mercoledì , 21 febbraio 2018
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TTIP
Il Commissario Malmstrom © European Commission -EU

TTIP, l’UE vuole un capitolo su lavoro e sviluppo sostenibile

Mentre i leader mondiali sono riuniti a Parigi per la conferenza del COP21 nel tentativo di trovare una soluzione al peggioramento del surriscaldamento globale, a seguito della conclusione dell’undicesimo round di negoziati dell’accordo TTIP, svoltosi in Florida dal 14 al 23 ottobre, l’Unione Europea aveva già tentato un primo passo avanti proponendo l’inserimento di un capitolo su sviluppo sostenibile, lavoro e ambiente.

“Promuovere il commercio non significa solo perseguire i propri interessi economici, ma anche propugnare valori. Per questo nei negoziati commerciali UE-USA proponiamo un approccio molto ambizioso allo sviluppo sostenibile”. Così ha affermato la Commissaria al Commercio, Cecilia Malmström, durante la conferenza stampa indetta per presentare la proposta. La massima istituzione tecnica, seguendo la sua nuova strategia denominata Trade for all, mira essenzialmente all’introduzione di politiche commerciali più responsabili sia all’interno dell’Unione stessa che a livello globale. La proposta è infatti volta a garantire, sia in Europa che negli Stati Uniti, standards elevati in materia di lavoro ed ambiente, nonché ad istituire una collaborazione rafforzata volta ad affrontare le difficili sfide lanciate dall’economia globalizzata.

I dettagli della proposta

In tema ambientale, il testo presentato richiede un sensibile rafforzamento della cooperazione transatlantica per contrastare in maniera efficace il disboscamento, la pesca illegale o il commercio di specie selvatiche a rischio di estinzione e per promuovere scambi ed investimenti in materia di beni e tecnologie verdi.

Riguardo il lavoro, invece, si richiede sostegno attivo nell’ambito di tutti gli obiettivi strategici stabiliti dall’Agenda per il lavoro dignitoso dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, tra cui la promozione dell’occupazione, i diritti dei lavoratori, la protezione sociale, il dialogo sociale, nonché la non discriminazione e la parità di genere. Inoltre si richiede un’affermazione delle norme fondamentali sul lavoro, l’impegno a promuovere a livello mondiale l’obiettivo di eliminare immediatamente ed efficacemente le peggiori forme di lavoro minorile e il lavoro forzato o obbligatorio in tutte le sue forme ed infine la protezione della salute e della sicurezza sul posto di lavoro.

Tuttavia, la proposta non è stata accolta con entusiasmo da Washington poiché, come ammesso dalla stessa Commissione, quest’ultima è ancora ad uno stadio etereo ed assolutamente non vincolante per le parti. A tal riguardo, la Malmström si è giustificata dichiarando che v’è la consapevolezza sulla necessità di un capitolo sull’applicazione dei suddetti impegni ma, per mancanza di tempo, questo non è ancora stato formulato. L’UE ha infatti consegnato il suo progetto alla controparte durante l’ultimo round negoziale e spera di ricevere presto una risposta. Comunque, ha garantito che “c’è effettivamente la volontà di avere un capitolo forte sia sugli standard del lavoro che sullo sviluppo sostenibile”.

Adattare il TTIP alle sfide globali

Perché tale capitolo? La risposta è molto semplice. Lo sviluppo sostenibile è un obiettivo fondamentale della politica internazionale odierna, in quanto prevede meccanismi volti a permettere il soddisfacimento delle esigenze della generazione attuale senza però andare a danneggiare i bisogni essenziali di quelle future.  Il Trattato di Lisbona, che costituisce l’ossatura legale dell’Unione, riconosce espressamente l’importanza di tale principio e lo definisce come un fine imprescindibile da perseguire attivamente sia a livello interno che esterno. Tuttavia, fino ad ora, Bruxelles non ha conseguito risultati concreti particolarmente incoraggianti in materia.

A tal proposito, il capitolo avanzato dalla Commissione vuole porre fine a questa frustrante inazione politica dell’Unione e, per fare ciò, prevede al suo interno alcune disposizioni che si collocano tra le più ambiziose mai proposte ad alcun partner commerciale. Inoltre, la Commissione vuole così riconquistare la fiducia perduta dell’opinione pubblica mostrando la volontà di lavorare su alcune delle tematiche che hanno causato maggiori tensioni tra la società civile. Nonostante le buone intenzioni espresse da Bruxelles, non si sono fatte attendere le aspre critiche da parte dei vari comitati che si oppongono da sempre al raggiungimento dell’accordo. Questi ritengono, infatti, che la proposta non sia altro che un bieco diversivo, nonché un esercizio di pura retorica da parte delle istituzioni e che non ci sia un impegno concreto di quest’ultime al raggiungimento di un livello di salvaguardia accettabile per i consumatori.

L' Autore - Luca Feltrin

Laureato presso l'Università degli Studi di Torino in Diritto Internazionale con una tesi relativa alla crisi finanziaria ed economica dell'Eurozona, con una particolare attenzione al caso greco. Appassionato fino al morboso di affari e politica europea (particolarmente all'aspetto legale, istituzionale ed economico dell'Unione). Amante del gioco del rugby in cui mi diletto con risultati, ahimè, non propriamente eccellenti.

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