lunedì , 19 febbraio 2018
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Albania: “no” del Consiglio Affari Generali allo status di Paese candidato

Sono arrivate il 17 dicembre le decisioni del Consiglio Affari Generali in tema di Allargamento e relative quindi ai Balcani occidentali. Buone notizie per Serbia, Montenegro e Kosovo, nessun passo avanti per Bosnia Erzegovina e Macedonia. Notizie non buone anche per quanto riguarda l’Albania, che ha visto rimandata la concessione dello status di Paese candidato all’adesione. Nonostante la valutazione positiva di Commissione e Parlamento Europeo, infatti, sulla concessione dello status hanno espresso perplessità in primis Germania, Francia, Regno Unito, Danimarca e soprattutto i Paesi Bassi.

Non è stata sufficiente la pressione di un altro gruppo di Stati membri – Italia, Austria, Ungheria, Bulgaria, Croazia, Slovenia, Estonia, Lituania e Irlanda – favorevole invece ad un’immediata concessione dello status. Il Commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di Vicinato, Štefan Fülesi è dovuto limitare a dichiarare che il Consiglio ha riconosciuto i progressi dell’Albania ed ha affermato che ci sono segnali chiari che lasciano intendere che una decisione sarà presa nel primo semestre 2014”. Lo stesso Füle, in un’altra occasione, aveva definito il 2013 un anno positivo per l’Albania sia per quanto riguarda le riforme attuate sia per lo svolgimento di libere elezioni.

A nutrire maggiori riserve sulla concessione dello status di candidato sono stati, come anticipato, i Paesi Bassi. Frans Timmermans, Ministro degli Esteri olandese, ha affermato che bisogna valutare se le condizioni poste a suo tempo all’Albania, tra cui il progresso nella lotta alla corruzione, all’immigrazione clandestina e alla criminalità organizzata, siano state soddisfatte e messe in pratica. Valutazione che non deve essere affrettata e che richiede più tempo. Una dichiarazione simile è arrivata dal Ministro degli Esteri danese Nick Haekkeru che ha sì affermato che l’Albania ha fatto molti progressi, ma che ancora occorre vedere i risultati in un più lungo periodo prima di concedere lo status di candidato.

Non è la prima volta che i governi olandesi si frappongono sulla via di un Paese balcanico verso l’integrazione nell’Unione Europea. Stessa sorte era toccata alla Serbia, che per ben due anni aveva visto respingere la sua richiesta di concessione dello status di candidato, fino al 2012. Nel caso della Serbia le motivazioni dei Paesi Bassi erano legate alle posizioni dell’International Criminal Tribunal for the Former Yugoslavia (ICTY) che, avendo sede all’Aja, ha sempre costituito un forte legame tra i Paesi Bassi e le vicende dei Balcani.

Nel caso dell’Albania, invece, le perplessità olandesi sembrano legate ad un giudizio negativo sul “grande allargamento” del 2004-2007, che ha portato all’adesione di Romania e Bulgaria e a un aumento dei timori legati all’immigrazione diventati sempre più forti nei Paesi Bassi. Il veto olandese non può infatti non essere legato a quello espresso contro l’ingresso di Romania e Bulgaria nello spazio Schengen. Una posizione in contrasto rispetto a quella della Commissione Europea, che invece sottolinea i progressi dei due Paesi, che ormai rispettano i requisiti imposti dall’Unione.

In assenza dell’unanimità fra i 28 Stati membri, necessaria per le decisioni in materia di allargamento, i discorsi sulla concessione dello status di Paese candidato all’Albania sono stati dunque, per forza di cose, rimandati al primo semestre del 2014. Con l’Albania che spera di seguire il percorso della vicina Serbia che il 21 gennaio 2014 vedrà iniziare, dopo tanti ostacoli, i propri negoziati di adesione.

Nell’immagine, una bandiera albanese, che sventola a Butrinto, città vicina al confine con la Grecia (© Wikimedia Commons).

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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