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Industria, minerali e sangue: un nuovo commercio è possibile?

Stagno, tantalio, tungsteno e oro: sono questi i minerali più importanti per l’industria moderna, elementi imprescindibili dei processi produttivi nel manifatturiero avanzato che l’Unione Europea cerca di rilanciare quale risposta alla stagnazione economica. Ma sono anche i minerali più “insanguinati” dai conflitti per il loro approvvigionamento, che da decenni tormentano il continente più povero, l’Africa, come il film del 2006 “Blood Diamond” ha vivamente mostrato.

In una comunicazione congiunta, l’Alto Rappresentante per la politica estera Catherine Ashton e il Commissario per il Commercio Karel De Gucht hanno presentato il 5 marzo a Bruxelles un approccio integrato per fermare il commercio dei minerali utilizzati per finanziare i conflitti armati. Lo scopo di questo pacchetto di misure è rendere più difficile ai gruppi armati operanti in zone di conflitto il finanziamento delle loro attività tramite l’estrazione e il commercio di tali minerali.

Anche se raramente sono la causa diretta dei conflitti, tali minerali li alimentano fornendo risorse ai gruppi militari che si contendono il territorio spesso su base etnica. Al tempo stesso, la proposta parte dal realismo della necessità di approvvigionamento di questi minerali – parte imprescindibile della produzione degli stessi smartphone e tablet con i quali molti stanno leggendo questo articolo.

L’approccio adottato, che si compone di una proposta di Regolamento e di una Comunicazione, intende permettere alle imprese di approvvigionarsi dei conflict minerals in modo responsabile, favorendo i canali legittimi. E lo fa con il suo strumento più forte, più “federale”, il cuore del progetto d’integrazione europea: il commercio. Verrà infatti istituito un sistema UE di autocertificazione per gli importatori dei quattro minerali in questione e dei loro metalli, che scelgono di importare tali risorse nell’Unione in modo responsabile.

La gestione e il monitoraggio dell’approvvigionamento e delle vendite dovrà quindi rispettare le cinque tappe previste dalla guida dell’OCSE sulla due diligence, finalizzata ad evitare di provocare danni nelle zone a rischio. Il regolamento offre agli importatori europei che commerciano legittimamente con operatori di Paesi colpiti da conflitti l’occasione di rafforzare la trasparenza della supply chain, rispondendo alla crescente esigenza dei consumatori di conoscere l’impatto delle loro scelte d’acquisto sulle persone nei Paesi più poveri.

Nella stessa logica, l’UE intende pubblicare, insieme alla stessa OCSE, un elenco annuale di “fonditori e raffinatori responsabili” a livello europeo e globale, al fine di aumentare la trasparenza delle catene di approvvigionamento e accrescendo responsabilità di fonditori e raffinatori nei confronti del pubblico. L’UE rappresenta uno dei principali mercati di stagno, tantalio, tungsteno e oro, con oltre 400 importatori. Gli esperti in materia concordano che questo è il punto della supply chain su cui è possibile esercitare il controllo e assicurare che la lavorazione dei minerali in metalli non diventi un lavacro che impedisce agli utilizzatori industriali di capire quali siano intrisi di sangue.

Nella conferenza stampa, De Gucht ha parlato di un «impegno personale», assunto quando divenne Commissario nel 2010, a far sì che l’UE si adoperasse concretamente per «porre fine ai profitti derivanti dal commercio dei minerali che alimentano i conflitti in tutto il mondo – ma soprattutto in Africa e nella regione dei Grandi Laghi e ancora più precisamente nella Repubblica Democratica del Congo». L’iter legislativo è appena partito ed è in ogni caso tutto da vedere se il metodo volontario dell’UE saprà essere efficace come quello obbligatorio adottato dagli Stati Uniti con il Dodd-Frank Act del 2010. Si tratta comunque di una risposta forte, anche se indiretta, alla tragedia del Congo, passata in secondo piano per le convulsioni della più vicina Ucraina.

In foto, confronto tra minerale di stagno estratto da una miniera controllata da gruppi armati (a sinistra) e da una esterna a zone di conflitto (© ENOUGH Project – 2009)

L' Autore - Shannon Little

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