martedì , 20 febbraio 2018
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UE-Giappone: l’obiettivo è l’accordo di libero scambio

Il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e quello della Commissione Europea José Manuel Barroso hanno ospitato a Bruxelles mercoledì il Primo Ministro del Giappone Shinzo Abe, promotore della rivoluzione economica conosciuta ormai come ‘Abenomics’. Il ‘tridente’ di riforme di Abe, composto da politica monetaria ultra-espansiva, stimolo fiscale e riforme strutturali (queste ancora in cantiere, a dire il vero), ha conquistato cuori e menti nell’Europa prostrata da crisi e austerità. L’occasione per l’incontro ad alto livello è stato il 22esimo Summit UE-Giappone.

Fra le riforme che Abe sta cercando di far digerire a un sistema imprenditoriale notoriamente scettico per le aperture verso l’esterno, figura la firma di accordi di libero scambio con i principali partner commerciali: si spiega così la storica partecipazione ai negoziati del Trans-Pacific Partnership, che include gli Stati Uniti, e le discussioni a Bruxelles per la conclusione di un’Economic Partnership Agreement con l’Unione Europea. Dato che a sua volta l’UE sta contrattando il Transatlantic Trade and Investment Partnership con Washington, nei prossimi anni si potrebbe creare la più vasta area di libero scambio mai vista fra Europa, Giappone e Stati Uniti.

UE e Giappone hanno dunque rinnovato il proprio impegno per la firma di un accordo bilaterale, che definisca il libero accesso ai rispettivi mercati per merci, servizi e investimenti, la questione delle commesse pubbliche e delle barriere non tariffarie, che in Giappone, in particolare, sono molte, data l’accentuata ritrosia del business nipponico a permettere il libero accesso a investitori e partner stranieri. Non a caso, gli investimenti europei non sono ancora così significativi.

L’accordo sarebbe di portata storica: i due blocchi rappresentano il 27% del PIL globale, l’UE è il terzo partner commerciale del Giappone, mentre Tokyo è il secondo in Asia per l’Unione. Solo l’accordo commerciale bilaterale apporterebbe un beneficio stimato fra lo 0,6% e lo 0,8% per il PIL europeo, grazie a un aumento dell’export verso Oriente del 32% circa. Nota non marginale in questo periodo di elevata disoccupazione, potenzialmente potrebbero essere creati 420.000 nuovi posti di lavoro. L’entusiasmo di Abe e il sostegno europeo all’accordo sono stati dunque confermati. Van Rompuy ha infatti affermato che “un’ulteriore apertura dei nostri mercati favorirà la crescita economica e commerciale in tutto il mondo”.

Anche il Consiglio Affari Esteri tenutosi ieri ha discusso dei rapporti commerciali con il Giappone, in particolare recependo un’informativa della Commissione sui progressi dei negoziati e sulle misure adottate sinora da Tokyo per implementare gli impegni assunti in materia di rimozione delle barriere non tariffarie e facilitazione dell’accesso alle commesse pubbliche. Il Consiglio ha poi incaricato il Comitato Politica Commerciale di discutere del rapporto della Commissione il 23 maggio: l’esecutivo comunitario è dunque chiamato a redarne una versione definitiva entro questa data. Nel mandato che il Consiglio aveva riconosciuto nel novembre 2012 alla Commissione per negoziare con il Giappone, era previsto che in caso di mancata implementazione degli impegni assunti, le trattative potessero anche essere sospese. Difficilmente però si arriverà a questo risultato dopo il 23 maggio.

Anche perché l’obiettivo nel medio termine è quello di andare oltre la cooperazione economica e commerciale, istituendo uno Strategic Partnership Agreement: la partnership strategica con il Giappone garantirebbe l’approfondimento delle relazioni politiche e la cooperazione anche nell’ambito della sicurezza. Venendo incontro a una delle più grandi ambizioni politiche di Abe, l’UE ha così espresso il suo tiepido appoggio a un ruolo più assertivo di Tokyo per la sicurezza e la stabilità internazionali. Per non indispettire il partner cinese, l’Unione rimarca l’importanza della libertà di navigazione nei mari asiatici, sottolineando la necessità che tutti gli attori in gioco non creino tensioni immotivate, ma, a fronte di queste lievi aperture, non cita mai Pechino. L’UE incassa invece il pieno sostegno giapponese per quanto riguarda la crisi ucraina.

L’Europa continua dunque il suo delicato gioco di equilibri fra liberalizzazione commerciale e avvicinamento geopolitico con Stati Uniti e Giappone, salvaguardando però le profonde relazioni economiche con la Cina. Van Rompuy ha detto che l’UE “intende essere maggiormente coinvolta nell’architettura regionale” in Asia Orientale. Prima viene il commercio, però.

(Foto: Council of the European Union) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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