mercoledì , 15 agosto 2018
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UE-Africa: accordo con il Camerun e “sì” agli EPA

Il miglior modo che un Paese ha a disposizione per arricchirsi è produrre beni e servizi di qualità da scambiare con altri Paesi a prezzi elevati, in modo da poter poi approvvigionare quanto non ha a disposizione nei propri confini. Questa la filosofia che ispira gli Economic Partnership Agreements (EPA), accordi commerciali tra l’Unione Europea e i Paesi dell’area Africa, Caraibi e Pacifico (ACP), spesso ex-colonie dei grandi Stati membri dell’UE. Luglio è stato un mese particolarmente proficuo per questo aspetto della politica commerciale dell’Unione, strettamente unito alle politiche per lo sviluppo e dalla scottante questione dei flussi migratori.

Dopo l’annuncio del 28 luglio, entra infatti oggi in vigore un accordo tra Camerun e Unione Europea che garantisce al primo un accesso libero e senza dazi al mercato unico, in cambio di una parziale e graduale liberalizzazione delle importazioni dal vecchio continente. Prima del Camerun, leisole Fiji avevano dato applicazione ad un accordo simile il 18 luglio, mentre i leader di numerosi Paesi di due importanti regioni africane, l’Africa Occidentale e l’Africa Australe, hanno dato l’assenso politico ad altrettanti EPA con l’Unione, rispettivamente l’11 e il 22 luglio.

Il Commissario De Gucht, che si avvia a lasciare l’importante portfolio del commercio e forse lo stesso esecutivo comunitario, chiude così il suo mandato con una serie di parziali ma importanti successi, che dovrebbero aprire la strada ad una felice conclusione degli EPA nei prossimi cinque anni.

Le incertezze, in questo contesto, non riguardano tanto la validità delle politiche europee – un mix bilanciato di aperture commerciali e misure prudenziali per tutelare economie molto fragili – o lo stesso consenso a livello di Stati membri o gruppi politici – trattasi di accordi dal peso marginale per l’economia – ma l’effettiva capacità dei Paesi d’oltremare di assicurarne un’efficace ratifica e implementazione. Gli EPA sono infatti chiaramente sbilanciati a favore dei Paesi in via di sviluppo, proprio per tenere conto dello squilibrio nel reddito e nel benessere tra l’Europa e le economie degli ACP. Questo è evidente nella totale liberalizzazione offerta dall’Unione a tutti i Paesi in questione, con l’eccezione del Sudafrica, Paese a medio reddito.

Non è abbastanza, però, se è vero che vi sono seri dubbi in merito alle capacità dei Paesi in questione di mettere in piedi le infrastrutture vitali per qualsiasi scambio commerciale: porti, interporti, autostrade, dogane, regole chiare e funzionari onesti e competenti. In regioni spesso dilaniate da guerre civili, disordini etnici e debolezza di tutte le istituzioni, non si tratta di un compito facile. L’Occidente è consapevole di questo problema, vero elefante nella stanza del Doha Round prima e dell’accordo sul Trade Facilitation raggiunto dalla World Trade Organization poi, e cerca di ovviarne con il concetto di Aid for Trade: sostegno economico e operativo nel creare le precondizioni per la crescita delle esportazioni dei Paesi più poveri.

Non mancano peraltro le critiche di gruppi politici di entrambe le aree. In Camerun l’accordo è stato salutato da disordini e proteste, mentre i Verdi al Parlamento Europeo hanno votato contro la ratifica, motivando la propria scelta con il timore per la sostenibilità economica di molte produzioni locali di fronte alla concorrenza europea. In realtà, gli EPA lasciano ampio spazio alla parte “debole” per tutelare i propri prodotti agricoli o industriali sensibili, escludendoli completamente dalla liberalizzazione.

Come tutti gli accordi commerciali, essi avranno comunque una ripercussione sull’economia e la società, anche se spesso con forte ritardo. Starà in primis a imprese, lavoratori e politici dei Paesi in via di sviluppo cogliere le reali opportunità di mercato e sfruttare i benefici ottenuti per compensare i “perdenti” della globalizzazione e migliorare le infrastrutture di base, dando il via a un vero sviluppo economico, sulle orme dell’Europa meridionale, dell’Asia Orientale, di parte di America Latina e del Medio Oriente.

Photo © Sergio Agostinelli, 2012, www.flickr.com

L' Autore - Shannon Little

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