mercoledì , 21 febbraio 2018
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Tra protezionismo e accordo di libero scambio: quale strada prenderà il Brasile?

L’Unione Europea ha avviato il 19 dicembre una disputa contro il Brasile presso la World Trade Organization (WTO) per la tassazione imposta dal paese sudamericano sull’importazione di una vasta linea di prodotti. Automobili, computer, smartphone e semiconduttori sono solo alcune delle merci interessate dalla tassa in questione, che ha portato, secondo l’europarlamentare tedesco Daniel Caspary, ad un calo dell’11% delle esportazioni europee di veicoli a motore verso il paese sudamericano, nel corso del 2013.

La procedura di risoluzione delle dispute dell’organizzazione ginevrina prevede che le parti in causa abbiano 60 giorni di tempo per trovare una soluzione stragiudiziale. In caso contrario, la procedura legale, che può durare diversi anni, prevede in ultima analisi la possibilità di introdurre sanzioni. Giappone e Stati Uniti potrebbero unirsi all’UE nella causa, avendo anch’essi lamentato a lungo la tassazione che il Brasile impone sulle merci importate, che secondo Bruxelles è discriminatoria e protezionista. Il Ministro degli Esteri brasiliano Luiz Alberto Figuereido respinge le accuse e prepara con prudenza la difesa, attento a non provocare una guerra commerciale come hanno fatto di recente Argentina e Cina.

Il vecchio continente è la destinazione finale, infatti, di un quinto delle esportazioni brasiliane ed è pertanto il primo partner commerciale di Brasilia, che otterrebbe grandi benefici dalla conclusione dei negoziati, in corso da diversi anni, per un’area di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur, organizzazione internazionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela. La DG Commercio della Commissione Europea sottolinea come il lancio della procedura d’infrazione a Ginevra non pregiudichi le discussioni commerciali tra i due blocchi di paesi, rilanciate nel 2010 dopo anni di stasi e giunte ormai al nono round.

Nonostante le smentite di rito, è difficile credere che una disputa a Ginevra tra l’UE e il paese più importante del Mercosur su così vaste restrizioni al commercio possa conciliare un accordo più generale, peraltro ancora alle fasi preliminari. Le parti si trovano nella fase di discussione e approssimazione delle normative, e non ha ancora avuto luogo lo scambio delle offerte di accesso al mercato, soprattutto per via delle divisioni interne all’area sudamericana: il Venezuela (prima con Chávez, oggi con Maduro) non partecipa per ragioni politiche, mentre l’Argentina è riluttante ad abbandonare le barriere a tutela di un’economia ancora fragile e instabile.

Il protezionismo di Buenos Aires e Brasilia è, in effetti, parte integrante della politica industriale dei due paesi, ormai giunti a un livello di reddito tale da far perdere loro l’accesso duty free al mercato interno, che l’Unione Europea garantisce ai paesi meno sviluppati. La strategia delle élites laburiste al potere a Brasilia consiste nell’incoraggiare lo sviluppo dell’industria domestica, sfruttando le stesse multinazionali interessate a scavalcare i dazi tramite investimenti diretti. Tra le case automobilistiche, è il caso di BMW, Volkswagen, Jaguar Land Rover e Fiat, che hanno aperto numerosi stabilimenti nel paese, divenuto il settimo produttore mondiale di veicoli a motore (oltre 3 milioni rispetto ai 600000 dell’Italia nel 2012).

Proprio il successo del paese carioca, che nonostante il raffreddamento della crescita negli ultimi anni ha tuttora un reddito pro-capite molto maggiore di quello di Cina, India e Indonesia, cambia la posta in gioco nel negoziato tra Unione Europea e Mercosur: quando i privilegi commerciali saranno eliminati nel corso del 2014, i dazi dei prodotti brasiliani aumenteranno considerevolmente, e la classe media, che ha già espresso la sua frustrazione in forti proteste in estate, vedrà fortemente colpita la propria prosperità, a causa del calo delle esportazioni verso il suo principale mercato.

Per le autorità brasiliane si prospetta quindi, sempre più chiara, una scelta: essere forza trainante del Mercosur verso l’apertura al commercio estero, e pertanto risolvere amichevolmente la disputa in questione, riprendendo rapidamente i negoziati con l’Europa, o chiudersi su un’economia in visibile rallentamento. La scelta è facile solo sulla carta, e solamente tra due mesi sapremo la risposta.

Nell’immagine, il punto, presso le cascate dell’Iguazu, dove si incrociano i confini di Brasile, Argentina e Paraguay, tre dei Paesi che fanno parte del Mercosur (© Antonio-gil, Wikimedia Commons).

L' Autore - Shannon Little

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