 2008. I Mondiali di calcio sembra non abbiano apportato giovamento all’economia della (ex?) locomotiva dell’America Latina e, dopo le proteste cittadine organizzate nelle maggiori città brasiliane, non sono escluse nuove manifestazioni di malcontento da parte della popolazione in vista delle Olimpiadi a Rio de Janeiro nel 2016.

Durante i tre mandati consecutivi del PT (i due di Lula e l’ultimo della Rousseff), 40 milioni di persone sono entrate nella classe media, uscendo dalla condizione di povertà. Con tutta probabilità, sarà proprio la nuova classe media a decidere il futuro del nuovo Brasile.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

Check Also

turchia

Turchia e Balcani: un nuovo impero ottomano?

Negli ultimi mesi l’attività del presidente della repubblica turca Recep Tayyip Erdoğan nei Balcani sembra …

One comment

  1. Scusa ma quali sondaggi stai citando che portano a 13 punti percentuali la differenza di voti tra Dilma e Marina? Sarebbe più corretto citare il sondaggio (per verificare se non sia troppo di parte) e magari citarne più di uno, in modo da avvicinarsi maggiormente all’intervallo verosimile di differenza di preferenze tra le 2 principali concorrenti .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *