giovedì , 16 agosto 2018
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Verso Vilnius 2013: il Partnenariato Orientale e i difficili rapporti con la Russia

Mancano meno di due mesi al Vertice di Vilnius sul Partenariato Orientale che potrebbe segnare una svolta nelle relazioni tra l’UE e i Paesi che riusciranno a firmare e implementare gli accordi per la creazione di un’area di libero scambio (DCFTA). La Russia tuttavia pare non vedere di buon occhio l’intensificazione dei rapporti tra questi Paesi e l’Europa. Negli ultimi mesi, infatti, Mosca sta cercando in tutti i modi di dissuaderli, utilizzando anche metodi poco corretti, e di indurli ad aderire all’Unione Doganale che si è appena formata tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan. L’adesione all’UD comporterebbe la perdita della sovranità commerciale e dunque è incompatibile con la DCFTA.

Ad agosto sono stati effettuati quelli che la stampa ha definito “controlli doganali punitivi” contro l’Ucraina: controlli sistematici non giustificati da motivi trasparenti, che hanno comportato notevoli ritardi per le merci ucraine dirette verso la Russia. Questo approccio è stato adottato anche nei confronti della Moldavia. L’11 settembre scorso, improvvisamente i vini moldavi sono stati dichiarati rischiosi per la salute e ne è stata vietata l’importazione nell’UD. Ai due Paesi dell’Europa orientale sono anche state rivolte minacce di una riduzione delle forniture di gas naturale e di trattamenti discriminatori verso i lavoratori moldavi e ucraini.

Il vicepremier russo Dmitrij Rogozin ha inoltre dichiarato in un’intervista al canale all-news Rossija 24 che un eventuale Accordo di Associazione della Moldavia con l’UE metterebbe a repentaglio il futuro della Transdnistria, repubblica indipendente de facto, ma non riconosciuta dalla maggior parte della comunità internazionale. La questione inerente questo conflitto “congelato” è molto delicata, perché nella regione è stanziata una divisione dell’esercito russo e attraverso il suo territorio giungono in Moldavia forniture di gas russo.

Anche la Georgia ha subito simili misure contro alcuni suoi prodotti d’esportazione, tra cui il vino e l’acqua frizzante, ma è meno probabile che entri a far parte dell’Unione Doganale. Nonostante le intenzioni del governo Ivanishvili di migliorare i rapporti con la Russia, è da escludere un’adesione all’UD, perché rischierebbe di porre in pericolo il ruolo di Paese di transito per il gas proveniente dall’Azerbaijan e diretto verso Occidente.

L’altro Stato in bilico è l’Armenia, un Paese molto vulnerabile, quindi facilmente ricattabile. In Russia abitano moltissimi immigrati armeni, le cui rimesse costituiscono una grossa fetta del PIL del Paese d’origine. Potenziali discriminazioni nei loro confronti, come avvenne nei confronti degli immigrati georgiani nel 2008, potrebbero provocare gravi danni alle finanze dello Stato. Inoltre non bisogna dimenticare un altro conflitto “congelato”: quello del Nagorno Karabakh. Il 13 agosto Putin ha fatto la sua prima visita a Baku, capitale dell’Azerbaijan, dopo parecchi anni, per un accordo di vendita di armamenti al governo azero per un totale di 4 miliardi di dollari. A molti questa mossa è sembrata un metodo per mettere pressione all’Armenia. Dopo l’incontro con Putin del 3 settembre, infatti, il Presidente armeno Serž Sargsyan ha dichiarato l’intenzione di aderire all’UD. Il governo armeno sostiene che si tratta di una decisione presa autonomamente, dichiarazione perlomeno strana dopo tre anni di complessi negoziati per l’Accordo di Associazione con l’UE.

Questo approccio da parte di Mosca costituisce una violazione degli Accordi di Helsinki e ha irritato le istituzioni dell’Unione Europea. Per tutelare i partner orientali, la Commissione Europea si è dichiarata disponibile ad accettare le esportazioni bloccate dalla Russia. Per quanto riguarda le forniture di gas invece, qualora si dovesse verificare un’eventuale crisi, l’UE starebbe preparando un piano per fornire gas all’Ucraina attraverso il flusso inverso sul confine con Polonia e Slovacchia.

L’UE ha cercato di stabilire buoni rapporti con gli altri progetti di integrazione regionale. L’UD, però, costituisce una chiusura al resto del mondo attraverso alte barriere doganali. Il Commissario Füle ha ribadito più volte che l’UE non vuole che i propri vicini orientali rovinino i rapporti con la Russia, anzi l’obiettivo a lungo termine sarebbe creare una zona di libero scambio da Lisbona a Vladivostok. A Mosca sembra però prevalere una logica di aree di influenza che non si addice al mondo del XXI secolo.

In foto il Partnenariato Orientale e l’Unione Europea (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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