giovedì , 22 febbraio 2018
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L’Ucraina: un gigante pronto al risveglio ?

Nelle mappe umoristiche dell’Europa che circolano sui social network, a cui all’Italia è solitamente affibbiato il poco onorevole nome di “Mafialand” o “Berlusconistan”, l’Ucraina è associata a “vodka, trafficanti e belle ragazze” (a dir la verità si usa un termine ben meno edificante). Pochi sanno che il Paese più esteso d’Europa, ben più della Francia o della Germania, è proprio la negletta Ucraina. Lo sterminato Paese a metà tra Europa e Caucaso, dopo aver conquistato convulsamente l’indipendenza all’indomani del crollo dell’URSS, è sempre stato piuttosto ai margini del dibattito pubblico europeo, quasi come se si trattasse ancora del “cortile di casa” di Mosca. Unica eccezione, il breve periodo della “Rivoluzione Arancione”, in cui molti giornali occidentali appoggiarono acriticamente il gruppo dei rivoltosi – in realtà molto diviso e confuso circa il da farsi – pur di fare un dispetto a Vladimir Putin.

In effetti, girando per il Paese anche per breve tempo, la sensazione è quella di una nazione divisa, esattamente com’era il gruppo dirigente che circa otto anni fa aveva deciso di rompere i legami con la matrigna Mosca: l’Ovest del Paese, dominato dalla storica città di Leopoli (Lviv in lingua ucraina), che dista poche ore di bus dalla sfavillante Cracovia, è la culla dell’orgoglio ucraino, dalla nazionale di calcio alla musica, passando per la poesia di uno degli eroi nazionali, il noto poeta Shevchenko, a cui sono dedicate statue e monumenti un po’ in tutta la nazione.

Ma se lo sguardo si posa sulla capitale Kiev, e poi ancora ad Est verso Dniprpetrovsk o la città industriale di Donetsk, o sul Mar Nero nella città portuale di Odessa, o a maggior ragione nella regione autonoma della Crimea (dove ha sede una delle più importanti basi navali russe), tutto cambia: la lingua parlata è quasi sempre il russo. Riflettendoci bene, è già un miracolo che in questi due decenni intercorsi dall’indipendenza, un Paese così vasto sia rimasto sostanzialmente unito. Il dato colpisce ancor di più se si pensa che l’Ucraina è all’ultimo posto in Europa – assieme alla Moldova – per indice di sviluppo umano, con tassi di povertà che in alcune zone dell’Est sfiorano il 40% e una diffusione dell’Aids a livelli ancora preoccupanti.

Il ritardo del Paese rispetto non solo alla “vecchia Europa”, ma a realtà tutto sommato simili come quelle dei Paesi baltici o della stessa Polonia, è lampante: basti pensare che in un Paese così grande, con delle distanze interne talvolta enormi, dove la già citata Leopoli è vicina al confine con la Polonia, mentre Donetsk è a poche ore di treno da Rostov sul Don, nella Russia profonda, i treni sono ancora perlopiù “soviet-style” e la rete stradale lascia molto a desiderare.

In quest’ottica, l’imminente accordo commerciale tra Unione Europea e Kiev, che punta ad incrementare notevolmente gli scambi tra le due aree, rappresenta un punto focale per il Presidente Viktor Yanukovich, che si è imposto nel post-Rivoluzione come leader indiscusso. Vista la posizione, l’Ucraina ha bisogno dell’Europa per crescere, ma anche l’Europa ha bisogno dell’Ucraina: da una parte l’accordo commerciale permetterà a Kiev di avere nuovi mercati in cui esportare e di aprirsi di più al mondo “non-russo”. Per i Paesi europei l’Ucraina rappresenta invece un “terreno vergine” molto interessante: il Paese, come detto, ha urgente bisogno di infrastrutture civili e dispone di un sistema educativo tutto sommato tarato sugli standard occidentali (anche per quanto concerne la conoscenza dell’inglese), oltre che un costo del lavoro basso: condizioni ideali per attirare investimenti dall’estero.

Molti ritengono che l’accordo di libero scambio potrebbe far infuriare la Russia. Tuttavia, è lecito sospettare che l’irritazione di Putin non andrebbe oltre quello che già sta accadendo, vale a dire qualche dazio in più sull’export ucraino verso la Russia o controlli più minuziosi ai confini. Ben difficile che un fine giocatore di scacchi come il Presidente russo, che ha dimostrato la propria abilità diplomatica nella questione siriana, voglia inscenare uno scontro aperto con l’UE su un’Ucraina, che rimane comunque un alleato militare e strategico importante per il Cremlino.

In foto la chiesa di Sant’Andrea a Kyev, capitale dell’Ucraina (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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One comment

  1. A me non risulta che l’Ucraina sia “a metà tra Europa e Caucaso”.. Al limite tra Europa e Caucaso ci sono la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian. L’Ucraina è 100% europea sia geograficamente, che storicamente che culturalmente.. Oltretutto il Caucaso è una catena montuosa e l’Ucraina è praticamente tutta pianeggiante (tranne all’OVEST, dove ci sono i Carpazi), se poi Rostov sarebbe “Russia profonda”, mi chiedo Jaroslavl o Vladimir cosa siano.. è come dire che Como o Trieste siano due città tipicamente dell’Italia profonda, e che l’Italia è un paese che si estende tra Europa e Africa, quando chiaramente Como, Trieste e Rostov sono città di confine e l’Italia e l’Ucraina due paesi europei e basta..

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