giovedì , 16 agosto 2018
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Albania: la minoranza çam condannata all’oblio

In Albania si trova una comunità di circa 200.000 çam, minoranza di etnia e lingua albanese e di religione musulmana proveniente dall’Epiro, regione della Grecia settentrionale, chiamata in albanese ‘Çamëria’. Della questione çam in Albania si parla troppo poco e spesso la retorica prende il sopravvento sulle reali vicende storiche di questa popolazione.

I çam furono per decenni oggetto di maltrattamenti e continue tentativi di pulizia etnica da parte dei greci, per motivi soprattutto religiosi. Molti furono costretti ad emigrare in Albania per evitare persecuzioni. Il pretesto per cancellare questa minoranza fu l’accusa di un presunto collaborazionismo con il regime fascista. In particolare secondo i greci, ci fu un episodio in cui i nazi-fascisti riuscirono a fucilare quarantanove patrioti greci grazie all’aiuto di individui di etnia çam.

Un’altra versione descrive invece i çam come una minoranza scomoda per i greci a causa della religione musulmana, assimilabile nell’immaginario collettivo greco al nemico di sempre: l’Impero Ottomano. L’obiettivo della Grecia infatti, in alcuni periodi storici, era quello di creare una “Grecia pura”, attraverso l’eliminazione, in primo luogo, degli individui di religione musulmana. A subirne le maggiori conseguenze furono le minoranze albanesi unitamente alle minoranze musulmane della Tracia. Dopo la Seconda Guerra mondiale i çam furono allontanati in modo coatto dal territorio greco.

Buona parte di essi morì durante l’esodo, altri furono massacrati dalle truppe elleniche del generale Napoleon Zervas, tuttora considerato un eroe nazionale per aver protetto il suolo greco durante le ostilità. Furono poi confiscati tutti i loro possedimenti sulla base di una discutibile legge di guerra promulgata il 10 novembre 1941. All’epoca dell’emanazione della legge, l’Albania era coinvolta nella guerra italo-greca, essendo occupata dagli italiani.

I çam sono attualmente stanziati soprattutto nelle città albanesi di Durazzo, Valona e Fier e la Grecia continua a non riconoscere i loro diritti. Anche le autorità statali albanesi però sembrano mettere in secondo piano la questione. Lo scorso 4 novembre il Presidente albanese, Bujar Nishani, nel corso di una conferenza stampa congiunta con l’omologo greco Karolos Papoulias in visita ufficiale a Tirana, ha espressamente richiesto al Parlamento greco di abrogare le leggi di guerra, formalmente ancora in vigore. Solo tale abrogazione consentirebbe infatti il dissequestro dei possedimenti relativi alla minoranza çam.

La validità della legge è in realtà ampiamente controversa. L’Albania ha più volte richiesto l’emanazione di una legge abrogativa che ne annulli gli effetti, mentre le autorità greche sostengono che l’abrogazione debba considerarsi implicita, visti i forti e durevoli rapporti diplomatici instaurati tra i due Stati in questione. Esperti di diritto internazionale considerano la legge di guerra del 1941 un mero pretesto, privo di fondamenti giuridici, per non risolvere la questione relativa ai çam. Essendo infatti l’Albania, in tale periodo, territorio soggetto ad occupazione da parte di altro Stato, era da considerarsi priva, secondo il diritto internazionale classico, di “animus belli”, ovvero della volontà manifestata con una formale dichiarazione di guerra o per fatti concludenti, di determinare il passaggio dallo “stato di pace” allo “stato di guerra”.

La questione non è stata però oggetto di una adeguata discussione tra i due capi di Stato, più propensi a parlare della delimitazione dei confini marittimi tra Albania e Grecia. L’unica speranza per le genti çam di vedere modificata la propria condizione sembra attendere nuove sollecitazioni da parte delle autorità albanesi, unico metodo per sbloccare la situazione di una popolazione la cui storia, non presente sui libri, suscita ogniqualvolta riproposta vaghe nostalgie associate ad una buona dose di irredentismo e ridondanti retoriche scioviniste.

Altra soluzione, nel lungo termine, potrebbe essere l’adesione dell’Albania all’UE, che consentirebbe ai cittadini della minoranza çam di entrare liberamente in Grecia, loro terra d’origine, e di farlo da cittadini d’Europa.

Nell’immagine, cartello stradale vicino Korçe, nell’Albania meridionale (©Krzysztof Dudzik, 2010, Wikimedia Commons)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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2 comments

  1. Interessante la questione controversa della richiesta di abrogazione della legge di guerra tramite la quale verrebbero ripristinati i diritti sulle proprietà abbandonate dai çam durante la guerra. Oltretutto la contraddizione ridicola è che Grecia e Albania sono alleati Nato ma formalmente esiste ancora la legge di guerra da parte greca. Sta di fatto che i Balcani sono sempre stati irrequieti…speriamo nell’UE.

    • Scusatemi del mio Italiano, pero prosima volta quando scrite un articolo, studiate la storia, non dite bugie . I Çam erano a casa loro, non abitavano a Grecia, çameria opure Epiro era Una zona degli abitanti Albanesi e Greci. Durante l’empriorio otomano, tanti Greci sono diventai muslumani. Oggi nella stessa zona, ancora parlano Albanese, pero nascosti, perche hanno áncora paura. Pero il loro Eroe Nazionale MARCO BOCARI, che ha portato lindipendenza Greca, era un Çam, e nessuno non lo vuole Acetere. Anche I vestixios tradizionali li hanno rubato dai Çam. Ala fine, se loro dicono che sono Cristiani, dove é il loro christianesimo? Quando si dice che Gesu ci impara di essere buoni, amare laltro, etc etc? I Greci sono Cristiani perche odiono la Turkia, no perche sono Cristiani nel cuore.

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