giovedì , 22 febbraio 2018
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TTIP e società civile (parte I): dubbi e paure su alimenti e ambiente

In concomitanza con il 4° round di negoziati, il 12 e 13 marzo si sono tenute a Bruxelles diverse iniziative legate al TTIP, il Transatlantic Trade and Investment Partnership tra Unione Europea e Stati Uniti. L’ALTER summit, tra gli altri, è stato un momento di riflessione e dibattito cui hanno partecipato piccoli e grandi movimenti della società civile: tra gli speaker, rappresentanti di varie confederazioni sindacali nazionali, europee ed americane, svariate ONG, il centro di ricerca Corporate Europe Observatory e il Centro Belga per la Cooperazione allo Sviluppo. Il giorno dopo si è tenuta una manifestazione di protesta davanti alla DG Trade.

Sul suolo statunitense sono presenti 3.300 aziende europee con 24.000 filiali. Nel territorio europeo invece, 14.400 compagnie statunitensi dispongono di una rete di 50.800 filiali. Gli interessi in gioco nel commercio transatlantico vanno ben oltre questi numeri, e includono soprattutto quelli dei grandi gruppi industriali che siedono al tavolo delle negoziazioni. La forza congiunta di un trattato transatlantico e di quello transpacifico, già in fase di adozione in dodici Paesi, è secondo molti quella di un immenso impero economico capace di dettare le proprie condizioni aldilà delle frontiere.

La mobilitazione risponde ad una lacuna informativa evidente: la trasparenza. Sulla natura delle negoziazioni si sa davvero poco. Lo spirito appare anzi simile a quello del Trattato di libero scambio con il Canada (CETA), su cui si è raggiunto un accordo politico lo scorso ottobre. Sullo stesso CETA circolano ad oggi soltanto schede riassuntive con informazioni generali. Le zone d’ombra che avvolgono parti di queste negoziazioni commerciali non fanno altro che rafforzare il sospetto che, a livello di concessioni e apertura al mercato, la “carne sul fuoco” sia tanta.

La volontà di sottrarre i negoziati all’attenzione del pubblico è facilmente comprensibile: le negoziazioni TTIP riguardano anche la liberalizzazione commerciale e l’apertura agli investimenti in tutti i settori, escluso l’audiovisivo. Ma in un periodo di mobilitazione generale contro le misure di austerità in atto in tutta Europa (qualche giorno fa, più di un milione i partecipanti alla marcia per la dignità a Madrid), le negoziazioni a porte chiuse di un trattato commerciale con gli Stati Uniti, patria del neo-liberismo, non possono passare inosservate.

Commercio, agricoltura, ambiente. Le tariffe commerciali tra Stati Uniti e UE sono già basse (sotto il 3% in media), eccezion fatta per l’agricoltura e il settore automobilistico. Si tratta dunque di operare una convergenza delle barriere non tariffarie, come le procedure doganali e le restrizioni normative. Gli interessi americani nel settore agro-alimentare sono ben noti: almeno 60 grandi gruppi del settore nella cui ottica, commercialmente aggressiva, la legislazione europea in materia di protezione dei consumatori e le altre misure di tutela sono di intralcio al libero scambio.

Non si tratta di semplice “allarmismo”: il WTO ha già inflitto all’UE diverse sanzioni di svariate centinaia di milioni di euro per il suo rifiuto di importare organismi geneticamente modificati. A ciò si aggiungono le considerazioni ambientaliste: ad esempio, il sistema dei diritti di emissione di CO2. Nell’ottica di Airlines for America (A4A), i regolamenti europei recano “un pregiudizio considerevole” all’industria dei trasportatori aerei statunitensi.

Tra l’altro, operare un’armonizzazione, ovvero una convergenza de iure delle legislazioni tra le due sponde dell’Atlantico, è pressoché impossibile: più probabile, invece, una convergenza de facto con il noto sistema del mutuo riconoscimento. Le due parti si impegneranno a considerare le rispettive legislazioni come equivalenti e, di conseguenza, ad accettare nel proprio mercato prodotti e servizi regolamentati con le rispettive disposizioni.

Non si tratta poi di argomentazioni limitate agli alimenti o alla protezione ambientale: nel campo industriale, la proprietà intellettuale concerne praticamente tutto. Prezzo dei medicinali, libertà della rete, sicurezza dei dati, energia, diritti d’autore, assicurazioni sanitarie: le conseguenze di un mercato transatlantico così vasto sono difficilmente prevedibili.

In foto, la protesta inscenata la scorsa primavera dagli eurodeputati dei Verdi con la scarsa trasparenza dei negoziati TTIP (© greensefa – Flickr 2013)

L' Autore - Redazione Europae

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3 comments

  1. Il T.T.I.P. è ”Babilonia la Grande” dell’Apocalisse

    Presto verrà creata una nuova mostruosità, nel nome del rilancio dell’economia mondiale. Questa sarà la nuova Babilonia, il centro di tutto il potere, con cui l’elite mondiale e i ricchi commerceranno. Ciò sarà visto come l’origine di grandi novità, in modo che le persone potranno beneficiarne in ogni modo nei posti di lavoro, nelle case in cui vivono e per il cibo con cui sfamano le loro famiglie.
    Ogni gloria circonderà l’anticristo. Allora egli, insieme con il falso profeta, creerà una associazione globale, che sarà presentata come la più grande iniziativa umanitaria. Il mondo applaudirà questa nuova Babilonia e tutti chiederanno a gran voce di poter ottenere anche solo un piccolo punto d’appoggio al suo interno.
    La nuova Babilonia, sarà detto, é per la gloria del “grande”, la promozione dell’ambiente, l’abbraccio della madre terra e la liberazione del mondo dalla povertà grazie alle ricchezze, cose che usciranno dalla sua vile bocca. Quando questo avverrà, la Mano del Mio Intervento farà ruotare il mondo sul suo asse. Non ho intenzione di stare senza avvisare i Miei figli sulle conseguenze di accettare questo abominio, creato nelle profondità dell’Inferno e inflitto all’umanità. I Miei grandi segni saranno mostrati a tutti coloro che abbracciano e accettano questo insulto nel Mio Santo Nome.
    ***********************************************

    • Federica Morelli

      Quando i gas velenosi non basteranno piú, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ piú ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie. 🙂

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