mercoledì , 15 agosto 2018
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Vesna Pusić, Nikola Poposki, Lucinda Creighton, Eamon Gilmore e il Commissario Fűle alla Conferenza di Dublino sull'Allargamento e i Balcani occidentali.

A Dublino l’UE torna a parlare di Allargamento. «Un beneficio per tutti»

L’Irlanda ha sempre avuto un occhio di riguardo verso la politica di allargamento. Nel 2004, durante il semestre di presidenza irlandese dell’UE, venne completato il Grande Allargamento a Est e la Croazia ottenne lo status di Paese candidato all’adesione. Nel luglio di quest’anno, sotto l’egida della medesima presidenza, diverrà il ventottesimo Stato membro. Questo impegno è stato riconfermato ieri con una conferenza organizzata a Dublino avente come focus l’allargamento ai Balcani occidentali.

L’evento di ieri a è collegato alla ricorrenza del decimo anniversario del Summit per i Balcani occidentali tenutosi a Tessalonica nel giugno 2003, quando ancora l’Europa era quella dei Quindici. Di acqua ne è passata sotto i ponti da allora: la Croazia è ad un passo dall’ingresso nell’Unione e gli Stati membri, a seguito dei progress report, valuteranno se approvare il mandato per l’apertura dei negoziati di adesione della Serbia e dell’ex Repubblica Yugoslava di Macedonia (FYROM), nonché per la stipula di un Accordo di Associazione con il Kosovo. Il Montenegro invece ha già concluso la prima fase dei negoziati.

Alle celebrazioni di questa ricorrenza, dedicata alla riflessione sul passato e sul futuro della politica di allargamento, hanno preso parte numerose personalità politiche ed accademiche, tra cui il Commissario europeo per l’allargamento e la politica di vicinato, Štefan Füle, il Ministro degli esteri irlandese, Eamon Gilmore, quello per gli affari europei, Lucinda Creighton, il Ministro degli esteri della Croazia, Vesna Pusić, e il Ministro degli esteri di FYROM, Nikola Poposki (tutti in foto).

Le rappresentanze irlandesi hanno colto l’occasione per evidenziare come l’allargamento rimanga una priorità: spesso, ha detto il Ministro per gli affari europei irlandese Creighton, riferendosi a coloro che chiedono una pausa dopo l’ingresso della Croazia, si sente parlare dell’allargamento come qualcosa di altro dall’integrazione europea, di quasi alternativo, mentre in realtà si tratta di una politica dell’UE alla pari delle altre.

Da più parti è stato sottolineato come il processo di adesione sia delicato e necessiti di duro lavoro e determinazione poiché è necessario che gli Stati candidati rispettino una serie di condizioni imprescindibili in modo che la credibilità del meccanismo di allargamento e dell’UE stessa non venga intaccata. Si tratta di un processo che, tuttavia, per loro rappresenta anche un momento di grandi opportunità per accelerare il  cammino verso lo stato di diritto, la soluzione di questioni di carattere bilaterale e l’uscita dalla crisi economica.

L’integrazione, infatti, come ha ricordato il Commissario Füle, non significa solo dare ma anche ricevere. Ciò vale tanto per i Paesi candidati quanto per i vecchi Stati membri. I Balcani occidentali stanno soffrendo anch’essi la crisi economica e finanziaria e la Commissione Europea si è impegnata a mettere in atto una serie di misure volte ad attenuare la morsa della disoccupazione e della crescita lenta, ad esempio con il Western Balkan Investment Framework o gli incentivi alla cooperazione economica.

Allo stesso tempo, l’allargamento è un beneficio per gli Stati membri: a dimostrazione di ciò, dati alla mano, l’Irlanda dal 2004 ha visto crescere le sue esportazioni sensibilmente, fino al 40%. Si tratta inoltre di un beneficio per l’UE nel suo complesso, che attraverso l’allargamento si afferma come attore mondiale, credibile, degno del premio Nobel per la Pace che si è visto assegnare tra non poche polemiche lo scorso anno.

Partecipando alla sessioni pomeridiane, il Commissario Füle ha colto l’occasione per chiarire alcuni punti sulla crisi, rispondendo alle critiche che vengono avanzate da alcune parti dell’opinione pubblica e degli schieramenti politici. Füle ha voluto sottolineare come l’euro non sia stato la causa della crisi ricordando che essa si è affacciata per la prima volta in Islanda, un Paese che non è neppure membro dell’UE. Per affrontare la crisi, ha continuato il Commissario, l’UE ha messo in atto una serie di misure che vanno nella direzione di una più profonda integrazione, come la supervisione comune del sistema bancario, misure che allo stesso tempo sono anche una risposta al quadro mondiale che l’Europa deve affrontare oggi e ancora di più dovrà fronteggiare in futuro.

Di fronte ai grandi Paesi emergenti come Cina e India, gli Stati da soli hanno e avranno un peso insignificante. In questo contesto, un’UE più grande e allo stesso tempo più forte non può che portare benefici a tutti perché, come ormai ha insegnato la storia, il pericolo per le economie nazionali non viene certo dall’idraulico polacco, o come forse sarebbe meglio dire oggi, da quello serbo.

In foto: Vesna Pusić, Nikola Poposki, Lucinda Creighton, Eamon Gilmore e il Commissario Fűle alla conferenza di Dublino sull’Allargamento e i Balcani Occidentali di Dublino (Irish Presidency).

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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