lunedì , 19 febbraio 2018
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Summit UE-Cina: al centro investimenti e commercio

Si è svolto a Pechino la settimana scorsa il Summit fra Unione Europea e Cina, giunto alla sua sedicesima edizione. La delegazione europea era composta dal Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e dal Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, oltre ai Commissari Kallas, Oettinger, De Gucht e Hahn. La vasta composizione della missione europea dimostra la natura comprensiva del vertice, che ha spaziato dai temi geopolitici e della sicurezza alle materie economiche e commerciali. L’incontro di quest’anno segna il decimo anniversario della partnership strategica fra i due poli, lanciata nel 2003. La delegazione cinese è stata invece guidata per la prima volta dal premier Li Keqiang, mentre si sono svolti incontri di alto livello a latere fra il Presidente della RPC Xi Jinping e i rappresentanti dell’UE. Si tratta del primo vertice al più alto livello fra Cina e UE dalla salita al potere della nuova leadership cinese.

Risultato del vertice è l’Agenda Strategica di Cooperazione 2020, un documento che pone le basi per un rafforzamento della collaborazione fra Cina ed Europa nei prossimi anni. Si tratta innanzitutto di un’agenda condivisa, che dunque rispecchia formalmente le posizioni di entrambi gli attori in gioco. È significativo dunque che uno dei primi punti sia dedicato al riconoscimento di un mondo ormai multipolare, in cui è necessario un sistema di norme internazionali efficace e ragionevole. Facile però ipotizzare che UE e Cina diano un’interpretazione differente della ragionevolezza del diritto internazionale: come conciliare altrimenti le divergenti posizioni su diritti umani e interventi lesivi della sovranità nazionale?

Non a caso, in materia di diritti umani si parla di ‘mutuo rispetto’: in sostanza, almeno in questo documento condiviso, l’UE non ha potuto calcare la mano più di tanto. Ma anche negli interventi di Van Rompuy si legge una certa moderazione: “una parola sui diritti umani”, ha detto nelle sue dichiarazioni conclusive il Presidente del CE. L’UE “ha espresso preoccupazione” per la tutela delle minoranze e la libertà di espressione in Cina, ma riconosce i risultati del governo cinese nel far uscire dalla povertà milioni di cittadini cinesi. Troppo poco, forse, per un’Unione che pone i diritti umani “al centro della propria esistenza”.

Inutile negare che alla base dell’incontro ci fossero questioni economiche e commerciali, per le quali è anche oggettivamente più semplice approcciare la leadership cinese. L’Agenda è un documento ampio e comprensivo e spazia dall’agricoltura al settore spaziale, dalla cultura all’ambiente. Ma è molto più incisivo in materia commerciale: come sottolineato anche da Barroso, la priorità principale nei prossimi anni sarà la negoziazione di un accordo sugli investimenti, come primo passo verso la creazione di un’area di libero scambio.

Sempre nel linguaggio molto equilibrato dell’Agenda, l’accordo dovrà coprire “questioni d’interesse per entrambe le parti”: accesso al mercato europeo per la Cina, protezione degli investimenti per l’UE. Non solo salvaguardia degli investimenti in ambo i mercati, ma anche una graduale loro liberalizzazione. L’accordo dovrà sostituire gli attuali patti bilaterali fra la Cina e gli Stati membri dell’UE.

Dovrà poi essere rinforzato il dialogo sulla tutela della proprietà intellettuale, una richiesta annosa degli investitori europei. Viene inoltre confermato il programma bilaterale di swap fra euro e yuan, una misura che permette alla valuta cinese di conquistare sempre più autorevolezza internazionale. In generale, l’approccio win-win, tanto caro alla leadership di Pechino, permea l’intero documento. Documento che incide molto sul tema della ‘crescita verde’, per uno sviluppo “sostenibile e inclusivo”. Questa costituisce una piccola concessione da parte del governo cinese, sempre più consapevole dei rischi ambientali e dell’eventuale instabilità derivante da una mancata inclusione delle fasce sociali meno protette, su tutte quella dei milioni di contadini che si spostano nelle città ogni anno e che sono privi di un’assistenza sociale adeguata.

Barroso ha sottolineato che l’Agenda è certamente un documento strategico, ma che contiene impegni molto concreti, come dimostra anche la firma di un accordo in materia di sicurezza energetica e la lettera di intenti su ricerca e innovazione per la sicurezza alimentare siglati al vertice. L’UE è il primo partner commerciale della Cina e così dovranno rimanere i fatti nei prossimi anni.

In foto il Presidente del CE Herman Van Rompuy, il Primo Ministro cinese Li Keqiang e il Presidente della Commissione José Manuel Barroso al vertice di Pechino (Foto: Council of the European Council)

 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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