martedì , 20 febbraio 2018
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Accordo commerciale col Canada e negoziazioni con la Cina: l’efficacia della politica commerciale UE

Nell’agenda dei Ministri europei del commercio, riunitisi venerdì in Lussemburgo, spiccava per la sua assenza la discussione sul negoziato con gli Stati Uniti, rallentata dallo shutdown governativo, che aveva bloccato i fondi necessari a comprare i biglietti aerei e prenotare gli hotel, a Bruxelles, per i delegati statunitensi. Il dibattito si è invece incentrato su tre questioni: conclusione dell’accordo commerciale con il Canada, conferimento del mandato alla Commissione per negoziare con la Cina in materia d’investimenti, ed estensione delle discussioni in corso con i paesi dell’ASEAN alla protezione degli investimenti.

L’accordo con il Canada termina un negoziato iniziato nel maggio 2009 ed in via di conclusione già all’inizio del 2013. La finalizzazione delle trattative, rallentata a lungo dai veti incrociati sulle quantità di prodotti esportabili senza dazio (in particolare la carne di manzo e di maiale canadese ed i formaggi europei), è stata annunciata trionfalmente dal Primo Ministro canadese Stephen Harper e dal Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso. I Ministri dei 28 paesi membri si sono complimentati per l’esito raggiunto, che dovrebbe aumentare di un quinto l’interscambio commerciale tra UE e Canada, portandolo a 25 miliardi di euro l’anno. Si apre adesso un lungo processo di ratifica: è necessario, infatti, l’assenso di tutti i 28 governi dell’Unione, del Parlamento europeo e delle 10 province canadesi. L’accordo, che secondo Barroso può entrare in vigore entro il 2015, cancellerà quasi interamente i dazi reciproci e aprirà alle imprese europee il lucrativo mercato degli appalti pubblici nelle province canadesi.

La politica commerciale si conferma quindi come uno dei settori in cui l’Unione riesce ad agire con maggiore efficacia, nonostante le forti divisioni tra gli Stati membri del centro-sud, più protezionisti, e quelli nordici, di inclinazione liberale. In tale contesto, i Ministri hanno deciso di aprire a Lussemburgo un altro importante capitolo nelle relazioni con la Cina: è stato infatti assegnato alla Commissione il mandato per negoziare con il gigante asiatico, al fine di ottenere una maggiore facilità di accesso e una più efficace protezione per gli investitori europei e cinesi. La finalità, dichiarata in conferenza stampa, è aumentare i flussi d’investimento bilaterali, cercando, quindi, da un lato di adeguare l’Unione ad una realtà d’interdipendenza economica ormai evidente e irreversibile, mitigandone gli aspetti negativi, e dall’altro di incoraggiare e incanalare gli investimenti transfrontalieri, volano per una globalizzazione ancora più efficace del commercio.

Per la stessa ragione, i negoziati in corso con Malesia, Thailandia, Singapore e Vietnam includeranno, ora, la protezione degli investimenti. In seguito allo stallo delle discussioni, iniziate nel 2007, con l’intero blocco ASEAN, il Consiglio aveva deciso nel dicembre 2009 di procedere a livello bilaterale. Il primo frutto di tali sforzi è stato l’accordo con Singapore, raggiunto nel 2012 con l’eccezione, per l’appunto, delle questioni in materia di tutela degli investimenti, che invece adesso rientrano del mandato dei funzionari della DG Trade della Commissione.

Due ultime questioni sono state trattate in Lussemburgo: lo stato delle relazioni commerciali con Armenia, Georgia, Moldavia e Ucraina, in vista dell’Eastern Partnership Summit di Vilnius del 28 e 29 novembre, e la definizione di una linea europea comune in vista della conferenza ministeriale della World Trade Organization del 3-6 dicembre a Bali. Sul primo tema, il Consiglio ha enfatizzato l’importanza dell’aspetto commerciale nella PEV (Politica Europea di Vicinato), anche alla luce delle crescenti pressioni della Russia su tali paesi. Gli accordi raggiunti con Moldavia e Georgia dovranno essere rapidamente ratificati, mentre per l’Ucraina la speranza è che i numerosi ostacoli al commercio, sollevati da Kiev, siano presto rimossi.

Per quanto riguarda Bali, la discussione non è stata particolarmente accesa, causa le aspettative ridotte legate allo stato di coma profondo in cui versa l’Agenda di Doha. Nella capitale indonesiana si cercherà di concludere un accordo internazionale sulla facilitazione al commercio, si parlerà di sostegno ai paesi più poveri e fragili di fronte alla concorrenza globale, e si tratteranno una serie di questioni agricole, sempre tra le più spinose in materia di politica commerciale. Ora che i funzionari americani dell’ufficio del Trade Representative hanno le carte di credito nuovamente sbloccate, i Ministri si possono preparare a future riunioni molto più infuocate, anche nell’uggioso clima autunnale del Benelux.

In foto, stretta di mano fra il premier canadese Stephen Harper e il presidente della Commissione Manuel Barroso (© European Union – EC 2013)

L' Autore - Shannon Little

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