mercoledì , 15 agosto 2018
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Ue e India, il lungo cammino verso l’intesa commerciale

L’Unione Europea è il primo polo commerciale al mondo. L’India, d’altro canto, nonostante le crescenti difficoltà incontrate negli ultimi anni, è stata uno dei principali poli di crescita dell’ultimo decennio, venendo così associata a paesi come Cina e Brasile, con cui non a caso compone il club dei BRICS, insieme a Russia e Sudafrica. Due poli economici di tale importanza ancora oggi non sono tuttavia legati da un accordo commerciale. Per questo motivo si sono incontrati a Bruxelles il Commissario per il Commercio Karel De Gucht e il Ministro del Commercio e dell’Industria di Nuova Delhi Anand Sharma. L’incontro costituisce l’ennesima tappa in un percorso negoziale inaugurato nel giugno 2007 , che ancora oggi sembra ben lungi dall’essere concluso. Anche l’incontro di lunedì 15 aprile infatti è stato definito ‘inconcludente’.

L’avvenimento stesso segnala le difficoltà delle trattative. Infatti, dopo che si sono susseguiti svariati round negoziali che non hanno prodotto un accordo fra UE e India, è stata adottata la decisione di proseguire i negoziati concentrandosi su questioni più specifiche, da risolvere tramite incontri più informali fra le varie sessioni negoziali ufficiali, a livello ministeriale e di Direzioni Generali della Commissione Europea. È in questa logica che rientra l’incontro fra De Gucht e Sharma, che segue quello di febbraio a Nuova Delhi. In particolare, l’incontro di lunedì è servito per una revisione congiunta dei traguardi sinora raggiunti, ma poco ha potuto per infondere nuova linfa alle trattative che andranno a proseguire nei prossimi mesi.

L’adozione di un accordo di libero scambio di carattere comprensivo, denominato Bilateral Trade and Investment Agreement, rimane comunque un obiettivo perseguito da entrambi gli attori. L’interscambio di beni totale è infatti aumentato da 53 miliardi di euro nel 2009 ai circa 80 miliardi del 2011. Materia altrettanto importante del rapporto bilaterale sono anche gli investimenti e gli scambi di servizi, aspetto che giustifica la volontà condivisa di stringere un accordo commerciale comprensivo.

Anche gli investimenti diretti esteri dall’Europa all’India sono infatti notevolmente cresciuti, triplicando di valore nel periodo fra il 2003 e il 2010 e raggiungendo i 3 miliardi di euro annui. Inoltre, la peculiarità dell’economia indiana, fortemente incentrata sulla produzione di servizi, rende questo settore ancora più centrale nei negoziati con l’UE. Se infatti il governo indiano aspira a ottenere trasferimenti di tecnologia e know-how tramite uno scambio più approfondito con l’Europa, l’UE punta a sfruttare sia i benefici di un mercato in crescita, sia forme di più stretta collaborazione commerciale con il settore terziario indiano. L’obiettivo condiviso è quello di accrescere il commercio bilaterale in servizi oltre la soglia dei 17.9 miliardi di euro toccata nel 2010.

L’eventuale accordo di libero scambio fra UE e India rientrerebbe dunque nella cosiddetta deep trade agenda, che caratterizza l’approccio commerciale europeo sin dagli anni Novanta. Tale agenda è spesso materia di scontro fra l’UE e i paesi in via di sviluppo con cui l’Unione aspira a stringere accordi di libero scambio, in quanto prevede la liberalizzazione non solo degli scambi di merci, ma anche dei flussi di servizi e investimenti, come nel caso indiano. Non solo, spesso essa implica anche negoziati in materia di standard condivisi, convergenza delle normative commerciali e metodi dell’approvvigionamento governativo (government procurement). La stessa DG Trade segnala come le principali materie di negoziato nell’attuale fase delle trattative con Nuova Delhi siano le previsioni “ambiziose” riguardo i servizi e il nodo “gravido di significato” dell’approvvigionamento governativo.

Come nel caso degli altri accordi commerciali promossi dall’UE con paesi in via di sviluppo, la ricerca dell’accordo con l’India appare complesso, nonostante il Paese indiano difficilmente possa essere oggi inserito in questa categoria sempre più sfumata. Proprio questa peculiarità tuttavia costituisce allo stesso tempo un’opportunità e un ulteriore ostacolo alle trattative. Da un lato infatti, un paese dalle dimensioni demografiche ed economiche dell’India, con una spiccata propensione del settore dei servizi a scapito di quello manifatturiero, fornisce all’UE un partner più affine alla propria agenda di liberalizzazione, rispetto ad altre realtà più arretrate, come quelle del continente africano. Non a caso, l’UE ha riconosciuto la rilevanza dell’India stringendo nel 2004 anche una significativa partnership strategica con Nuova Delhi. Dall’altro tuttavia, la complessità di tale agenda rende difficile l’incontro fra le due parti, soprattutto laddove l’India gode in un potere negoziale certamente superiore rispetto ad altri interlocutori dell’UE fra i paesi meno sviluppati. Le potenzialità per un accordo sono dunque presenti, starà a De Gucht, Sharma e i loro colleghi farle fruttare.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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