martedì , 14 agosto 2018
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Africa Occidentale verso l’unione doganale. Piebalgs conferma aiuti dall’Ue

La fine del mese di ottobre ha portato con sé novità interessanti per i paesi dell’Africa Occidentale. La visita del Commissario Europeo per lo Sviluppo, Andris Piebalgs, infatti, ha fatto seguito a un altro evento molto importante per la regione: la dichiarazione da parte dei Paesi membri dell’Economic Community of West African States (ECOWAS) della volontà d’istituire un’unione doganale. La conferma ufficiale da parte di Piebalgs del nuovo sostegno finanziario all’Africa Occidentale per il periodo 2014-2020, quindi, è avvenuto in un clima di grande ottimismo e speranza per il futuro.

Il 29 ottobre il Commissario Europeo ha annunciato che l’UE devolverà, previa conferma del Parlamento Europeo e del Consiglio, circa 6,4 miliardi di euro per sostenere i processi di sviluppo dei paesi dell’Africa Occidentale. Focalizzando gli investimenti nei settori di emergenza (in particolare energia, infrastrutture e sicurezza alimentare), l’obiettivo finale è di affrontare i problemi di povertà e sviluppo sostenibile della regione. È degno di nota che la conferma del sostegno europeo giunga proprio dalla figura del Commissario per lo Sviluppo. Dall’entrata in vigore degli Accordi di Cotonou, volti ad aprire le economie africane alla liberalizzazione e agli standard dell’OMC, i Paesi africani hanno fortemente criticato l’atteggiamento “neoliberista” dell’UE, che aveva messo la dimensione economico-commerciale davanti alle esigenze reali di sviluppo del continente. Al contrario, l’intervento di Piebalgs sul tema ha in un certo senso riabilitato il ruolo europeo nella cooperazione allo sviluppo.

Inoltre, l’UE ha salutato con entusiasmo la sessione straordinaria dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’ECOWAS, poiché nell’adozione di una tariffa esterna comune rivede i propri primi passi di integrazione economica regionale. Non stupisce, dunque, che l’UE abbia risposto provvedendo con un ulteriore finanziamento pari a 1,2 miliardi di euro a sostegno dei programmi di integrazione regionale. D’altronde, nella politica estera europea, regionalismo e sviluppo sono strettamente interconnessi. L’idea di fondo è che l’integrazione regionale costituisca uno strumento capace di promuovere lo sviluppo economico e sociale dei Paesi coinvolti. L’Ue è un esempio di successo ma nel contesto africano, dove Paesi con i più alti livelli di povertà convivono con altri ormai in via di sviluppo, e dove la maggior parte degli Stati è membro di diverse organizzazioni regionali (talvolta con obiettivi contrastanti), innescare simili processi non è poi così semplice e automatico. Peraltro, il sostegno europeo all’integrazione regionale è stato sempre visto come una forma più o meno celata di influenza esterna sul regionalismo africano.

Il problema profondo delle relazioni UE-Africa risiede da sempre nella difficoltà di dare sostanza alla retorica ufficiale e nella mancanza di fiducia reciproca. Tuttavia, l’entusiasmo che ha caratterizzato il progetto ambizioso dei quindici membri dell’ECOWAS, unito al sostegno attivo dell’UE, sembra aver arginato le divergenze (quanto meno nei documenti ufficiali). La disponibilità a riprendere al più presto i negoziati sugli Economic Partnership Agreements (EPAs) ne costituisce un segnale lampante. Questi accordi di “partenariato” insostenibili per le economie africane, mirati a creare aree di libero commercio tra l’UE e i cosiddetti paesi ACP (Africa-Caraibi-Pacifico), hanno costituto dal 2000 ad oggi il più grande oggetto della discordia. Il gesto di apertura da parte dei paesi dell’Africa Occidentale, dunque, rappresenta un evento di indiscussa rilevanza. Secondo il Presidente della Commissione dell’ECOWAS, Kadré Désiré Ouédraogo, le negoziazioni sugli EPAs saranno riavviate velocemente, fornendo nuove linee guida alle relazioni commerciali con i paesi dell’UE.

Il successo di questi progetti dipenderà dalla volontà e dalle capacità concrete delle parti di superare i propri limiti. Da un lato, i paesi dell’ECOWAS saranno in grado di rispettare le condizioni stabilite per la nuova unione doganale entro il 2015? Gli endemici problemi di corruzione e non-trasparenza dei governi africani mineranno senza dubbio l’effettiva riuscita degli accordi. E l’UE, dal canto suo, consentirà davvero ai Paesi partner di prendere parte attivamente alle negoziazioni, dando il giusto accento ai temi dello sviluppo? Al momento, si gioisce dei significativi segnali diplomatici.

In foto, da sinistra a destra, il presidente della Commissione UEMOA Cheikh Hadjibou Soumaré, il commissario per lo sviluppo Andris Piebalgs e il presidente della Commissione ECOWAS Kadré Désiré Ouedraogo (© European Commission – 2013)

L' Autore - Alice Condello

Laureata magistrale in Scienze Internazionali (indirizzo in Studi Europei) con una tesi di ricerca, svolta in parte a Nairobi, sul ruolo internazionale dell'UE in Africa. Il lavoro sul campo ha stimolato in me l'interesse verso il tema delle relazioni tra UE e paesi africani, che ho la fortuna di coltivare e approfondire grazie alla collaborazione con Europae. "Eurottimista consapevole", come mi piace definirmi, sogno un giorno di poter lavorare viaggiando tra Europa e Africa.

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