martedì , 20 febbraio 2018
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Photo © Jesús Villaseca Pérez. 2010, www.flickr.com

Messico, Iguala: il PE chiede la verità

Il 26 settembre scorso, a Iguala, nello stato di Guerrero (Messico), sono scomparsi 43 studenti. Di loro, ben 25 erano stati arrestati dalla polizia municipale, mentre i restanti erano stati rapiti da uomini armati, ma impossibili da identificare. Si sa per certo che questi misteriosi soggetti abbiano operato con il tacito consenso della autorità locali. Dieci giorni dopo un’orrenda scoperta ha scosso la popolazione civile: nei pressi di Iguala sono state rinvenute sei fosse comuni, dalle quali sono stati riesumati 28 corpi. La scoperta è stata frutto degli interrogatori operati nei confronti degli agenti di polizia autori degli arresti a fine settembre. Grazie a un appello formulato da Amnesty International, esperti forensi indipendenti stanno fornendo il proprio contributo a favore dell’identificazione dei cadaveri.

A condurre l’indagine è Jesus Murillo Karam, Procuratore generale federale (Pgr), mentre l’indagine parallela sulla sparizione di altre sei persone, avvenuta sempre il 26 settembre, è ancora nelle mani del Procuratore generale dello stato di Guerrero. Il problema non è indifferente, se si considera che questa seconda indagine è del tutto funzionale alla prima e si tiene conto anche delle accuse mosse al Procuratore di stato negli ultimi anni. Il Procuratore federale, in una delle prime conferenze stampa, ha infatti gettato la luce sugli strettissimi legami che intercorrono tra i narcos Guerreros Unidos e le autorità locali dello stato di Guerrero e della città di Iguala.

In seguito a tali dichiarazioni, il governatore dello Stato, Angelo Aguirre, si è dimesso, sperando che una distensione politica generale possa comportare la risoluzione della crisi. Successivamente, il Procuratore federale ha spiccato due mandati d’arresto per il sindaco di Iguala, José Luis Abarca, e sua moglie. I due, insieme al capo della polizia locale, si sono però dati alla macchia, avvalorando la tesi secondo la quale sarebbero stati loro a dare ordine di “ripulire” la città dai manifestanti. Il 26 settembre si era infatti svolto un importante meeting elettorale per il supporto della moglie di Abarca come successivo primo cittadino di Iguala. I 43 studenti avevano mobilitato la popolazione civile al fine di portare alla luce i pericolosi interessi protetti dalle autorità e ottenere un cambio di rotta nel sistema scolastico, partendo da una maggior inclusione sociale.

L’appello accorato affinché le autorità governative cessino di calpestare i diritti umani è salito sempre più forte. La protesta è diventata oramai incontenibile: il 22 ottobre a Città del Messico sono scesi in strada 45.000 manifestanti, all’urlo di “Fue el Estado!” (“È stato lo Stato!). Il grido d’aiuto disperato denuncia un caos in cui i crimini di Stato sono oramai connaturati al sistema, nel quale sparizioni, torture, esecuzioni, massacri e ritrovamenti di fosse comuni sono all’ordine del giorno.

Perciò il Parlamento europeo (PE) ha approvato una risoluzione che manifesta lo “sgomento per il continuo deteriorarsi della situazione dei diritti umani in Messico e per l’assenza di un serio impegno dello Stato messicano a favore della lotta all’impunità, e ribadisce la propria condanna per le sparizioni forzate e gli omicidi commessi dallo Stato messicano o con la sua complicità”. La risoluzione costituisce un autentico cambio di rotta: la relazione commerciale tra UE e Messico, argomento tabù nei mesi passati, è stata messa in discussione. Il PE, infatti, ritiene necessaria la sospensione del processo di aggiornamento dell’accordo globale UE-Messico, invitando tutti gli Stati membri a sospendere e respingere ogni negoziato in merito ad accordi di sicurezza. Allo stesso modo il PE chiede agli Stati membri, rivolgendosi in particolare alla Germania, di dichiarare il Messico zona preclusa alla cooperazione in materia di armi finché non sia ristabilita la legalità nel Paese e nelle sue istituzioni.

Elena Valenciano, eurodeputata spagnola (S&D) e presidente della sottocommissione ai diritti umani, ha dichiarato quanto sia arduo conoscere l’impatto reale delle risoluzioni, ma come certamente quelle d’urgenza provochino importanti reazioni politiche e dell’opinione pubblica. Intanto, nel silenzio dei media dei Paesi europei, dal Messico è arrivata una prima conferma delle indiscrezioni secondo cui alcuni dei corpi ritrovati nelle fosse comuni siano quelli degli studenti scomparsi. Corpi, che secondo gli esami autoptici, sarebbero stati arsi vivi.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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