sabato , 24 febbraio 2018
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Mangia, prega….deroga. L’altra faccia dell’accordo di Bali

Dopo anni di stallo, il WTO (World Trade Organization), la più importante organizzazione multilaterale in materia di commercio, è riuscito a formulare un accordo su future misure per favorire gli scambi commerciali a livello internazionale. L’intesa è stata raggiunta a Bali, in Indonesia, dopo giorni di frenetiche trattative fra i 159 Paesi rappresentati nell’organizzazione. L’accordo si compone di una parte dedicata a misure di semplificazione del commercio, agendo sulle cosiddette barriere non tariffarie, e di un’altra, forse anche più significativa, dedicata alle necessità dei Paesi in via di sviluppo. Il pacchetto di Bali si inserisce infatti nell’ambito del Doha Development Round, i cui negoziati sono bloccati dal 2008.

Questo lunghissimo round negoziale era stato inaugurato nel 2003 proprio con l’intenzione di tutelare le esigenze dei Paesi più poveri, per favorire una loro graduale esposizione al libero mercato. Si tratta di una materia spinosa, che difatti ha bloccato a lungo le trattative. L’UE è in prima fila: la Commissione ormai da almeno due decenni ha assunto una posizione particolarmente favorevole alla liberalizzazione commerciale, tentando di convincere i Paesi in via di sviluppo ad aprire le proprie economie alla concorrenza internazionale. Dal canto loro, molti governi di questi Paesi hanno spesso rigettato le richieste europee, lamentando le conseguenze nefaste che la competizione commerciale internazionale avrebbe per le proprie economie, ancora troppo deboli. I risultati sono spesso insoddisfacenti per entrambe le parti, come dimostra la travagliata storia degli Economic Partnerships Agreement (EPA), accodi di liberalizzazione che o sono stati conclusi in modo parziale e disordinato, o non sono stati firmati affatto.

Tale contrasto si è replicato a lungo nel processo di Doha. L’accordo di questi giorni è stato possibile innanzitutto per una posizione negoziale più morbida da parte di entrambi gli schieramenti, ma anche perché i confini fra Nord e Sud del mondo non sono più così marcati come un tempo, soprattutto dopo la crisi economica che ha colpito in modo molto più duro l’Occidente. Non a caso, il Paese al centro delle trattative è stato l’India. L’intesa infatti prevede una deroga per Nuova Delhi in materia di sicurezza alimentare. L’India ha da anni implementato una politica di sussidi per l’agricoltura, che viene applicata tramite l’acquisto pubblico di derrate agricole a prezzi superiori al valore di mercato, con particolare riferimento a riso e grano. Questa misura provoca una distorsione nella libera concorrenza e per questo motivo è contestata dal WTO.

L’India giustifica questo intervento con la necessità di sfamare la propria popolazione, che per larghi tratti è ancora poverissima. A dimostrazione di come la geografia dei negoziati commerciali stia cambiando, sono stati altri Paesi in via di sviluppo, come Thailandia e Bangladesh, a chiedere il blocco dei sussidi indiani, temendo che i prodotti sussidiati invadessero i loro mercati, a detrimento dei produttori locali. La soluzione trovata a Bali è temporanea, si tratta di una peace clause: su pressione degli Stati Uniti, all’India è concessa una deroga di quattro anni, a patto che Nuova Delhi garantisca effetti minimi di distorsione al mercato.

Il superamento di questo ostacolo ha poi permesso di trovare l’accordo anche su altre misure di sostegno alle Least Developed Countries (LDCs), che da anni sono anche il focus dell’azione dell’UE. Innanzittutto, è previsto l’impegno dei partner a garantire la rimozione di quote e dazi sulle importazioni di merci da questi Paesi, per un valore non inferiore al 97% del flusso commerciale bilaterale. L’UE è all’avanguardia in questo campo, avendo predisposto sistemi di preferenze per gli LDCs, come Everything but Arms (EBA), che esclude solamente il mercato degli armamenti. Altre decisioni importanti sono state una semplificazione delle regole sull’origine dei prodotti, che dovrebbe ridurre il carico amministrativo a carico dei LDCs, e una deroga sul settore dei servizi, riconoscendo un accesso preferenziale ai mercati più sviluppati.

L’intesa di Bali ha comunque incontrato le critiche di molte ONG, che non ritengono sia stato fatto abbastanza per le nazioni più povere: si tratterebbe di un mero compromesso. La notizia vera da Bali è però non tanto la natura dell’accordo, quanto l’intesa sull’accordo stesso. Dopo anni di stallo, potrebbe essere il primo passo verso una ridefinizione degli accordi commerciali multilaterali.

In foto, la missione dell’UE alla Conferenza Ministeriale WTO con il commissario al commercio De Gucht (primo a sinistra) e il commissario all’agricoltura Dacian Ciolos (secondo da destra) (© EU mission to WTO)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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