martedì , 21 agosto 2018
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TTIP
Photo © cosmo_72 - www.flickr.com, 2008

TTIP, rischio o opportunità per l’agroalimentare?

Continua nel caldo di inizio estate la maratona del Transatlantic Trade & Investment Partnership (TTIP), l’accordo in fase di negoziato dal 2013 tra Unione Europea e Stati Uniti. Tra riunioni del G7, veti parlamentari incrociati e ardite speranze italiane, si trascina a fatica la discussione, che Angela Merkel vorrebbe conclusa entro la fine del mandato di Obama e Matteo Renzi addirittura entro quest’anno. Ed è un vero peccato, perché non ci sarebbe modo migliore per l’Italia di suggellare l’anno dell’EXPO che con un accordo che porterebbe moltissime opportunità alle proprie imprese, specialmente nell’agroalimentare.

Il settore vede infatti come un trampolino di lancio l’Esposizione Universale di Milano, e spera nel TTIP per fare chiarezza sugli scaffali dei supermercati americani tra prodotti italiani e prodotti dall’aspetto italiano, scaffali che sta peraltro cercando di presidiare con la forza che si merita una delle tradizioni culinarie più apprezzate al mondo.

Nuovi ostacoli per il TTIP

La settimana scorsa si è verificata stata una doppia battuta d’arresto a Washington e a Bruxelles. Negli Stati Uniti, non è bastato al Presidente Barack Obama lanciare una vera e propria charme offensive nei confronti dei “suoi” parlamentari nella Camera dei Rappresentanti, e nonostante l’appoggio della leadership Repubblicana, non è passata la cosiddetta fast-track, l’autorità di negoziare accordi blindati da sottoporre al Congresso per l’approvazione. The Economist ha parlato di “politica del ponte levatoio alzato” nei confronti della globalizzazione, una reazione protezionista da sinistra alquanto strumentale e fuori tempo.

Ma il Parlamento Europeo non è stato da meno. Pochi giorni prima di un voto decisivo nella plenaria di Strasburgo per definire la propria posizione negoziale e dare il via libera alla Commissione, il Presidente Martin Schulz ha preferito optare per un semplice dibattito, rimandando il tutto a settembre: troppe le divisioni interne a popolari e socialisti per rischiare un voto contrario imbarazzante e controproducente. Tutto questo in un contesto di proteste crescenti in Germania, dove appena il 40% dei cittadini pensa che il TTIP avrà effetti positivi, nonostante l’appoggio di entrambi i partiti di governo della Grosse Koalition. Se la Commissaria al Commercio della UE, Cecilia Malmström, è sicura che vi sarà un’accelerazione nei negoziati dopo l’estate e che la deadline di inizio 2017 è fattibile, i sindacati tedeschi non si tirano indietro: organizzeranno una vasta manifestazione di protesta in ottobre.

Le divergenze fra le due sponde dell’Atlantico

Ma le divergenze tra UE e Stati Uniti sono davvero formidabili su diversi punti: oltre alla ormai annosa questione della risoluzione delle dispute investitore-Stato, è proprio il commercio in beni alimentari a rappresentare una spina nel fianco sempre più pungente per i team di negoziatori. La disputa più grave verte sugli OGM, molto più tollerati ed usati negli Stati Uniti rispetto al Vecchio Continente, che ha recentemente aumentato la discrezionalità degli Stati membri nel restringerne l’uso e la commercializzazione, anche a prescindere da valide ragioni scientifiche. Il mese scorso, per questo motivo, il Ministro dell’Agricoltura americano Tom Vilsack ha addirittura accusato l’UE di mettere in pericolo non solo il TTIP, ma gli sforzi globali per sfamare il pianeta da qui al 2050.

Una vera beffa per l’Italia, ostile al limite della paranoia nei confronti degli OGM, che pure tollera come mangimi per i suoi animali da allevamento. Una delle tante contraddizioni che bisogna guardare in faccia e affrontare, prima di parlare di Europa o addirittura di America.

L' Autore - Shannon Little

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