martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Alberto Novi, 2010, www.flickr.com

Liberale e svedese: Malmström, Commissaria al Commercio

Il 1 novembre ci sarà il cambio della guardia negli uffici della Commissione. Il nuovo esecutivo a guida Juncker prenderà in mano le redini di un’Europa in affanno, alle prese con una nuova stagnazione economica e con rinnovate divisioni tra Francia, Germania, Italia e Regno Unito. L’indirizzo politico della DG Trade passerà dal belga Karel De Gucht alla svedese Cecilia Malmström. Entrambi vengono dalla famiglia europea dei Liberali (ALDE), un gruppo che ha ottenuto diversi portafogli importanti grazie al ruolo di “ago della bilancia” che ha saputo interpretare tra i più numerosi Popolari (PPE) e Socialisti (PSE).

La Malmström rappresenta senza dubbio una scelta di continuità con le politiche del predecessore, in particolare per quanto riguarda il dossier più caldo del momento, il negoziato commerciale con gli Stati Uniti (TTIP). Nel corso dell’audizione, di fronte alla commissione INTA del Parlamento Europeo di lunedì 29 settembre, che ha in seguito dato l’avallo alla sua nomina, il futuro responsabile delle politiche commerciali dell’Unione Europea ha difeso a spada tratta l’importanza del TTIP per assicurare crescita e posti di lavoro.

Proveniente dalla Svezia, Paese relativamente piccolo con una forte propensione all’export, alla ricerca e sviluppo, e motore economico del Grande Nord europeo, alla Malmström viene spontaneo, come è stato per De Gucht, credere nell’integrazione economica e nell’apertura commerciale quale via per il benessere. Persiste quindi la tradizione di affidare il portafoglio commerciale ad un Commissario proveniente da un Paese tradizionalmente favorevole al libero mercato (in precedenza il compito era andato al britannico Lord Mandelson), e persiste sicuramente la diffidenza, nei suoi confronti, tra i Paesi meridionali e ad alta concentrazione di industrie pesanti o a minor valore aggiunto, Italia inclusa.

Sebbene queste logiche stiano venendo rapidamente meno a fronte di un sostanziale mutamento nella percezione della globalizzazione – si pensi alla stessa politica del governo Renzi a favore degli investimenti esteri, un tempo considerati un pericolo per l’”italianità”, o allo stesso sostegno per il TTIP, soprattutto se si riuscirà ad inserire una sostanziale tutela negli Stati Uniti dei marchi italiani dell’agroalimentare di alta qualità –, dovrebbe rassicurare i più scettici su TTIP e negoziati con il Giappone il fatto che la Malmström dovrà rispondere del suo operato all’Alto Rappresentante Federica Mogherini. Nella nuova struttura disegnata da Juncker per gestire con più efficienza una Commissione ormai a 28 membri, l’attuale Ministro degli Esteri sarà infatti “project team” leader per gli affari esterni. Una decisione sicuramente logica, che assicura l’integrazione della politica commerciale nella gestione della politica estera europea, cosa che già avviene quando per esempio vengono imposte sanzioni commerciali alla Russia per via dell’aggressione all’Ucraina.

Originaria di Stoccolma, e cresciuta tra Göteborg e la Francia, Cecilia Malmström è l’attuale Commissario agli Affari Interni, in carica dal 2010 dopo aver fatto il Ministro per l’Europa nel governo di centrodestra di Fredrik Reinfeldt, entrato in carica nel 2006. Nel suo ruolo, non facile per le gelosie degli Stati membri su un tema cardine della sovranità statale quale la tutela dei confini e della sicurezza dei cittadini, si è distinta per un approccio prudente e attento alle ripercussioni umanitarie delle sue decisioni.

Fedele ad una tradizione politica nazionale che, nonostante i problemi degli ultimi dieci anni – si pensi alle rivolte nei sobborghi di Stoccolma dell’estate scorsa – fa dell’integrazione e dell’inclusione una sua bandiera, la Malmström è stata al centro dell’attenzione anche in Italia nel corso dell’ultimo anno per le ripetute polemiche con il Ministro Angelino Alfano in merito al ruolo di UE e Italia nel porre fine alle tragedie del Mediterraneo. Nonostante la contrarietà di molti Paesi europei alla necessità di condividere gli oneri sostenuta dall’Italia, il Commissario svedese ha svolto un ruolo costruttivo per il potenziamento di Frontex, il sistema di controllo delle frontiere con sede a Varsavia. Una liberale favorevole all’adesione del suo Paese all’eurozona e attenta ad equilibrare i diversi interessi dei Paesi membri e i diversi settori della società e dell’economia. La ricetta sembra quella giusta per le sfide che l’attendono. Auguri Cecilia, ne avrai bisogno.

L' Autore - Shannon Little

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