Photo © Swedish-Canadian Chamber of Commerce, 2012, www.flickr.com
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CETA: Europa e Canada, passo avanti verso il trattato

Nell’ambito della revisione legale del testo del trattato di libero scambio tra l’Unione Europea ed il Canada (lo EU-Canada Comprehensive Economic and Trade Agreement o CETA), le cui negoziazioni si erano concluse nel 2014 con la prima stesura, è stato raggiunto un importante accordo, tassello fondamentale per il cosiddetto Investor State Dispute Settlement (o ‘ISDS’). Il governo di Ottawa e la Commissione Europea hanno, infatti, concordato sulla necessità di includere un approccio rivoluzionario alla tematica della protezione degli investimenti e degli investitori, con l’istituzione di un tribunale permanente per la risoluzione delle eventuali dispute tra Stato ed investitori.

L’accordo rappresenta un chiaro punto di svolta rispetto al classico sistema ISDS, che invece prevede la possibilità per le parti di adire arbitri per la risoluzione delle controversie. Secondo alcuni addetti ai lavori, la decisione costituirebbe un tentativo di placare i malumori nei confronti degli attori privati tipici dell’ISDS, considerati troppo orientati ad un trattamento di favore nei confronti delle multinazionali. Inoltre, tale decisione sarebbe un segnale diretto agli Stati Uniti sulla volontà dell’UE di adottare questa soluzione in tutti i futuri accordi e quindi, di fatto, anche al TTIP.

Reazioni

“Molto contento” si è detto il Primo Vice Presidente della Commissione Europea Frans Timmermans, aggiungendo che: “con i cambiamenti apportati, il CETA è in linea con il nuovo approccio sulla protezione degli investimenti nei trattati di libero scambio. Abbiamo dimostrato di voler proteggere il diritto a regolare dei governi nazionali e assicurare che le dispute relative agli investimenti siano giudicate nel pieno rispetto della rule of law”.

Anche la Commissaria al Commercio UE, Cecilia Malmström, si è definita estremamente soddisfatta. Ha infatti sottolineato come: “la decisione permetterà una maggior fiducia da parte dei cittadini europei”, in quanto un organo giuridico darà maggiori garanzie di equilibrio e decisioni poco sferzate dai venti dell’opportunismo economico. “Possiamo confermare che siamo riusciti a far coincidere le aspirazioni sia dei Paesi Membri dell’Unione che del Parlamento Europeo”, ha concluso la Malmström.

Dello stesso avviso anche il Presidente del Parlamento UE, Martin Schulz, che ha definito il compromesso “in linea con i desideri espressi da Strasburgo”. Ha inoltre sottolineato come “l’accordo potrebbe essere utilizzato come base standard per negoziati futuri”, riferimento velato al TTIP per nulla casuale. Il benestare statunitense alla creazione di un sistema giudicante fisso e, soprattutto, di un ‘appellate body’ è molto difficile. La controparte d’oltreoceano, infatti, è molto restia, non avendo mai perso una disputa legata agli investimenti e, comprensibilmente, la costituzione di un secondo grado di giudizio non è nei suoi migliori interessi. Non sono mancate anche reazioni negative. Ad esempio, l’ONG denominata ‘Friends of the Earth’ ha dichiarato che i cambiamenti apportati “non offrono nessun significativo giovamento e non mutano la natura altamente pericolosa dell’accordo”.

Il Tribunale permanente

La Corte sarà composta da un collegio di 15 membri, nominati in maniera permanente da Canada ed Unione Europea, competenti a decidere dispute relative alla violazione degli standard di protezione degli investimenti previsti dal CETA stesso. I giudici che dovranno pronunciarsi sul singolo caso saranno assegnati ad esso tramite una procedura a sorteggio che si rinnoverà ogni volta ed a quest’ultimi sarà categoricamente vietato esercitare la professione d’avvocato od esperto in qualsiasi altra disputa concernente investimenti. Il tutto per poter assicurare la loro piena imparzialità ed evitare anche qualsiasi conflitto d’interesse.

Altro elemento introdotto è la previsione di un Tribunale d’Appello. Il doppio grado di giudizio costituirà una garanzia per le parti della disputa, le quali avranno così la possibilità di richiedere una nel caso di presunti errori procedurali. Tuttavia, per evitare un uso eccessivo dello strumento, è stato riportato nel CETA il principio secondo cui la parte perdente nella lite dovrà pagare le spese processuali per intero. “I poteri del Tribunale saranno limitati”, e “interverrà solo in casi di discriminazione, espropriazione, nazionalizzazione o mancato rilascio di una licenza a un’azienda straniera”, tuttavia “non verrà toccata la prerogativa degli Stati di legiferare in protezione dei propri cittadini”, ha stabilito la Malmström.

Ora che la Commissaria europea e che il Ministro del Commercio Internazionale del Canada, Chrystia Freeland, hanno dichiarato terminato il controllo legale del testo, la Commissione lo invierà al Consiglio ed al Parlamento Europeo per avere l’approvazione definitiva, la quale dovrebbe idealmente giungere prima della fine del 2016. Tuttavia, nel caso in cui il Consiglio decida di adottare la tecnica del c.d. “accordo misto”, non si esclude la necessità di sottoporre l’accordo ai singoli Stati Membri. Il che comporterebbe un allungamento notevole dei tempi procedurali ed un rischio di mancata approvazione.

L' Autore - Luca Feltrin

Laureato presso l'Università degli Studi di Torino in Diritto Internazionale con una tesi relativa alla crisi finanziaria ed economica dell'Eurozona, con una particolare attenzione al caso greco. Appassionato fino al morboso di affari e politica europea (particolarmente all'aspetto legale, istituzionale ed economico dell'Unione). Amante del gioco del rugby in cui mi diletto con risultati, ahimè, non propriamente eccellenti.

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