mercoledì , 21 febbraio 2018
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Bruxelles e Casablanca: un negoziato unico nel suo genere

All’intersezione di politica commerciale, politica di vicinato e politica estera si trova un importante negoziato inaugurato negli ultimi mesi, passato relativamente inosservato tra l’inizio delle discussioni con il Giappone e soprattutto l’approvazione del mandato per il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) con gli Stati Uniti. Si tratta delle trattative con il Marocco, il primo dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo a dare inizio alle negoziazioni con l’Unione Europea per il Deep and Comprehensive Free Trade Agreement (DCFTA).

Secondo gli obiettivi della Commissione, il DCFTA intende estendere l’ambito dell’Accordo di Associazione attualmente in vigore con Rabat, includendo scambi in servizi e investimenti, appalti pubblici, concorrenza, proprietà intellettuale e la graduale integrazione dell’economia marocchina nel mercato interno dell’UE, attraverso la rimozione di barriere non tariffarie in aree quali gli standard industriali, le regole tecniche e le misure sanitarie e fitosanitarie (quali le restrizioni all’importazione di piante o animali per motivi di salute pubblica). L’Accordo in questione consente già dal 2000 l’accesso ai rispettivi mercati di molti prodotti a dazio zero: l’intento dell’esercizio è quindi rafforzare una partnership commerciale importante alla luce dei profondi cambiamenti politici in corso nella regione. Come rileva il Commissario al Commercio Karel De Gucht, “i negoziati mostrano l’impegno dell’UE nel rafforzare i propri legami commerciali e d’investimento con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo”.

La Commissione ha ottenuto nel dicembre 2011 il via libera da Parlamento Europeo e Consiglio ad avviare i negoziati per i DCFTA con Egitto, Giordania, Marocco e Tunisia, come parte della risposta europea alla “Primavera Araba”. Il sostegno che tali negoziazioni daranno alle componenti riformiste e moderne della società marocchina non può essere trascurato: l’UE è il primo partner commerciale del Marocco (essa copre circa il 50% dei suoi scambi), il valore del commercio in merci ha raggiunto i 26 miliardi di euro nel 2012, gli scambi in servizi ammontano a 7 miliardi e gli stock di investimenti bilaterali raggiungono 29 miliardi. Il Marocco esporta verso l’UE principalmente prodotti agricoli e abbigliamento, mentre l’Unione esporta in Marocco macchinari e strumentazione di trasporto, prodotti industriali, prodotti chimici e carburante. Tra i servizi, sono rilevanti da parte marocchina trasporti, viaggi e comunicazioni; da parte europea assumono rilevanza centrale i servizi per l’impresa. In seguito al lancio ufficiale dei negoziati lo scorso 1 marzo da parte del Presidente della Commissione Manuel Barroso e del Primo Ministro marocchino Abdelillah Benkirane, due round hanno già avuto luogo a Rabat il 22 aprile e a Bruxelles il 24 giugno. Il negoziatore in capo per l’UE e direttore generale della DG Commercio Ignacio Bercero ha ribadito che le discussioni riguarderanno principalmente i servizi, poiché si tratta dell’unica area interamente esclusa dagli accordi vigenti.

La strategia dei DCFTA sembra rientrare nella migliore tradizione d’influenza esterna dell’UE: assicurare libero accesso ai propri mercati a Paesi instabili dal punto di vista politico e in via di sviluppo dal punto di vista economico, in modo da dare l’esempio in materia di riforme liberali e di assicurare benefici materiali quali incentivo alle stesse. Questa logica ha dovuto accettare diversi compromessi in passato, necessari per accontentare le preferenze in politica estera di alcuni Stati membri e soprattutto per mantenere la protezione europea di settori sensibili (in primis l’agricoltura). Essa ha storicamente avuto più successo nei confronti dei Paesi dell’Europa centro-orientale, alla luce dei legami culturali più stretti con l’Europa occidentale, in particolare con la Germania. La principale differenza nelle relazioni bilaterali tra l’UE e i Paesi dell’est europeo da un lato e tra l’UE e i Paesi della sponda sud del Mediterraneo dall’altro risiede nella possibilità di adesione: i primi hanno sempre avuto la prospettiva di poter entrare nell’Unione se le condizioni economiche, politiche e sociali lo avessero consentito, mentre i secondi non sono mai stati seriamente in lizza. Lo stesso Marocco è stato esplicitamente rifiutato dall’Unione in quanto geograficamente estraneo all’Europa.

Questa differenza ha conseguenze sull’approccio psicologico dei politici di entrambe le parti nei confronti delle relazioni reciproche e limita il soft power e la leva negoziale di Bruxelles. In questo contesto, la politica commerciale rappresenta una felice eccezione alla scarsa unità e progettualità che caratterizza la politica esterna dell’UE. La competenza esclusiva della Commissione permette un’implementazione più coerente ed efficace delle politiche europee, le quali sono comunque definite dagli Stati membri e dal Parlamento Europeo.

La maggiore velocità del Marocco nel pervenire a questi importanti negoziati, che hanno un grande potenziale in termini d’integrazione e sviluppo economico, è testimone della maggiore stabilità politica e maturità economica del Paese, una monarchia rappresentativa che è stata risparmiata dai moti rivoluzionari che hanno scosso il Nord Africa e il Medio Oriente negli ultimi anni, e un’economia dalla struttura più diversificata e dinamica rispetto ai Paesi vicini.

 In foto: l’aeroporto di Rabat, Marocco. (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Shannon Little

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