mercoledì , 21 febbraio 2018
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La Tunisia verso l’economia di mercato con il supporto di Ue e FMI

Giovedì 18 aprile il Capo della Delegazione della Commissione Europea in Tunisia Laura Baeza ha tenuto un incontro con il capo del governo provvisorio tunisino Ali Larayedh. Il governo di Tunisi intende siglare con l’Unione Europea un accordo di partenariato privilegiato che consenta allo Stato nordafricano di integrarsi progressivamente nel mercato unico europeo. In particolare, si mirerebbe ad ottenere una progressiva riduzione bilaterale degli oneri doganali che gravano su import ed export e operare affinchè la Tunisia possa partecipare ai programmi europei in ambito scientifico e tecnologico.

Lo stesso giorno la Commissione Europea ha lanciato un bando del valore totale di 3 milioni di euro per le piccole e medie imprese della sponda meridionale del Mediterraneo, al fine di rilanciare la crescita economica e l’accesso al credito di distretti industriali già molto interconnessi al mercato europeo. Primo tra tutti figura il distretto della lavorazione di pelli e produzione di calzature, il cui export è assorbito all’85% da Francia, Italia e Germania e che nei primi mesi del 2013 è già cresciuto del 10% rispetto all’equivalente periodo del 2012. Il governo tunisino confida che tramite la riduzione delle tasse doganali l’export nei confronti dell’UE possa crescere ancora di più.

Venerdì invece è stato siglato l’accordo con il Fondo Monetario Internazionale che assicurerà alla Tunisia il preziosissimo prestito da 1,75 miliardi di dollari, equivalente al 400% della quota tunisina nel Fondo. Queste risorse serviranno a finanziare gran parte del deficit per l’anno 2013 ed accumulare una sorta di “cuscinetto” con cui finanziare la riforme strutturali promesse al FMI in cambio degli aiuti. In particolare, la Tunisia dovrà tagliare progressivamente la spesa pubblica del 5% del PIL, soprattutto in riferimento alla voce che riguarda i sussidi all’acquisto di carburanti. Poi, dovranno essere ridotte le imposte alle società non esportatrici per rilanciare il mercato interno. Dovranno presumibilmente aumentare le tasse alle società esportatrici per superare il dualismo troppo marcato che ha diviso le aziende tunisine negli ultimi anni. Inoltre dovrà essere modernizzato il settore bancario ed avviate alcune privatizzazioni di aziende statali; aumenterà infine l’IVA sui beni di consumo non di prima necessità.

Tuttavia, la Tunisia non guarda solamente all’Europa e numerosi contatti stanno già avvenendo con istituzioni ed aziende cinesi. Il governo tunisino spera di attirare una fetta consistente di investimenti diretti dall’Asia con lo scopo di creare nuove aziende e posti di lavoro. Entro l’estate del 2013 nella zona industriale di El Mahmid a Kef cominceranno i lavori, interamente finanziari con capitali cinesi, per la creazione di un nuovo polo industriale automobilistico.

La transizione tunisina da un’economia basata solamente su sussidi ed esportazioni ad una più equilibrata, fondata anche sulla crescita del mercato interno sullo sviluppo industriale, sarà lenta e forse anche dolorosa per una parte della popolazione. Il taglio dei sussidi e l’aumento del prezzo dei carburanti potrebbe impattare sul costo dei beni di prima necessità, ma il calo della tassazione interna dovrebbe compensare tali aumenti. Anche la privatizzazione di aziende pubbliche locali nell’ambito della sanità, dei trasporti e delle università colpirà in un primo momento le fasce più deboli della popolazione. Solo una crescita economica sostenuta ed un calo della disoccupazione potrebbero far dimenticare ai cittadini più poveri i sacrifici che dovranno affrontare nei prossimi mesi. La sfida è ardua e la posta in gioco altissima. Una riuscita del piano di rilancio porterebbe sicuramente ad una maggiore stabilità politica interna. Diversamente, sarebbero molto probabili nuove proteste, anche violente. L’Unione Europea ha la grande responsabilità di affiancare la Tunisia in questo balzo epocale che potrebbe rappresentare un modello per gli altri Stati nordafricani e dare vita ad una partnership molto proficua tra le due sponde del Mediterraneo.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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