giovedì , 16 agosto 2018
18comix

Summit UE-Canada, tra dubbi e celebrazioni

Non si vive di solo sciroppo d’acero. Questa la reazione della maggior parte degli europei che imparano dell’alto livello di cooperazione ormai esistente tra Canada e Unione Europea, e delle sfide che pure rimangono.

Nel vertice di Ottawa di venerdì scorso il Primo Ministro canadese Harper e i Presidenti Barroso e Van Rompuy hanno infatti emesso un comunicato congiunto che celebra gli importanti progressi di quella che sembra profilarsi come una nuova “relazione speciale”. In particolare, sono stati celebrati due accordi: lo Strategic Partnership Agreement (SPA), che delinea una cooperazione rafforzata e strutturata in materia di politica estera, e il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), un accordo di libero scambio per incrementare commercio e investimenti transfrontalieri. Sullo sfondo, gli Stati Uniti, il gigante delle Americhe che rappresenta il partner privilegiato per gli europei, sia per le questioni di politica e sicurezza che per quelle economiche, nonostante le difficoltà da un lato nel coordinare le azioni in Ucraina, Siria, Libia e Iraq, e dall’altro l’incedere affannoso dei negoziati per il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP). Il contrasto non potrebbe essere più evidente, ma rimane un importante punto interrogativo, che riguarda proprio il CETA, la vera ragione del vertice.

Con l’SPA, Bruxelles garantisce ad Ottawa uno scambio continuo e strutturato su questioni di relazioni internazionali, energia, ricerca e innovazione, scienza e tecnologica, e l’Artico. Si tratta di un riconoscimento di una partnership stretta, aiutata anche dalla comune appartenenza alla NATO e da una cultura più affine al vecchio continente di quella statunitense. Basti pensare al riconoscimento di un sovrano europeo, la Regina Elisabetta, nel ruolo di capo di Stato, o all’atteggiamento completamente diverso nei confronti delle armi private, o ancora alla presenza di un sistema sanitario nazionale pagato dai contribuenti. Addirittura emerge la concreta possibilità che tra qualche anno si possa viaggiare oltreoceano senza richiedere un visto, decisione presa dai leader canadesi ed europei per facilitare gli scambi economici che il CETA rende possibile.

Sorto da una promessa fatta nel 2009 di liberalizzare in maniera ambiziosa gli scambi, il CETA ha richiesto un lungo periodo per concepimento e gravidanza, e il parto, ormai prossimo, non sarà privo di complicazioni. Primo accordo commerciale ad ampio respiro dell’UE con un Paese ricco, questo è stato ulteriormente complicato nelle sue fasi finali dai negoziati con gli Stati Uniti e dai problemi politici tra questi ultimi e la Germania, azionista di maggioranza dell’Unione. Un deal in grado di aumentare l’interscambio del 23% secondo la Commissione Europea e di generare benefici economici per oltre 20 miliardi di euro secondo uno studio congiunto UE – Canada, il CETA è sempre più invischiato nelle polemiche sulle clausole di risoluzione delle controversie tra Stati e imprese private.

La settimana scorsa il Commissario al Commercio uscente Karel De Gucht ha difeso tali disposizioni come legittime tutele per le multinazionali estere che ne incoraggiano gli investimenti diretti, mentre il Ministro dell’Economia tedesco Sigmar Gabriel ha minacciato di opporsi alla ratifica del CETA se tali clausole non saranno cancellate. Il sistema in questione, piuttosto diffuso tra i moderni accordi internazionali in ambito commerciale, prevede la possibilità per le imprese che si ritengono vittime di un trattamento scorretto e che non siano riuscite a vedere riconosciute le loro ragioni di fronte a tribunali nazionali, di rivolgersi ad un arbitrato internazionale per chiedere risarcimenti o disapplicazione delle normative in questione. L’accusa che si rivolge a questa clausola – la cui inclusione nel TTIP è una richiesta probabilmente ineludibile dei negoziatori americani – è che restringerebbe la libertà di legiferare delle democrazie, a vantaggio di interessi privati.

Dalla capacità o meno di superare lo scetticismo di molti europei sull’opportunità di inserire queste clausole negli accordi commerciali dipenderà il successo del summit di venerdì, l’andamento delle relazioni commerciali e politiche con il Canada, e soprattutto la conclusione del TTIP, definito in precedenza “l’accordo del secolo”. Cecilia Malmström, la Commissaria per il Commercio in pectore, non avrà un minuto da perdere, una volta insediatasi nel suo nuovo ufficio al Berlaymont.

In foto, Herman Van Rompuy, Stephen Harper e José Manuel Barroso © European Union 2014

L' Autore - Shannon Little

Check Also

niger

Niger e Francia: il business dell’uranio e gli investimenti in stabilità

Il Niger, al 187 posto nell’indice dei diritti umani, rappresenta uno degli stati più complessi …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *