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Mangia, prega, esporta: raggiunto a Bali il primo accordo del WTO

“Oggi abbiamo salvato il WTO”. Così Karel De Gucht, Commissario al Commercio per l’Unione Europea, ha commentato l’importante risultato raggiunto sabato dai ministri di 159 Paesi, che hanno siglato un accordo su misure di facilitazioni del commercio, eliminazione dei dazi sui prodotti dei Paesi più poveri e un periodo di flessibilità nelle politiche di sostegno alimentare. Per la prima volta nei suoi 18 anni di storia, l’organizzazione ginevrina ha ottenuto l’appoggio di tutti i suoi membri per un accordo in grado, secondo l’International Chamber of Commerce, di ridurre i costi del commercio del 10-15%, aumentando il prodotto interno lordo globale di un trilione di dollari.

L’accordo raggiunto, che dovrà essere approvato da tutti i Paesi membri, copre solo una piccola parte dei temi trattati nei negoziati del Doha Round, iniziati nel 2003 e ormai in totale stallo dal 2008. Esso non riguarda infatti tariffe o restrizioni quantitative, ma si concentra sull’eliminazione degli ostacoli di natura burocratica e amministrativa al commercio. Le misure in questione erano oggetto di discussione fin dalla Conferenza Ministeriale di Singapore del dicembre 1996. Riguardano la redazione e il potenziamento di norme WTO in materia di libertà di transito, requisiti e pedaggi per l’importazione e l’esportazione, e pubblicazione ed implementazione delle regole sul commercio. Altro obiettivo dell’accordo è migliorare l’assistenza tecnica e il potenziamento delle strutture, attraverso una cooperazione più efficace tra le autorità doganali, mirata alla facilitazione del commercio e il rispetto delle procedure. Come ha osservato in conferenza stampa il Commissario De Gucht – negoziatore responsabile per tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, essendo il commercio competenza esclusiva di Bruxelles – queste norme intendono semplicemente aiutare i Paesi membri del WTO a ridurre la propria burocrazia e divenire esportatori ed importatori più efficienti ed efficaci.

La stampa internazionale, i funzionari e gli esperti si sono complimentati con il direttore generale Roberto Azevêdo, il brasiliano che ha assunto la guida dell’organizzazione in settembre dopo il passaggio di consegne con il francese Pascal Lamy. La necessaria unanimità è stata infatti raggiunta solo in seguito all’accordo, mediato personalmente da Azevêdo, tra India e Stati Uniti sulle norme WTO in materia di programmi governativi di sussidio alimentare per i poveri e di acquisto delle derrate alimentari dai contadini. Inoltre, lavorando di concerto con il Ministro al Commercio dell’Indonesia, il padrone di casa Gira Wirjawan, il direttore generale del WTO ha sventato un tentativo dell’ultimo minuto di Cuba, Bolivia, Venezuela e Nicaragua di pretendere una dichiarazione dell’organizzazione contro l’embargo che gli Stati Uniti impongono all’isola caraibica da più di cinquant’anni.

Questo successo è attribuibile, oltre alla determinazione del direttore generale, che nei mesi precedenti la ministeriale di Bali ha dato energia e disciplina ad un’organizzazione demoralizzata, anche alla crescente concorrenza dei negoziati regionali a salda guida occidentale. Stretti tra gli accordi preferenziali perseguiti da Stati Uniti ed Unione Europea da un lato e dall’autonomia della Cina dall’altro, i Paesi in via di sviluppo e importanti stelle emergenti dell’economia globale quali Brasile, Nigeria, Indonesia, India, Russia e Sudafrica hanno visto nel WTO l’occasione migliore per far sentire la propria voce. L’assenza dei Paesi emergenti dalle discussioni per aggiornare l’accordo sul commercio in servizi, di grande importanza per il business del 21esimo secolo, è un altro esempio del rischio di marginalizzazione che l’accordo di sabato contribuisce a mitigare.

In tale contesto, spetta a Roberto Azevêdo e alle poche centinaia di funzionari del WTO fare ripartire l’agenda post-Bali e sbloccare i negoziati di Doha. I negoziatori basati a Ginevra dovranno preparare nei prossimi 12 mesi un piano di lavoro per il futuro. In tale sede, sarà necessario dirimere diverse questioni, quali per esempio se sia opportuno mantenere il principio di approvare l’intero pacchetto di Doha in un’unica soluzione o suddividerlo in più tranche, o se sia necessario includere capitoli su temi moderni quale investimenti, concorrenza o flussi di dati. Per il nuovo segretario generale, Bali è davvero solamente l’inizio.

In foto Karel De Gucht, a sinistra, e  Roberto Azevêdo (Foto: European Commission)

L' Autore - Shannon Little

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