lunedì , 19 febbraio 2018
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Unione Europea e Cina: è guerra. Commerciale

Nel 21esimo secolo sembra sempre più probabile che le guerre tra le grandi potenze non si combatteranno più con la forza delle armi, ma con il controllo dei commerci, degli approvvigionamenti delle materie prime e usando le multinazionali quale veicolo di una politica commerciale a tratti neomercantilista, a tratti interessata a spostare una quota sempre più alta di valore aggiunto della catena di produzione sul proprio Paese – aspetti approfonditi nell’ultimo mensile di Europae. Analizzati sotto questa lente, gli infuocati scambi di dazi e indagini tra Unione Europea e Cina appaiono più che semplici scaramucce commerciali legate ad una fase di crisi economica, ma l’inizio di uno strutturale spostamento del confronto tra superpotenze dal piano geopolitico e militare a quello economico e commerciale.

In seguito alla visita del primo ministro cinese Li Keqiang a Berlino dello scorso 27 maggio, e al contestuale impegno del Cancelliere Angela Merkel ad evitare che le tensioni tra Bruxelles e Pechino portassero all’introduzione di dazi punitivi sui pannelli solari, la Commissione Europea ha deciso di proseguire sulla sua strada, con un’importante concessione: nei primi due mesi di applicazione, i dazi saranno un quarto del livello necessario a cancellare il pregiudizio subito dall’industria dell’Unione (11,8%). Solo successivamente, se i contatti – inevitabilmente riservati – con le aziende e il governo cinese non avranno portato a un rimedio amichevole della situazione (ossia un aumento dei prezzi fino al loro valore “normale”), essi saranno elevati al 47,6% individuato nell’indagine condotta dalla DG Commercio negli ultimi novi mesi. Questa decisione è stata presentata dal capo di Gabinetto di Karel De Gucht, il Commissario europeo al Commercio, nel corso di una conferenza al Parlamento Europeo organizzata dai gruppi ALDE e PPE e dedicata al contestuale rinnovamento degli strumenti europei di difesa commerciale.

Essa è stata difesa come un valido compromesso che intende lasciare aperto il dialogo con Pechino. Soprattutto, quello che si è voluto evitare era una rottura aperta con la Germania e una maggioranza di Stati membri che si erano espressi negativamente nei confronti dei dazi (secondo una procedura che prevede una semplice consultazione). Nel corso della stessa conferenza, l’attaché di politica commerciale cinese Kening Zhang aveva in realtà anticipato che questa misura poteva forse ridurre le tensioni interne all’UE in materia, ma non sarebbe stata sufficiente ad accontentare un governo cinese che ritiene che l’Unione stia abusando dello strumento a fini protezionistici.

Infatti, la risposta di Pechino non si è fatta attendere: il giorno seguente è stato annunciato l’inizio di indagini antidumping sui vini europei esportati in Cina. La strategia del Regno di Mezzo sembra riprendere il divide et impera di tradizione latina: il Presidente francese François Hollande ha subito protestato fortemente contro la ritorsione nei confronti di un settore di cruciale importanza per i Paesi che avevano appoggiato l’introduzione dei dazi (Francia, Italia e Spagna), richiedendo una riunione dei 27 commissari europei per mostrare solidarietà sulle relazioni commerciali con la Cina, al quale Manuel Barroso ha risposto con un cortese rifiuto per l’irritualità della proposta.

Non è stato l’unico esponente della Commissione a mostrare prudenza: come giustamente sottolinea il commissario all’Agricoltura Dacian Ciolos, la Cina ha il diritto di avviare indagini antidumping in quanto membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Tuttavia, non vi sarebbe dumping nel mercato in questione, considerato oltretutto che i sussidi dell’Unione al settore – sicuramente consistenti – riguardano la produzione e non l’esportazione, e non sono stati mai contestati dall’OMC. In effetti, la risposta cinese sembra difficilmente giustificabile alla luce del massiccio e dimostrato flusso di importazioni di pannelli solari a prezzi stracciati per compensare, parzialmente, le imprese cinesi dei sovrainvestimenti effettuati grazie a una gestione della politica industriale e del credito ancora fortemente politicizzata.

A sostegno della validità delle argomentazioni di Pro Sun, l’associazione dei produttori di pannelli solari che ha segnalato il caso alla Commissione, vi è l’introduzione di dazi elevatissimi verso la Cina negli Stati Uniti a inizio 2012. In Italia, diversi attori hanno mostrato il loro disappunto: il viceministro dello Sviluppo economico, responsabile in politica commerciale, Carlo Calenda, e il ministro per le Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, sono stati espressamente incaricati dal Presidente del Consiglio Enrico Letta di mantenersi in stretto contatto con Bruxelles e con i partner europei, anche in vista delle prossime riunioni del Consiglio. Lo stesso Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, a Bruxelles per una conferenza sulla politica industriale dell’Unione organizzata dal Commissario Antonio Tajani, ha ribadito l’importanza di mantenere sotto controllo l’escalation di misure e contromisure con un importante partner commerciale.

I prossimi campi di battaglia sono il Consiglio Agricoltura (previsto il 23 e 24 giugno), il Consiglio Affari Esteri (commercio) del 18 giugno o addirittura il Consiglio Europeo del 27 e 28 giugno, dedicato alla conclusione del Semestre europeo e alla lotta alla disoccupazione giovanile. La quale passa anche attraverso la difesa dei produttori dalla concorrenza sleale e da un uso strumentale della stessa difesa commerciale da parte dei partner esteri.

L' Autore - Shannon Little

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One comment

  1. Michele Uberti

    Ipotizzando una condizione di inferiorità negoziale dell’Europa con la Cina (che mi sembra palese allo stato delle cose) e adottando una logica di real politik, non sarebbe meglio rischiare di subire il dumping cinese sui pannelli solari che imporre (come in concreto fatto) un dazio ritorsivo e dare avvio ad una guerra commerciale? In fondo il settore dei pannelli solari vale meno dell’export verso la Cina per i paesi che hanno spinto sulla misura anti-dumping. Da una guerra commerciale con il Dragone difficilmente qualcuno (meno che mai il Vecchio Continente con un mercato interno parecchio depresso) potrebbe uscire vincente.
    Per non accennare al fatto che gli acquirenti europei di pannelli solari non credo si disperino della caduta dei prezzi. E che impianti fotovoltaici più economici teoricamente dovrebbero contenere i prezzi della bolletta energetica dei paesi UE (almeno alla voce investimenti in energie rinnovabili) e quindi ridurre il costo di un fattore produttivo fondamentale per qualsiasi economia.

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