18comix
TTIP
Contestazioni contro il TTIP © Sleeves Rolled Up - www.flickr.com, 2015

TTIP: Greenpeace svela le carte segrete dell’accordo

Il 2 maggio scorso, Greenpeace Olanda ha pubblicato 248 pagine di ‘restricted documents’ (documenti confidenziali) relativi ai negoziati in corso tra Unione Europea e Stati Uniti per la conclusione del Trattato di Partenariato Transatlantico, il TTIP. I documenti diffusi, che risalgono al marzo scorso e quindi non aggiornati all’ultimo round negoziale di New York di fine aprile, costituiscono i 2/3 del testo del TTIP e, per la prima volta, rendono pubblica la posizione americana sulla maggior parte delle aree di discussione.

I timori di Greenpeace sul TTIP

Secondo Greenpeace, i documenti trafugati confermerebbero le principali preoccupazioni espresse sul negoziato. Questo, infatti, avrebbe lo scopo di demolire gli alti standard di protezione UE e lasciare, così, ampio margine di manovra alle lobby ed alle multinazionali. Particolarmente preoccupante, secondo il Direttore di Greenpeace Europe, Jorgo Riss, sono le lacune riguardanti 4 temi fondamentali: tutela ambientale; protezione del clima; principio di precauzione; ed ingerenza industriale.

  • Tutela dell’ambiente: i testi pubblicati non contengono alcun riferimento alle cosiddette ‘General Exceptions’, (regola stabilita nel GATT del 1947), che permettono agli Stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante”.
  • COP 21: i documenti non fanno alcun riferimento al clima ed al punto principale dell’ultimo Accordo di Parigi, cioè la necessità di mantenere l’aumento delle temperature al di sotto degli 1.5 C°.
  • Principio di precauzione: tale principio (che prevede l’adozione di un approccio cautelativo nella presa di decisioni politiche e/o economiche che riguardino materie scientificamente complesse) è presente nei Trattati europei, ma in nessuno dei documenti sul TTIP.
  • Ingerenza industriale: secondo Riss, si nota chiaramente che “mentre la società civile ha avuto ben poco accesso ai negoziati, l’industria ha avuto una voce privilegiata su decisioni importanti”.

La reazione di Bruxelles

Immediata la reazione del Commissario Europeo al Commercio, Cecilia Malmström, che, in un comunicato, ha definito lo scompiglio causato dai sopracitati documenti una “tempesta in una tazza di tè”. La Commissaria ha affermato che sono venuti a crearsi “seri equivoci” nell’interpretazione dei documenti. Innanzitutto, si è posto l’accento sul fatto che i ‘testi consolidati’ di un negoziato (come quelli resi noti), non sono la stessa cosa di un ‘risultato finale’. Questi documenti, infatti, rispecchiano esclusivamente la posizione delle parti e, perciò, non ci si deve meravigliare che vi siano aree in cui l’Unione Europea e gli Stati Uniti abbiano visioni discordanti.

Allo stesso modo, non deve sorprendere che una parte (Washington) eserciti determinate pressioni per la salvaguardia dei propri interessi. È, infatti, caratteristica imprescindibile di qualsiasi trattativa “che i soggetti di un negoziato vogliano raggiungere quanti più dei propri obiettivi possibili”, ha affermato la Malmström, che ha però garantito che sui punti in cui la distanza tra le parti è troppo marcata, non si avrà un “incontro a metà strada”, sconveniente per entrambi, ma semplicemente “non vi sarà un accordo”.

La Commissaria ha concluso affermando con decisione che nessun trattato andrà mai ad intaccare l’alto grado di protezione dei consumatori, di sicurezza alimentare o di salvaguardia dell’ambiente tipico dell’UE.

Il NO della Francia alle attuali negoziazioni

Nel frattempo, la Francia ha adottato una posizione netta: “Allo stato attuale [dei negoziati] la Francia dice ‘NO’ all’accordo, perché non siamo per un libero scambio senza regole”. Così ha tuonato il Presidente François Hollande durante la cerimonia di chiusura delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario del Front Populaire. “Non accetteremo mai la messa in discussione di principi essenziali per la nostra agricoltura, la nostra cultura, per la reciprocità dell’accesso ai mercati pubblici”, ha infine aggiunto il numero 1 dell’Eliseo.

L' Autore - Luca Feltrin

Laureato presso l'Università degli Studi di Torino in Diritto Internazionale con una tesi relativa alla crisi finanziaria ed economica dell'Eurozona, con una particolare attenzione al caso greco. Appassionato fino al morboso di affari e politica europea (particolarmente all'aspetto legale, istituzionale ed economico dell'Unione). Amante del gioco del rugby in cui mi diletto con risultati, ahimè, non propriamente eccellenti.

Check Also

niger

Niger e Francia: il business dell’uranio e gli investimenti in stabilità

Il Niger, al 187 posto nell’indice dei diritti umani, rappresenta uno degli stati più complessi …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *