mercoledì , 21 febbraio 2018
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Summit UE-Giappone: accordo di libero scambio e clima al centro dei colloqui

Si è conclusa martedì la 21° edizione del summit fra UE e Giappone, tenutosi a Tokyo. Hanno partecipato tra gli altri il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ed il premier giapponese, Shinzo Abe. Il clima è stato disteso e cordiale ed entrambe le parti hanno riconosciuto la loro amicizia duratura e i problemi comuni che ad oggi si trovano ad affrontare.

La collaborazione con il Giappone in effetti risale al 1991, quando a L’Aia venne firmata una Dichiarazione Congiunta, in cui entrambe le parti si impegnavano a collaborare su questioni di interesse internazionale e a ritrovarsi una volta all’anno. Da allora è stato effettivamente così e dai rapporti tra Unione Europea e Giappone sono nate svariate forme di collaborazione. Tra queste, sicuramente, il passo più importante è stato l’approvazione nel 2001 di un Piano d’Azione decennale su diverse tematiche (dalla sicurezza al commercio) intitolato Shaping our common future.

Ora, invece, si va verso un’altra importante tappa delle relazioni, ovvero l’approvazione di uno Strategic Partnership Agreement, che includerà intanto una collaborazione politica più stretta tra le parti, ma anche, e soprattutto (vista le sue criticità e la sua portata), un Free Trade Agreement (accordo di libero scambio). I negoziati per il FTA sono stati ufficialmente lanciati nel marzo di quest’anno e ad oggi siamo al loro terzo round di discussioni (tenutosi a Bruxelles a fine ottobre).

Al summit sia i rappresentanti dell’UE, sia quelli del Giappone hanno sottolineato l’importanza che i negoziati vadano avanti con impegno ed ambizione e che le criticità vengano superate entro l’aprile del prossimo anno. Una data che non nasce dal nulla. Il mandato della Commissione prevede infatti che, qualora il Giappone a un anno dall’inizio dei negoziati non abbia rispettato la tempistica prevista dagli accordi per l’abolizione delle barriere non tariffarie e per la modifica dei piani per il trasporto urbano, gli stessi debbano essere rivisti, nonché sospesi.

Per ora i problemi restano i soliti: regolamenti discriminatori, differenze negli standard e limitazioni negli appalti pubblici. Uno dei settori industriali europei che teme di più un accordo sbilanciato a favore del Giappone è quello delle auto. L’European Automobile Manufacturers’ Association (ACEA) si è dichiarata scettica riguardo alle opportunità di un accordo di libero scambio con il Giappone, almeno per quanto concerne il suo settore di mercato, ed ha pertanto ben accolto la review clause. E’ chiaro invece che un accordo equilibrato sarebbe una boccata d’aria per l’economia europea: secondo i dati della Commissione infatti, con un accordo tra le due potenze economiche, il PIL dell’UE crescerebbe tra lo 0,6% e lo 0,8%, si formerebbero 400.000 posti di lavoro e, ovviamente, aumenterebbero le esportazioni verso il Giappone.

Se è chiaro che, vista la situazione economica di UE e Giappone, gran parte dei discorsi nel summit si siano incentrati sull’accordo di libero scambio e su come l’abbandono del protezionismo vada a stimolare l’economia, la crescita e l’occupazione, altri temi sono stati affrontati. Si è parlato inevitabilmente di clima e cambiamenti climatici, tenuti in conto la drammatica catastrofe avvenuta nelle non troppo lontane Filippine e la Conferenza ONU sul Cambiamento Climatico tenutasi la scorsa settimana a Varsavia.

Sebbene UE e Giappone abbiano entrambi ne abbiano auspicato la buona riuscita e, quindi, il raggiungimento dell’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura terrestre al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali, ciò che è accaduto a Varsavia non conferma queste dichiarazioni. Il Giappone, infatti, ha deluso le aspettative, o forse le ha confermate, rivedendo al ribasso la sua percentuale di riduzione dei gas serra entro il 2020. Il dato è ancora più drammatico se si pensa che il Giappone si trova in fondo alla lista del Climate Change Performance Index.

Certo, la catastrofe di Fukushima ha avuto il suo peso in questa decisione, a causa del blocco all’utilizzo di energia nucleare, ma voler far credere che il mancato raggiungimento del target sia dovuto solo a questo, è nascondersi dietro ad un dito: già prima il Giappone non si trovava nelle posizioni più alte, anzi. Anche per questo il clima del summit è stato sì disteso e cordiale, ma comunque basato su un equilibrio molto precario.

Nell’immagine il Presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy, il premier Abe ed il Presidente Barroso durante il 21° EU-Japan summit (photo: European Council)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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