mercoledì , 15 agosto 2018
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Consiglio commercio: ambiente, TTIP, Canada e Giappone alla ribalta

Il Consiglio Affari Esteri, nel suo formato prettamente commerciale, non ha quasi mai l’appeal del suo fratello maggiore, nel quale siedono i ministri degli esteri degli Stati membri. Difatti, se l’Ucraina è ora il tema geopolitico più importante sulla scena globale, con ripercussioni che chiamano in causa la sicurezza energetica e gli interessi economici di molti Stati europei, i ministri del commercio riunitisi a Bruxelles l’8 maggio hanno invece discusso di liberalizzazione dei beni “ambientali” a livello globale, dei negoziati con il Canada e il Giappone, e dell’andamento del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) con gli Stati Uniti. Hanno preso alcune decisioni rilevanti, che però faranno sentire i loro effetti solamente negli anni a venire, e in maniera indiretta e scarsamente visibile, al contrario dell’infiammarsi di una crisi geopolitica. Anche se l’alta politica estera si concentra tradizionalmente sulla diplomazia e la sicurezza, è comunque grazie agli accordi commerciali che si è venuto a creare il mondo globale, interconnesso e fluido nel quale le relazioni internazionali vengono condotte in maniera radicalmente diversa dal passato.

L’assenso di tutti i 28 Stati membri alla partecipazione dell’UE ad un’iniziativa sorta in seno alla World Trade Organisation (WTO) per liberalizzare il commercio in beni a valenza ambientale in senso lato non è quindi notizia da mettere in secondo piano rispetto alle minacce dei filorussi nell’Est dell’Ucraina. Al contrario, rappresenta un intelligente uso della politica commerciale, sulla cui conduzione l’UE ha competenza esclusiva, per portare avanti uno dei suoi grandi cavalli di battaglia: la tutela dell’ambiente. L’iniziativa, nata a Davos nello scorso gennaio grazie a 14 paesi membri del WTO tra cui USA, Cina, Giappone, Corea e Svizzera, oltre alla stessa UE, coprirà il 90% del commercio mondiale in beni e servizi ambientali, aspira ad essere il primo passo verso un regime di libero scambio a livello globale, e sarà basato sul principio della “nazione più favorita” (secondo il quale non possono essere concessi ad altri paesi benefici maggiori di quelli accordati tra i firmatari).

Oltre a dare l’autorizzazione alla Commissione per negoziare l’accordo in questione, il Consiglio ha ascoltato dalla voce di Karel De Gucht, Commissario al Commercio e candidato alle europee per i liberali belgi, gli ultimi sviluppi nella delicata trascrizione in testi legali dell’accordo commerciale tra UE e Canada, annunciato nell’ottobre 2013. I mesi di febbrile lavoro per definire diversi aspetti tecnici lasciati aperti non sono bastati, e la definizione formale dell’accordo, necessaria per iniziare il lungo processo di ratifica, dovrà attendere ancora.

Un aggiornamento sui negoziati con il Giappone, che si avvicinano al primo anno di vita, ha poi stimolato l’appetito per il pranzo di lavoro, nel quale i ministri hanno parlato del TTIP, il cui prossimo round si svolgerà a Washington nella settimana del 19 maggio. L’accordo in discussione si basa su tre componenti principali: accesso al mercato, questioni normative e barriere non tariffarie. Le difficoltà che gravano sulle discussioni sono notevoli: l’appoggio di gran parte dell’industria in entrambe le aree si scontra con la reticenza degli operatori nei servizi e con il crescente scetticismo di consumatori e cittadini, soprattutto sulla nostra sponda dell’Atlantico. Ed è proprio il Viceministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, a margine del Consiglio, a ricordare il perché: a suo avviso non è infatti “plausibile” che venga raggiunto un accordo su temi quali gli OGM, pertanto questi ed altre questioni per le quali le distanze culturali sono troppo elevate dovrebbero essere accantonati, per favorire il dialogo su temi più strategici, anche alla luce delle turbolenze nel vicino Est europeo.

Forse ne potranno parlare più a fondo De Gucht e lo U.S. Trade Representative Michael Froman quando si incontreranno il prossimo 19 settembre, a margine di un Consiglio informale sul commercio che si svolgerà nel pieno della Presidenza italiana dell’Unione. E vedremo, allora, se anche il commercio saprà cambiare verso.

Nell’immagine, da sinistra, il ministro per l’Economia e la Tecnologia della Germania Stefan Kapferer e il sottosegretario allo Sviluppo Economico italiano Carlo Calenda (© Council of the European Union – 2014)

L' Autore - Shannon Little

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