domenica , 18 febbraio 2018
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I negoziati fra UE e USA: il vero ostacolo sono le barriere non tariffarie

Proliferano le analisi sulle prospettive dell’economia europea nei prossimi mesi, sul contributo che l’Unione Europea saprà dare al rilancio delle sorti del sistema economico continentale e su quanto è stato fatto sinora perché la crisi possa essere superata. Pare che per Paesi come l’Italia si potrà parlare a breve di un’effettiva uscita dalla crisi, sebbene a un ritmo di crescita non particolarmente esaltante. Da più parti quindi, un aiuto alla ripresa europea viene individuato non solo nelle riforme interne, ma anche nella ricerca di nuovi accordi commerciali all’esterno. Fra questi, gioca un ruolo cruciale l’accordo con gli Stati Uniti, la Transatlantic Trade and Investment Partnership, che potrebbe portare alla nascita della più grande area di libero scambio al mondo.

A fronte dell’entità degli scambi commerciali fra Stati Uniti ed Europa, di cui ci eravamo già occupati nei mesi scorsi al momento del lancio delle trattative fra le due sponde dell’Atlantico, uno studio della Bertelsmann Foundation, i cui risultati sono stati ripresi da The Guardian, stima che l’accordo potrebbe comportare nel lungo periodo una crescita del 13% del PIL pro capite americano e un aumento del reddito reale pro capite europeo del 5%. In modo più prudente, il CEPR di Londra stima un aumento dello 0,9 del PIL europeo a seguito di un accordo comprensivo. Se poi si considerano le proiezioni della Commissione Europea, che per l’intesa con il solo Giappone prevede la creazione di 400.000 nuovi posti di lavoro in Europa, si può solo immaginare l’effetto positivo di un accordo con la prima economia mondiale, già profondamente integrata con quella europea. Un contributo che il Primo Ministro britannico David Cameron si è spinto a quantificare in due milioni di nuovi occupati “a livello globale”. Ai due sistemi economici potrebbe servire dunque solo un’ulteriore spinta per approfondire i legami reciproci e rilanciarsi definitivamente.

Lo scoglio su cui si infrangono le speranze di coloro che guardano a questa intesa con malcelata speranza non è costituito dalle trattative sulla riduzione dei dazi fra Europa e America, le cosiddette barriere tariffarie. Secondo stime di The Economist, infatti, la tassazione media sugli scambi commerciali fra le due sponde dell’Atlantico è di circa il 3%. Difficile ridurla ulteriormente. Ecco dunque che l’attenzione dei negoziatori si è concentrata su un altro tipo di barriere, quelle non tariffarie. Queste sono costituite da tutti gli ostacoli che limitano gli scambi commerciali fra due sistemi economici, esclusi dazi e tariffe di natura monetaria: si passa dunque da standard di sicurezza e di qualità (i cosiddetti standard minimi) o normative culturali divergenti a misure sanitarie e fitosanitarie per la tutela dei consumatori. In generale, gravano sugli scambi commerciali fra Europa e Stati Uniti le molte differenze a livello normativo, che obbligano le imprese a predisporre produzioni differenti per i due mercati. La medesima analisi del CEPR sottolinea che in alcuni specifici settori, come quello chimico, gli esportatori europei fronteggiano negli States barriere non tariffarie che possono arrivare a equivalere a un dazio del 19%, a fronte di una tassazione ufficiale media dell’1,2%. Una semplificazione normativa che elimini le divergenze e armonizzi le regole potrebbe dunque contribuire a un aumento dei traffici atlantici. Dopotutto, l’armonizzazione normativa è uno dei pilastri anche del progetto del mercato comune europeo.

L’Unione Europea da almeno quindici anni opera anche sulle proprie relazioni commerciali esterne per risolvere questo genere di problematiche con i partner. Un caso è costituito dal tentativo di imporre la cosiddetta deep trade agenda: oltre a misure di armonizzazione e all’impostazione di standard condivisi, essa prevede anche riforme politiche e sociali di carattere liberale presso i Paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), Paesi in via di sviluppo ben diversi però dagli Stati Uniti. Con Washington, la Commissione Europea è invece chiamata a un’opera di mediazione fra le esigenze espresse da lobby e gruppi sociali nelle due capitali.

Le conseguenze delle divergenze transatlantiche si notano oggi anche oltre i confini americani ed europei: dopo il crollo di una fabbrica di indumenti in Bangladesh che ha provocato oltre un migliaio di vittime, alcune catene della grande distribuzione americana, come Walmart, anche su pressione di alcuni ex senatori, hanno stretto un accordo per salvaguardare la sicurezza e le condizioni di lavoro presso i propri fornitori nel Paese. L’Alliance for Bangladesh Worker Safety obbliga i contraenti a far ispezionare le fabbriche entro un anno e boicottare le imprese che si rivelassero inadeguate. Peccato che una simile procedura sia prevista anche dall’Accord on Fire and Building Safety in Bangladesh, sottoscritto per lo più da imprese europee. Appare dunque banale chiedersi perché due importanti partner commerciali dello stesso Paese, in questo caso il Bangladesh, non siano in grado di agire all’unisono, ottenendo magari risultati più incisivi.

La spiegazione è alla base delle difficoltà che certamente incontreranno i negoziatori del TTIP: divergenze e sospetti albergano anche nelle relazioni commerciali bilaterali fra Stati Uniti ed Europa, quindi prevedere un’azione concertata nei confronti di partner terzi è forse al momento eccessivamente ambizioso. Un altro motivo per un impegno reale perchè la liberalizzazione transatlantica prosegua.

In foto: una nave cargo a Brest, in Francia (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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