sabato , 24 febbraio 2018
18comix

Una nuova difesa commerciale per l’Unione

Giovedì 11 aprile la Commissione Europea ha presentato una serie di misure, di natura sia legislativa che non legislativa, volte a modernizzare il sistema di difesa commerciale contro le pratiche sleali (Trade Defence Instruments, TDI) dell’Unione Europea. La Commissione ritiene opportuno aggiornare il sistema TDI, che non ha subito modifiche sostanziali dal 1995, anno in cui il sistema è stato radicalmente rivisto in seguito alla conclusione dell’Uruguay Round.

La riforma si compone di sei documenti: una Comunicazione, adottata il giorno 10 dal Collegio dei Commissari,  che presenta le misure proposte e le loro motivazioni; un Regolamento, che consiste in due articoli che modificano il Regolamento antidumping e il Regolamento antisovvenzione e che seguirà invece la procedura legislativa ordinaria di codecisione tra Parlamento Europeo e Consiglio; infine quattro linee guida che definiscono le pratiche della Commissione riguardo altrettanti elementi tecnici particolarmente rilevanti nelle diverse fasi di cui si compone un’indagine anti-dumping. Queste ultime linee guida saranno oggetto di una consultazione pubblica che avrà luogo tra aprile e luglio 2013, in seguito alla quale la Commissione analizzerà le risposte pervenute e adotterà la versione definitiva.

La riforma, secondo il Commissario europeo al commercio Karel De Gucht (in foto), dovrebbe ispirarsi a principi di equilibrio tra i diversi interessi coinvolti dai procedimenti antidumping (molto più frequenti di quelli antisovvenzione): produttori, importatori, utilizzatori e consumatori. In effetti, tra le proposte vi sono alcuni elementi a favore delle imprese europee, anche se le concessioni a favore degli interessi degli importatori sembrano più sostanziose. Questo è ancora più vero alla luce del fatto che il sistema TDI dell’Unione europea già prevede diverse misure che vanno oltre gli obblighi in sede Organizzazione Mondiale del Commercio (elementi “OMC+”), come la Lesser Duty Rule, che prevede l’imposizione di un dazio inferiore al margine di dumping se questo è sufficiente ad eliminare il danno subito dall’industria domestica, o il test d’interesse dell’Unione, un’analisi qualitativa e in prospettiva dell’impatto delle misure sull’economia dell’UE, per accettare che i benefici che accorrono ai produttori domestici non siano più che compensati dai danni subiti da importatori, utenti e consumatori.

A tali elementi, se la proposta dovesse venire adottata senza cambiamenti sostanziali, si aggiungerà l’introduzione della c.d. “shipping clause”, che tutela gli interessi degli importatori attraverso un preavviso dell’imminente imposizione di dazi anche se il danno all’industria europea è già stato accertato, e il rimborso dei dazi raccolti durante la procedura di revisione a scadenza, in caso questa si concluda con il mancato rinnovo delle misure (che configura una retroattività che non è prevista per quanto riguarda invece l’imposizione dei dazi).

Per i produttori europei, vi è invece il potenziamento dell’helpdesk per le piccole e medie imprese e la semplificazione delle procedure per le stesse. Inoltre è prevista la non applicazione della LDR nei casi di distorsione strutturale nel mercato di approvvigionamento delle materie prime e di sovvenzioni sleali.

Nel complesso, da un punto di vista sostanziale, la proposta legislativa è più bilanciata e proporzionata di quella avanzata dall’allora Commissario al commercio, il britannico Lord Peter Mandelson, nel 2006-2007, anche se vengono concessi in via unilaterale ai nostri partner commerciali alcuni elementi OMC+ in un contesto di stallo dei negoziati multilaterali.

Quello che appare invece preoccupante è la pubblicazione delle linee guida, non per via della maggiore trasparenza che assicurano, pienamente condivisibile, ma perché esse integrano una legislazione in corso di revisione e sembrano introdurre scelte politiche discrezionali anziché limitarsi a codificare la pratica esistente. Il contenuto delle stesse è infatti piuttosto innovativo rispetto alle pratiche seguite dalla DG Commercio in questi anni e lascia intravedere un forte depotenziamento dello strumento.

In ultima analisi, questo sembra dovuto a un diverso approccio alla politica commerciale, che enfatizza le interdipendenze tra i Paesi, la frammentazione delle value chain e l’outsourcing di componenti all’estero, oltre a un progressivo disinteresse verso il manifatturiero rispetto ai servizi. Questa impostazione sembra fatta propria dalla Commissione nonostante numerosi studi economici abbiano ribadito l’importanza di una solida base industriale per l’economia di un Paese, anche alla luce della sua maggiore resilienza di fronte alle crisi di questi anni.

In questo contesto, in Italia, Paese dalla forte vocazione manifatturiera, la produzione industriale è tuttora più bassa del 27% rispetto al 2007. Anche in materia di difesa commerciale, l’Unione continua a mostrare un approccio all’economia almeno parzialmente slegato dalla realtà. O forse è il nostro Paese ad essere slegato dalla realtà e in lento allontanamento da un’Europa che comprende sempre di meno.

L' Autore - Shannon Little

Check Also

Giappone e UE, il trattato della speranza (e delle paure)

L’Europa potrebbe non espugnare la Fortezza Giappone grazie alle cannoniere capitanate dal Commodoro Perry, ma …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *