18comix
vietnam
La visita alla Commissione Europea del primo ministro vietnamita Nguyễn Tấn Dũng nell'ottobre 2014 © European Commission

Vietnam, libero scambio: UE alle porte dell’ASEAN

 É la mattina del 4 agosto quando un colloquio telefonico fra la commissaria al commercio, Cecilia Malmström, e il Ministro Vietnamita all’Industria e al Commercio, Vũ Huy Hoàng, sancisce il raggiungimento di un’intesa per un’area di libero scambio fra Vietnam e Unione Europea. L’accordo prevede la diminuzione dei dazi commerciali fino al 99%. Entrato in vigore il trattato, Hanoi abbasserà il 65% dei dazi nell’immediato e i restanti in un orizzonte di dieci anni, mentre Bruxelles si impegna a abbassare le tariffe entro i prossimi sette anni. Non secondario è poi l’impegno di ridurre progressivamente le barriere non tariffarie e il riconoscimento, per la prima volta in un accordo di libero scambio, del marchio “Made in EU” per i prodotti non agricoli. Sarà inoltre protetta l’Indicazione Geografica Europea in modo da preservare la particolarità delle produzioni condotte con specifici metodi tradizionali come lo Champagne, il Parmigiano Reggiano e lo Scotch Whisky. Dal punto di vista dei servizi sono rilevanti la possibilità per le società europee di partecipare alle procedure ad evidenza pubblica, l’innalzamento degli standard della proprietà intellettuale sopra a quelli fissati dagli accordi TRIPS così da incentivare l’innovazione e sinergie nella ricerca e, infine, una generale apertura del Vietnam verso gli operatori di servizi finanziari, assicurativi, ambientali, commerciali, postali e di trasporto marittimo.

Un accordo ambizioso

L’accordo è significativo per vari ordini di motivi. A livello bilaterale già nel 2009 la Commissione ha calcolato un incremento del 2% del valore dei commerci come impatto stimato per una partnership, ambiziosa come quella qui analizzata, fra Europa e un generico paese del Sud Est Asiatico. Si aggiungerebbe poi un punto percentuale nei settori di scambio più intensivo. Nello specifico l’Unione rappresenta il secondo partner commerciale per il Vietnam dopo la Cina, con una dinamica di scambio fondata su prodotti di natura disomogenea: l’Europa esporta prodotti ad alta tecnologia, il Vietnam, invece, prevalentemente prodotti di elettronica, scarpe, vestiti, caffè e riso. Il risultato netto è quello di un disavanzo nella bilancia commerciale comunitaria, ma la liberalizzazione dei servizi, in una prospettiva di specializzazione produttiva e fissazione di standard legali e pratiche culturali comuni, porterebbe effetti più radicali negli equilibri di scambio, con ampio margine di penetrazione e di guadagno per l’Europa. In una prospettiva a lungo termine il Vietnam rappresenta al momento una delle economie più dinamiche della regione e del continente. Una crescita annua fluttuante nell’ultimo decennio intorno alla media del 6% mostrerebbe, secondo i dati della WB, una convergenza con i risultati economici degli altri stati in via di sviluppo del Pacifico e del Sud Est Asiatico che, dopo la crisi, segnano un rallentamento della loro crescita (dal 10% al 6.8%).

Impatto internazionale: Vietnam porta per l’ASEAN ?

Sul piano regionale il Vietnam partecipa ad uno dei più ambiziosi e avanzati progetti di integrazione regionale in Asia, l’ASEAN, che punta a incrementare e gestire l’interdipendenza politica e economica dei paesi del Sud-Est Asiatico. Le negoziazioni UE-Vietnam vanno dunque ad inquadrarsi all’interno di un più generale dialogo interregionale che, dal 2007, alterna approccio bilaterale e multilaterale con il fine di giungere a un’unica area di libero scambio. L’ASEAN rappresenta il terzo partner commerciale per l’Unione dopo gli Stati Uniti e Cina, ma tale cornice politica nasconde una forte eterogeneità nello sviluppo e nella struttura politico-economica dei diversi paesi.

In una prospettiva globale e in contesto di rallentamento del dragone cinese tale progetto d’integrazione offre interessanti prospettive economiche e strategiche. Un orizzonte più orientato all’area Pacifica sembra aver innescato una gara degli stati occidentali nell’aggiudicarsi una posizione di privilegio diplomatico-commerciale con i paesi della regione. Gli Stati Uniti paiono avere un vantaggio geografico e storico rispetto ai paesi europei, ma quest’ultimi hanno dimostrato una certa abilità nell’incunearsi nell’area, con l’accordo con il Vietnam, approfittando di un rallentamento dei negoziati fra USA e ASEAN. Superati i limiti della distanza geografica, la dinamicità dell’Unione nel cogliere tale finestra d’opportunità sottolineerebbe la capacità di spezzare il paradigma atlantico in cui sembrava relegata e di agire su quello pacifico con ritorni positivi anche nel contesto più vicino. In un’arena internazionale così complessa e con attori che giocano a tutto campo, i giochi sono quindi tutt’altro che scontati.

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

Check Also

niger

Niger e Francia: il business dell’uranio e gli investimenti in stabilità

Il Niger, al 187 posto nell’indice dei diritti umani, rappresenta uno degli stati più complessi …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *