mercoledì , 15 agosto 2018
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Via ai negoziati Ue – Marocco, per unire le due sponde del Mediterraneo

Dopo gli incontri di giovedì scorso tra la delegazione della Commissione Europea ed il governo provvisorio di Tunisi, lunedì 22 aprile è cominciato il primo round di importantissimi negoziati tra Unione Europea e Marocco. La strategia europea pare chiara e lungimirante: avvicinare quanto più possibile le due sponde del Mediterraneo in modo da creare una grande e prosperosa area di libero scambio. La cosiddetta DCFTA (Deep and Comprehensive Free Trade Area) che dovrebbe coinvolgere Ue, Egitto, Giordania, Tunisia e Marocco. Con quest’ultimo i negoziati sono già a livelli avanzatissimi e potrebbero concludersi già a fine giugno.

Secondo la Commissione Europea, gli step che dovrà seguire il Marocco per integrarsi nell’area di libero scambio con la Ue saranno brevi ma profondamente incisivi sull’intera economia dello Stato nordafricano. In particolare i settori agroalimentare ed industriale dovranno sottoporsi ai rigorosi standard qualitativi e di salute della Ue. Le aziende esportatrici verranno così investite da un’ondata di innovazione tale da influenzare profondamente anche la qualità del mercato interno. Il Marocco è costretto a riformare pesantemente il suo interno sistema agricolo e produttivo per trovare un mercato di sbocco. La bilancia commerciale verso la Ue per quanto riguarda i beni è in deficit cronicamente crescente (5,9 miliardi di euro nel 2010, 6,5 miliardi nel 2011 e 7,8 miliardi nel 2012).

Solo lo scorso anno lo Stato nordafricano ha importato dall’Europa macchinari, mezzi di trasporto, beni di consumo e prodotti chimici per un valore totale di quasi 17 miliardi di euro. Questo dato può essere visto da molte prospettive. Da un lato evidenzia la dipendenza del Marocco dalla Ue per quanto riguarda tutti i beni necessari per gli investimenti industriali, dall’altra una difficoltà a valorizzare le produzioni locali sul mercato europeo. Se il negoziato andrà rapidamente a buon fine, i consumatori europei potranno trovarsi entro fine anno nel carrello della spesa i prodotti marocchini connotati da elevati standard di qualità e ad un prezzo più accessibile, grazie all’eliminazione dei dazi doganali.

Il Marocco invece potrà lanciare ambiziosi piani industriali poichè in questo caso anche i beni d’investimento prodotti in Europa saranno certamente meno gravati alle dogane. Il cammino verso l’industrializzazione non sarà facile ma è certamente ben avviato da alcuni anni. Un processo fortemente aiutato anche dai 15 miliardi di euro annui di investimenti diretti di investitori (cittadini, imprese, istituzioni pubbliche e private) europei. Il 1 marzo scorso al termine dell’incontro con il governo marocchino a Rabat,il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha inoltre sottolineato il fatto che nel triennio 2011-2013 il Marocco sta ricevendo ben 660 milioni di euro per l’assistenza al suo sviluppo economico e per il biennio 2013-2015 sono già stati stanziati 25 milioni di euro per la lotta alla povertà in 885 comuni rurali. Cifre importanti per impegni concreti.

Nonostante il buon andamento delle relazioni economiche e commerciali, non tutti sono soddisfatti di una liberalizzazione così profonda del commercio. L’onorevole Salvatore Iacolino, membro italiano del Partito Popolare Europeo, ha presentato lo scorso marzo un’interrogazione alla Commissione Europea sottolineando che l’invasione dei prodotti marocchini nel mercato ortofrutticolo a basso prezzo danneggerà sicuramente i coltivatori del Sud Italia di carciofi, pomodori, arance, zucchine, cetrioli, pesche, uva e albicocche.

A breve termine è innegabile che gran parte degli agricoltori italiani verranno danneggiati da tale accordo. Gran parte delle riforme però vanno intraprese soppesando attentamente costi e benefici. E considerando i vantaggi dei consumatori europei, le prospettive degli esportatori europei che potranno destinare a investimenti ed innovazione la quota pagata alle dogane del Nord Africa ed infine i benefici geopolitici di una vicinanza tra Europa e Sud Mediterraneo, è chiaramente auspicabile che i negoziati abbiano un buon esito e che il mercato europeo si allarghi ulteriormente.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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