lunedì , 26 febbraio 2018
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Albania: il cammino verso l’UE è in salita

L’Albania è un Paese che ormai da anni bussa alle porte dell’Unione Europea. Nel 2010 aveva perso la chance di diventare un Paese candidato, a causa dei pessimi rapporti fra governo e opposizione, che nel 2011 erano poi sfociati in gravi scontri con episodi di violenze. Da allora, l’Albania ha dovuto prima trovare un dialogo fra i maggiori partiti politici, poi iniziare il cammino delle riforme per allinearsi con gli standard europei. Il cammino non è stato per niente semplice, considerando che ha corrisposto con una delle più gravi crisi economiche degli ultimi decenni.

A dicembre 2013 una nuova bocciatura, questa volta meno amara della precedente: l’UE riconosceva i progressi fatti, ma l’opposizione di alcuni membri storici, fra cui Germania e Francia, e i pochi risultati concreti avevano fatto propendere per una risposta negativa. Per l’Albania era stato un duro colpo e la reazione è stata duplice: da una parte la voglia di dimostrare il proprio valore, dall’altra l’infantile scarica barile fino a trovare un capro espiatorio. In questa occasione, infatti, alcuni intellettuali e politici, fra cui Ilir Meta, avevano trovato nella religione musulmana la ragione della bocciatura albanese. L’islam è infatti professato dalla maggioranza dei cittadini e questo fatto ha da sempre creato un problema per i politici: il timore è di essere considerati “meno europei”, a causa della propria religione. Un’altra parte di Albania aveva invece reagito con forza: Edi Rama, appena eletto premier, aveva subito annunciato grandi misure per centrare l’obiettivo di Paese candidato.

A circa 5 mesi di distanza si è svolto lunedì il sesto incontro del Consiglio di adesione fra Albania e Unione Europea, che precede il report previsto per giugno che costituirà la base per l’assegnazione o meno dello status di candidato al Paese. Il Commissario per l’Allargamento e la Politica di Vicinato Stefan Füle si è dichiarato soddisfatto dei passi compiuti in questi mesi: le riforme sono state portate avanti, in particolare quella giudiziaria, e i primi risultati sembrano finalmente arrivare. Anche la situazione economica sta lentamente migliorando e l’emergenza sta rientrando.

Eppure, da parte europea si è voluto ancora una volta ricordare che per proseguire il cammino verso l’UE è necessaria la collaborazione di tutte le forze politiche, compresa l’opposizione. Questo consiglio non è stato dato a caso: infatti in questi ultimi giorni la tensione politica in Albania è cresciuta a tal punto da fa dichiarare al leader dell’opposizione Sali Berisha: «il nostro Paese deve essere salvato da Edi Rama, che invece di combattere i traffici illeciti, li ha facilitati».

Accusa grave e collegata allo scandalo che è scoppiato riguardante il traffico di droga: è stato ritrovato sabato un piccolo aereo a Divjaka contenente droga. Sembra che già più volte i cittadini della zona abbiano riferito di questi piccoli velivoli usati per il traffico diretto in Italia: uno dei problemi cronici del Paese. Ora, dopo che Rama aveva fatto della lotta contro il crimine organizzato e la corruzione il suo cavallo di battaglia, viene accusato di collusione e di aver coperto il traffico di droga. Berisha, leader del DP, ha annunciato proteste in parlamento e in piazza, finché il premier non avrà consegnato le dimissioni.

Nel 2010 una grave crisi politica, oggi uno scandalo: sembra che la strada dell’Albania sia ancora in salita. L’unica speranza è che le indagini in corso riescano a dare una spiegazione chiara di quello che sta accadendo, perché ora il Paese si presenta di nuovo all’Europa confuso e sull’orlo di nuovi scontri politici che andrebbero a danneggiare i progressi fatti finora. Come affermato da Füle: «la chiave del successo è nelle mani dell’Albania». Riuscirà a dimostrare di aver superato i propri problemi?

In foto il mosaico intitolato “Gli Albanesi” sull’ingresso del Museo Storico Nazionale (Foto: Dennis Jarvis)

 

L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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5 comments

  1. Albania entra in Europa non prima del 2020. Ma tutto e da vedere prima deve essere l’Albania ed i albanesi a farlo e volerlo veramente…!! Prima deve abbassare il debito publico che e altissimo poi ha ancora tanta strada da fare. Adesso se lo fano entrare e come dare un pesciolino ad uno squalo bianco fa la fine del argentina. Per me sarebbe meglio di non entrare. Deve fare accordi solo sul mercato del’lavoro e basta.

  2. Beh io non sono albanese ma siccome è una cosa che mi farebbe piacere per L’albania mi informo tanto e so che adesso abbiamo come “stretto un patto” se voi dell’albania non mandate minorenni non accompagnati senza documenti da noi noi vi facciamo entrare nell’EU!
    Da adesso in poi tutti in minori non accompagnati e senza documenti non verranno più messi nelle comunità ma rimandati in Albania!

  3. quando entriamo in unione europeaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa……………………spero entro giugno..o senno prima..

  4. Prima di tutto .europa trova sempre scuse perche
    Albania non e pronat peche ha problemi con opozcione albania lo stano prender per qulo e fanno bene perche non abiamo un governo forte, e dire basta , oni cosa ingiustizia e altre cose europa ha bisogno solo per soldi e terreno non albanesi , che i tratano come straci e e fanno bene, non abiamo un governo dire basta oni cosa

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