martedì , 20 febbraio 2018
18comix

Cina e la nuova Panama: l’avanzata in Sud America

Dopo aver recentemente “conquistato” l’Ecuador, la Cina si appresta ad invadere metaforicamente anche l’America Centrale. Da alcuni mesi Pechino è interessata ai 3 milioni di ettari di foresta amazzonica ecuadoriana e alle relative risorse, petrolio e legname in primis. Un potenziale accordo per entrare in possesso del polmone verde del Paese latinoamericano, oltre al 10% del PIL dell’Ecuador, che la Cina già detiene, essendo titolare di un credito di circa 7 miliardi di dollari nei confronti di Quito. Il contrasto con l’immobilismo europeo, concentrato sui problemi economici e istituzionali interni e sull’Europa orientale, è a dir poco lampante.

La notizia bomba, però, è un’altra, e rappresenta la recente sfida lanciata dalla Cina a Panama: Pechino, con un progetto faraonico, costruirà il “Gran Canal”, un canale interoceanico della lunghezza di 280 km (profondità massima di 27,6 metri e una ampiezza tra i 230 e 520) che attraverserà il Nicaragua da est ad ovest, dal Mar dei Caraibi all’Oceano Pacifico. Con un costo stimato di 40 miliardi di dollari, il progetto è stato approvato martedì scorso a Managua, la capitale nicaraguense, alla presenza del Presidente del Nicaragua Daniel Ortega e del cinese Wang Jing, alla guida di HK Nicaragua Canal Development Investment CO Ltd, società di investimento di Hong Kong (HKND Group). I lavori inizieranno nel mese di dicembre e dureranno presumibilmente fino al 2019, per permettere l’apertura del traffico interoceanico l’anno successivo. I 40 miliardi di dollari sarebbero già pronti: ufficialmente fondi privati provenienti da finanziatori europei, americani e cinesi. Permangono però forti dubbi e polemiche sul peso (probabilmente massiccio) dello Stato cinese nell’affare.

Sul proprio sito Internet, HKND sottolinea la rilevanza del commercio marittimo sul totale degli scambi internazionali (il 90%, secondo statistiche pubblicate dal WTO), dando risalto all’importanza del Canale di Suez e di quello di Panama (con una estensione rispettivamente di 193 km e 81 km), definendoli però opere architettoniche superate, alla luce degli attuali volumi commerciali attuali. Il Gran Canal permetterebbe infatti la circolazione di navi porta container da 400 mila tonnellate anche attraverso il Lago del Nicaragua, il bacino di acqua dolce più grande della regione (8624 km² di superficie).

Il progetto è visto da alcuni come una nuova arteria per potenziare gli scambi commerciali nicaraguensi e dell’area circostante, da altri come una cicatrice nel cuore dell’America Centrale. In qualunque modo lo si voglia vedere, il Gran Canal sarà entrambe le cose. Per il Presidente Ortega rappresenta un’opportunità che indurrà numerosi benefici economici per il Paese, in primis la riduzione della disoccupazione e della povertà estrema, mentre gli ambientalisti accusano il governo di aver promosso un progetto dannoso per l’ambiente e l’ecosistema locale. Secondo HKND, la costruzione del canale vedrà l’impiego di circa 50mila persone e 200mila saranno i posti di lavoro indiretti.

Non è poi finita qui: dopo la firma con il Nicaragua, i cinesi non hanno alcuna intenzione di tornare a casa. Prossime destinazioni sudamericane? Brasile e Argentina. Pechino sarà presente al VI° Vertice dei BRICS insieme a Brasile, Russia, India e Sud Africa, che si terrà a Brasilia e a Fortaleza a partire da oggi e fino al 16 luglio. Il prossimo 18 luglio Xi Jinping, Segretario Generale del Partito Comunista Cinese e Presidente della Repubblica, si recherà in visita di Stato a Buenos Aires per siglare con la Presidenta Cristina Fernandez de Kirchner alcuni contratti particolarmente importanti per l’Argentina. Tra questi, il finanziamento per la costruzione di dighe idroelettriche e la ristrutturazione della linea autoferrotranviaria General Manuel Belgrano, la più estesa rete ferroviaria argentina.

La Cina si “mangia”l’America Latina e intanto l’Europa rimane a guardare. I negoziati commerciali tra Unione Europea e il Mercosur per la firma dell’Accordo di Associazione sono tutt’ora in corso e le due regioni devono migliorare il dialogo, se vogliono vedere realizzata l’area di libero scambio. L’impegno deve essere reciproco e deve superare le discordanze e le difficoltà incontrate finora per portare avanti l’interesse comune delle parti. Se l’immobilismo e la mancanza di intraprendenza politica dell’Europa resteranno queste, di fronte ai cospicui investimenti cinesi l’America Latina dimenticherà sempre di più le sue origini europee.

Nell’immagine, una parte del Canale di Panama (photo © DoctorWho, 2010, www.flickr.com)

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

Check Also

Giappone e UE, il trattato della speranza (e delle paure)

L’Europa potrebbe non espugnare la Fortezza Giappone grazie alle cannoniere capitanate dal Commodoro Perry, ma …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *