martedì , 14 agosto 2018
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Turchia
Il premier turco Davutoglu con Jean Claude Juncker e Donald Tusk © European Commission, 2015

Accordo con la Turchia, un regalo a Erdogan?

Il 29 novembre scorso si è tenuto a Bruxelles un vertice straordinario tra i leader europei e la Turchia, al termine del quale è stato siglato un accordo molto importante, di cui si discuteva da tempo e  che tuttavia non si è dimostrato immune da critiche. L’UE si è infatti impegnata a stanziare 3 miliardi alla Turchia perché questa ospiti i rifugiati siriani diretti in Europa, cioè in sostanza chiuda le frontiere per impedire che i migranti, arrivando dalla regione balcanica, abbiano poi accesso all’Europa continentale. In cambio la Turchia ha ottenuto la liberalizzazione dei visti per i turchi che vorranno viaggiare in Europa (che dovrebbe partire ad ottobre) e la ripartenza del negoziato di adesione all’UE, fermo da circa tre anni.

La contrastata relazione con la Turchia

Non sono mancati contrasti e perplessità. Innanzitutto perché ancora non si è capito chi finanzierà questo accordo: la Commissione ha proposto di pagare 500 milioni chiedendo che il resto venga ripartito tra i governi degli Stati membri, che però non sembrano per ora entusiasti dell’idea. Per la riapertura del negoziato di adesione invece, si è previsto lo sblocco del solo capitolo economico, mentre non si è parlato degli altri capitoli, perché Cipro e Grecia si sono detti contrari a concedere troppo.

Il Presidente Recep Tayyip Erdogan non si è presentato all’incontro, ma ha mandato il Primo Ministro Ahmet Davutoglu. Non sono stati toccati i temi che oggi accendono la politica internazionale: nessun accenno al comportamento ambiguo di Erdogan verso la Siria, alla repressione di diritti umani fondamentali in atto all’interno dei confini turchi, alla tensione con Putin. Certo, non è possibile ignorare alcune notizie gravi che provengono dallo Stato turco. L’ha fatto presente Matteo Renzi, chiedendo di “mantenere alta l’asticella sui diritti umani” e ricordando la lettera ai leader europei dei due giornalisti turchi imprigionati da Erdogan per aver cercato di far chiarezza nei rapporti tra Ankara e l’Isis.

L’ha fatto anche l’Alto rappresentante per la politica estera della UE, Federica Mogherini, che ha invitato i Paesi europei ad essere consapevoli delle tante questioni delicate che si pongono nei rapporti con la Turchia, dalla Siria al rispetto dei diritti umani, dalla libertà di stampa al necessario avvio di un processo di pace con i curdi.

Erdogan fugge all’isolamento politico

Sembra però che il vertice UE-Turchia, foriero di tante promesse (comunque per ora solo sulla carta), abbia aiutato Erdogan ad uscire ad una sorta di isolamento politico dovuto ai recenti eventi che si sono susseguiti, come l’abbattimento dell’aereo russo, la già ricordata condanna dei due giornalisti, per non parlare delle varie condanne e intimidazioni nei confronti di tante testate giornalistiche colpevoli solo di aver fatto satira sul governo o peggio ancora di aver cercato di raccontare la verità. Senza dimenticare l’uccisione del leader degli avvocati curdi, Tahir Elci, freddato pochi giorni fa in un agguato nella città di Diyarbakir, che Selahattin Demirtas, capo del partito filo-curdo, ha definito un “delitto politico” e su cui si sta indagando.

Occorrerebbe riflettere sulle parole pronunciate al vertice dal premier turco: “tutti i Paesi sono d’accordo sul fatto che la Turchia e la UE hanno un destino comune”. Ma queste dichiarazioni di principio non riescono fino in fondo a cancellare i dubbi che naturalmente sorgono pensando alla complessità del quadro geopolitico attuale. Nel vertice si è anche deciso che d’ora in poi UE e Turchia terranno degli incontri ogni sei mesi: Bruxelles cercherà di migliorare la democrazia turca e la Turchia troverà un alleato nell’Europa (anche per le questioni mediorientali?).

Sembrano equilibri precari, volutamente ricercati da un’Europa in bilico sulla fune della politica estera, che cerca disperatamente di far fronte alla crisi emergenziale dei migranti: ma forse questi equilibri non sono stati sufficientemente mediati proprio perché determinati dalla paura, dallo stato di allerta e dal bisogno di cercare soluzioni immediate. Il ponte tra UE e Turchia è stato comunque costruito, anche se la sua stabilità è tutta da verificare.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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