giovedì , 22 febbraio 2018
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TTIP, Ue e Usa nel pantano transatlantico

“Vogliamo ascoltare tutti gli interessati. Questa settimana ho incontrato sindacati, imprese e ONG”. Così hanno twittato gli stagisti del Chief Negotiator per l’Unione Europea nei negoziati con gli Stati Uniti per un Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), lo spagnolo Ignacio Garcia Bercero.

Mentre si svolgeva a porte chiuse a Bruxelles il quarto round di discussioni, mercoledì 12 marzo la Commissione ha dimostrato l’impegno per la trasparenza e il coinvolgimento della società civile europea attraverso una giornata di incontri e discussioni con centinaia di rappresentanti degli interessi organizzati. Ed è sempre con un occhio attento alle pubbliche relazioni che è stato annunciata l’apertura di un nuovo capitolo dell’accordo specificamente dedicato alle PMI, per assicurare che esse traggano i benefici sperati dal TTIP, una novità per l’Unione e i suoi accordi di libero scambio.

Sicuramente i negoziati hanno bisogno di dare l’impressione di un maggiore vigore, anche per superare la crescente diffidenza dello stesso Partito Democratico americano nei confronti del libero mercato, esemplificata dalla riluttanza del capogruppo alla Camera Harry Reid a concedere al suo Presidente l’autorità di stringere accordi non modificabili dal potere legislativo. Nota come fast track, la procedura rafforza la credibilità dei negoziatori statunitensi agli occhi dei partner europei e soprattutto asiatici poiché prevede un semplice voto si/no da parte delle camere, senza permettere una modifica unilaterale agli impegni presi.

D’altronde lo stesso Commissario De Gucht aveva concluso in febbraio, in seguito ad un incontro con la sua controparte americana Michael Froman, che gli Stati Uniti non mostravano sufficiente ambizione, in riferimento alla loro offerta di riduzione delle tariffe. Anche se questa dichiarazione – e la stessa offerta americana – può rientrare nel normale gioco negoziale, l’impressione diffusa è che il negoziato non abbia in questa fase il momentum necessario per concludere un accordo così importante. Difatti le difficoltà, piuttosto che le opportunità, del TTIP sono ora al centro dell’attenzione: la paura europea di comprare carne trattata con ormoni, le inquietudini del parlamento europeo sulla privacy, la freddezza americana  rispetto all’apertura degli appalti dei cinquanta stati federali alle imprese europee e il congelamento della discussione sui servizi finanziari, questi ultimi importanti interessi “offensivi” di Bruxelles.

Il quarto round ha comunque portato ad alcuni progressi nelle tre aree negoziali affrontate: accesso al mercato, normative tecniche e le “regole del gioco”. Sul primo aspetto, i negoziatori hanno studiato il modo per arrivare ad uno scambio di offerte anche su servizi e appalti pubblici, dopo quella sulle tariffe. Sul secondo punto, esperti e funzionari delle agenzie di regolamentazione hanno discusso di come ridurre le barriere tecniche al commercio e assicurare compatibilità tra gli standard di sicurezza in settori chiave quali prodotti farmaceutici, cosmetici, strumentazione medica, automotive e prodotti chimici. Infine, le discussioni hanno toccato lo sviluppo sostenibile, il lavoro e l’ambiente, il commercio in energia e materie prime, e le facilitazioni al commercio – elemento quest’ultimo di cruciale importanza per le PMI, che incontrano maggiori difficoltà ad adempiere ai requisiti doganali.

L’impegno, rinnovato da entrambi i team di negoziatori, di continuare il lavoro per tutto il 2014 e di svolgere un altro round a Washington prima dell’estate, potrebbe trovare un inaspettato aiuto dalla crisi ucraina. La Casa Bianca sta realizzando ogni giorno quanto la dipendenza energetica di diversi alleati europei verso la Russia sia ancora importante e ne condizioni le scelte in politica estera. E la visita di Obama a Bruxelles del 26 marzo potrebbe essere l’occasione per annunciare una riduzione alle restrizioni all’export dell’energia, che l’America utilizza per contenere il costo della bolletta per le sue imprese. Si tratterebbe di una concessione importante, alla quale gli europei sarebbero obbligati a rispondere con analogo coraggio, innescando così un circolo virtuoso per contrastare la crescente disaffezione del pubblico verso il libero mercato, in un anno di elezioni europee e mid-term al Congresso.

In foto, la conferenza stampa del 14 marzo a chiusura del quarto round di negoziati; a sinistra il capo negoziatore Usa Dan Mullaney, a destra quello europeo Ignacio Garcia Bercero (© European Commission – 2014) 

L' Autore - Shannon Little

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