martedì , 14 agosto 2018
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Venezuela: caos politico-economico, dall’Europa stop ai voli

Quarantadue persone sono morte dal mese di febbraio, data di inizio delle proteste in Venezuela. Centinaia i feriti e più di tremila i venezuelani arrestati durante le manifestazioni antigovernative di piazza. E mentre il Presidente Nicolás Maduro propugna il «carcere per i fascisti e per i terroristi», sottolineando come numerosi golpisti abbiano assoldato criminali organizzati «per riempire il Paese di violenza e uccidere, con l’intenzione di portarci verso il caos», la commissione Affari Esteri del Senato degli Stati Uniti ha approvato lo scorso martedì numerose sanzioni per contrastare le violazioni dei diritti umani subite dai manifestanti. Il Senatore e Presidente della commissione, il democratico Bob Menéndez, ha infatti evidenziato l’urgenza di infliggere sanzioni al Paese, contrariamente alla posizione assunta recentemente dalla Casa Bianca.

E l’Europa? Anche il Vecchio Continente taglia i ponti con la patria di Hugo Chávez, sospendendo i collegamenti aerei da e per Caracas. Non per questioni politiche o di sicurezza però, bensì per ragioni economiche. Il Venezuela è infatti indebitato per un ammontare di 3,5 miliardi di dollari con le compagnie aeree internazionali (secondo l’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo – IATA – i debiti ammonterebbero a 4 miliardi). I biglietti, acquistati con valuta locale (il Bolívar venezuelano), devono poi essere versati dallo Stato ai vettori aerei.

Tuttavia, a causa di una rigidissima politica di controllo del mercato dei cambi voluta da Maduro, il Paese ha scarsità di valuta estera, soprattutto di dollari americani, ed è costretto ad effettuare i versamenti con notevole ritardo. Per questa ragione Alitalia e Lufthansa, imitando Air Canada, hanno comunicato la sospensione dei voli almeno fino al mese di ottobre. La compagnia di bandiera italiana in particolare, sospenderà i cinque collegamenti settimanali (ridotti ultimamente a due) Roma-Caracas e Caracas-Roma a partire dal 2 giugno, a causa della “critica situazione valutaria del Venezuela, che non permette di collegare in modo sicuro i due Paesi”. Nonostante i toni del comunicato stampa, la compagnia ha voluto chiarire che non si tratta di una decisione sin vuelta atrás (senza ritorno). “Una volta ristabilita la situazione, Alitalia valuterà la possibilità di ripristinare i collegamenti aerei con il Venezuela”, un mercato dalla stessa compagnia considerato di rilevante importanza.

Iberia e Air France sembrano intenzionate a fare lo stesso. Anche due compagnie sudamericane, Avianca e Tam, rispettivamente colombiana e brasiliana, hanno ridotto i collegamenti con il Venezuela del 40%. La replica di Maduro non si è fatta attendere. Il successore di Chávez (un passato da autista di autobus e da sindacalista) si è espresso così: «chi se ne va adesso, non torna più». E l’Unione Europea, in Venezuela, deve restarci. Dopo gli Stati Uniti e la Cina è infatti il terzo partner commerciale del Venezuela, Paese membro del Mercosur a pieno titolo dal 31 luglio 2012. Proprio con l’organizzazione regionale sudamericana, l’UE sta portando avanti una serie di negoziati per ultimare la terza e ultima parte dell’Accordo di Associazione, quella relativa ai temi economici e commerciali. Oggetto di negoziati da quattordici anni, l’accordo bi-regionale comprenderà capitoli relativi ai temi politici e di cooperazione.

L’Europa non può quindi permettersi di abbandonare il Venezuela, tanto meno l’America Latina. La repressione messa in atto dal governo venezuelano è politicamente da condannare, ma l’isolamento non giova a nessuno. Le decisioni delle compagnie aree sono giustificabili, ma la soluzione non può che derivare dal dialogo tra istituzioni e governi. Senza una soluzione all’instabilità del Venezuela, UE e Sud America non potranno fare passi avanti significativi per rafforzare le proprie relazioni. La soluzione sarà però impossibile finché non si fermeranno le violenze esercitate dai militari a danno dei manifestanti. Altrimenti, non ci sarà vuelta atrás per la República Bolivariana de Venezuela.

Nell’immagine, l’aeroporto internazionale Simón Bolivar di Caracas (© Marcio Cabral de Moura, 2008, www.flickr.com)

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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