martedì , 20 febbraio 2018
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2015: l’Anno europeo per lo sviluppo

Il 2015 non sarà ‘business as usual’, ma l’Anno europeo per lo sviluppo, con lo slogan “Dignità per tutti” (EYD2015). Lo ha deciso il Parlamento Europeo lo scorso 3 aprile, a conclusione di un lungo percorso iniziato a maggio 2011 su proposta della Confederazione europea delle ONG di emergenza (CONCORD) e del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE).

L’UE è il maggior donatore a livello mondiale, fornendo oltre la metà di tutti gli aiuti concessi su scala globale. Per i prossimi sette anni sono previsti investimenti in attività per lo sviluppo che ammontano complessivamente a 51 miliardi di euro. Con il Trattato di Lisbona e la creazione del SEAE (Servizio Europeo per l’Azione esterna), l’erogazione di fondi allo sviluppo e aiuti umanitari, così come la lotta ai cambiamenti climatici e la tutela dei diritti dell’uomo sono stati inseriti fra le attività dell’azione esterna dell’UE. La cooperazione allo sviluppo è inoltre uno dei capisaldi della strategia Europa 2020.

Nonostante il costante impegno dell’UE nell’implementazione di politiche per lo sviluppo e la cooperazione internazionale, un sondaggio di Eurobarometro del 2012 ha evidenziato lo scarso grado d’informazione dei cittadini europei in merito alla destinazione e al valore aggiunto degli aiuti erogati dall’Unione. Il 53% degli intervistati ha affermato di non conoscere la destinazione degli aiuti, mentre il 44% ha dichiarato di non sapere dove vadano a finire gli aiuti bilaterali del proprio Paese. L’Anno europeo per lo sviluppo è stato dunque designato con il primario intento di sensibilizzare i cittadini dell’Unione sulle politiche di sviluppo europee, rendendone più trasparenti le finalità, le modalità di erogazione dei finanziamenti e l’individuazione delle aree geografiche che ne beneficiano. La campagna europea di sensibilizzazione, che costerà all’Unione 15 milioni di euro, servirà ad evidenziare l’impegno dell’UE nei settori della cooperazione internazionale, dello sviluppo sostenibile, della lotta ai cambiamenti climatici e della sicurezza alimentare.

Il 2015 sarà un anno cruciale per le politiche di sviluppo: si giocherà l’ultima partita per conseguire gli otto obiettivi di sviluppo del Millennio (MDGs) che hanno orientato il cammino globale verso l’alleviamento della povertà estrema, in nome di giustizia sociale e difesa dell’ambiente. Il prossimo anno sarà inoltre decisivo per un ripensamento mondiale sull’agenda globale dello sviluppo oltre il 2015. Si tratterà dunque non solo di valutare ex-post i risultati raggiunti in termini di politiche per lo sviluppo, ma anche di decidere ex-ante quale sia la direzione giusta da prendere dopo il 2015, per non commettere gli stessi errori. Sarà pertanto necessario pensare ad azioni mirate per promuovere uno sviluppo intelligente che favorisca una crescita economica sostenibile, secondo i principi di equità ed eguaglianza nell’accesso alle risorse e rispettando le generazioni future, i diritti umani, l’ambiente e la sovranità territoriale. In Italia, sarà anche l’anno dell’EXPO di Milano: “Nutrire il pianeta, energia della vita”.

L’Anno europeo per lo sviluppo non rappresenta solo una campagna mediatica per giustificare le spese dell’Unione in termini di politica estera, ma anche un’ottima occasione di riflessione sul passato, il presente e soprattutto il futuro della cooperazione e le politiche di sviluppo. La riflessione dovrebbe essere anzitutto di carattere terminologico. Ha ancora senso parlare di ‘aiuti’ allo sviluppo, collocando automaticamente al vertice della piramide i ‘Paesi sviluppati’ che trasferiscono risorse economiche ai ‘Paesi in via di sviluppo’?

Inoltre, tenendo in considerazione i flussi migratori sud-nord degli ultimi cinquant’anni, non sarebbe più opportuno sostituire al termine ‘sviluppo’ quello biunivoco di ‘co-sviluppo’, alla luce dell’impegno civico crescente dei migranti nei Paesi europei di accoglienza? Rispondendo a queste domande sarà forse possibile ripensare non solo un nuovo modello di sviluppo, ma un nuovo sistema economico, che veda lavorare in modo sinergico imprese, società civile e istituzioni secondo un principio di sussidiarietà orizzontale, seguendo la logica di business inclusivo e non esclusivo. Educare e informare i cittadini ai temi della cittadinanza globale corroborerà una strategia di sviluppo non solo sostenibile, ma anche bilanciata.

In foto una ruota d’acqua su un canale d’irrigazione a Kakamas, Sud Africa (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Silvia Cardascia

Laureata magistrale in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma, con specializzazione in Diritto Internazionale dell’Economia e dell’Ambiente. Dalla mia tesi di ricerca sul trattamento degli investimenti diretti esteri in Turchia e le mie successive esperienze sia nel settore del commercio estero che nel non profit nasce il mio interesse per la regolamentazione internazionale in materia di commercio, IDE e azione esterna dell'UE. Scrivo per il blog www.failcaffe.it e sono un’appassionata di geopolitica e Medio Oriente.

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