martedì , 20 febbraio 2018
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Ai confini dell’UE: la Moldavia in bilico tra Mosca e Bruxelles

Per coloro che conoscono il gioco del tiro alla fune, la metafora è presto fatta: due giganti, UE e Russia, che tirano alle due estremità e una bandierina al centro, la Moldavia (o Repubblica Moldova), che rischia di restare in bilico, in balia dell’instabilità politica e dei contrasti tra i partigiani dell’integrazione nell’UE e quelli di una svolta filo-russa.

Già, instabilità. Indipendente dal 1991 questo territorio, grande più o meno come il Belgio, è abitato da circa 4 milioni di moldavi (etnia rumena, 50% della popolazione), ucraini (15%), russi (14%), bulgari, rom e turchi (in percentuali inferiori al 10%). A vent’anni dall’indipendenza ha sfiorato per  due volte il default tra il 1998 e il 2001, a causa degli interessi sul debito pubblico che pare assorbissero il 75% del bilancio pubblico, privando lo Stato delle risorse necessarie a garantire i servizi sociali minimi, come la sanità o l’illuminazione pubblica. Ha poi affrontato una sanguinosa guerra interna, in Transnistria (o Transdniestria), territorio a maggioranza russofona compreso tra il fiume Dniestr e il confine ucraino, che ha provocato anche l’intervento russo. Oggi la Transnistria, pur senza riconoscimento internazionale, è di fatto indipendente.

Completano il quadro dei problemi moldavi un PIL pro capite di soli 3.350 $, il più basso d’Europa, l‘ultimo posto per Indice di Sviluppo Umano e un’economia basata più che altro su agricoltura, allevamento, industria alimentare e rimesse degli emigrati. L’emigrazione sembra essere rimasta l’unica speranza per i moldavi e le moldave, che si recano in Occidente e in Russia in cerca di un impiego come colf o badanti. Forte è infine la dipendenza da Russia e Ucraina, da cui la Moldavia, sprovvista di risorse naturali, importa gas, carbone e petrolio.

Politicamente, questa terra contesa – ci sono anche movimenti che vorrebbero l’annessione alla Romania – sembrava aver trovato la sua stabilità nel 2009, con l’elezione di Vlad Filat, alla guida della coalizione “Alleanza per l’integrazione europea”, una vittoria che dava seguito alla scelta del 2004 di aderire alla Politica Europea di Vicinato e di iniziare un percorso di progressiva integrazione nell’UE.

In questi anni c’è stato in effetti qualche passo verso l’UE. La Moldavia, tra alti e bassi nella situazione politica, è cresciuta economicamente nel 2010 (+7,1%) e nel 2011 (+ 6,7%) – e ha attuato una serie di riforme anti-corruzione e anti-discriminazione. Ancora a gennaio, la firma con l’UE di un Accordo di Associazione e di uno per la liberalizzazione dei visti, sembravano obiettivi raggiungibili entro la fine dell‘anno.

Poi, il 5 marzo, una mozione di sfiducia guidata dai partiti filo-russi ha portato alle dimissioni il premier Filat, accusato di corruzione. Il governo ad-interim che gli è subentrato ha dato il via a una serie di provvedimenti che allontanano il Paese dall’UE e lo riavvicinano invece alla Russia di Putin. È stata ad esempio rinviata la firma dell’Accordo di Associazione, ufficialmente a causa delle difficoltà nel tradurre il testo nelle 23 lingue dell’UE. C‘è inoltre la riforma che permette al Parlamento di rimuovere, con una maggioranza dei 3/5, i cinque membri della Corte Costituzionale. Un provvedimento che riduce l’indipendenza del potere giudiziario e che ovviamente all’UE non è piaciuto.

Ma il segnale più lampante di questa svolta filo-russa sono state le celebrazioni del 9 maggio. Mentre in tutta l’UE si festeggiava lo “Europe-day“, in Moldavia si tornava a celebrare il giorno della vittoria contro i tedeschi, 9 maggio 1945, alla presenza del vice-premier russo Dmitri Rogozin. La Festa dell‘Europa veniva arbitrariamente spostata al 18 maggio, causando le proteste di parte della stampa locale: «la Russia ha riconquistato la Moldavia senza carri armati», ha tolato il Jurnal di Chisinau. Alla cerimonia ha comunque preso parte il Commissario per l’Allargamento Stefan Füle che ha detto che «la Moldavia è uno Stato europeo» e ha concluso il suo intervento esclamando, in lingua locale, «viva l’Europa, viva la Moldavia, viva Chisinau!».

Difficile che queste parole – anche se unite al via libera del 19 aprile scorso da parte del Parlamento Europeo alla concessione più rapida dei visti ai cittadini moldavi che vogliono entrare in UE – possano essere sufficienti per invertire la rotta. Soprattutto perchè di fronte c’è la Russia di Vladimir Putin, che in un recente sondaggio è risultato, con il 74,6% dei voti, il personaggio mondiale che ispira maggior fiducia ai cittadini moldavi.

L’UE potrebbe vincere questa sfida soltanto usando la strategia con cui negli anni ’90 ha posto le basi per il grande allargamento del 2004 e del 2007: dare alla Moldavia prospettive tangibili di adesione. Un metodo difficilmente attuabile oggi visto che, soprattutto dopo la crisi greca, l’UE sembra orientata a non subordinare le esigenze economiche, e quindi il raggiungimento di determinati parametri e la riduzione dello stesso bilancio comunitario, a quelle geostrategiche.

Senza uno strattone, ovvero un’eccezione a questo orientamento, la sfida per la Moldavia – che, nel breve periodo, non può sperare di raggiungere i parametri macroeconomici decisi a Bruxelles – sembra persa e l’UE può al massimo puntare a limitare la svolta filo-russa, mantenendo la bandierina moldava lì, al centro della corda.

In foto folla di manifestanti filo-UE durante il discorso del Commissario Füle lo scorso 18 maggio (Foto: European Commission).

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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