martedì , 21 agosto 2018
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Algeria e UE: 8° Consiglio di Associazione, pochi progressi

A meno di un mese dalla rielezione alla guida del Paese, per la quarta volta, dell’ormai ottuagenario Abdelaziz Bouteflika, l’Unione Europea incontra il Ministro degli Esteri d’Algeria Ramtane Lamamra, nell’ambito dell’8° Consiglio di Associazione. L’incontro a margine del Consiglio Affari Esteri del 13 maggio scorso è stato un’occasione per accelerare la finalizzazione del Piano d’Azione e sbloccare uno stallo che dura da oltre 7 anni. Dall’entrata in vigore dell’Accordo di Associazione nel 2005, infatti, nessun programma operativo è stato ancora firmato.

Una resistenza, quella di Algeri, giustificata alludendo all’assenza di consultazioni con i governi nord africani e all’avversione della comunità politica e imprenditoriale verso un approccio europeo ritenuto troppo gerarchico. Ad accuse solo in parte pretestuose si aggiunge la chiara volontà del “sistema Bouteflika” di evitare ingerenze esterne, che possano in qualche modo sovvertire l’ordine costituito, basato sull’opacità, il silenzio e la messa a tacere del dissenso.

È stata sicuramente la limitata dipendenza dell’economia algerina da quella europea ad alterare i rapporti di forza tra le parti e consentire per molti anni un ostracismo impossibile da perseguire per altri partner della sponda sud del Mediterraneo, come Tunisia e Marocco. E non è un caso il fatto che l’apertura nei confronti dell’UE faccia seguito ad almeno un anno di prezzi degli idrocarburi in caduta libera. I proventi del mercato degli idrocarburi coprono il 67% delle entrate nazionali ed il 97% delle esportazioni, che sono il 19% delle esportazioni totali dell’Africa verso l’Europa. Le riserve in moneta generate dal mercato dell’energia sono state utilizzate per oltre un decennio per comprare, innanzitutto, una pace sociale fittizia e basata sul trauma di 10 anni di guerra civile (1994-2004). Ora che la crisi rende più evidente l’incapacità dell’élite algerina di diversificare l’economia e il malessere sociale è sempre più diffuso, la prospettiva di un supporto da Bruxelles diventa allettante.

Per l’Europa, l’Algeria, terzo fornitore di idrocarburi, rappresenta la principale via d’uscita dalla dipendenza energetica dalla Russia. La guerra civile ucraina e il fallimento nel luglio 2013 del progetto Nabucco, che avrebbe dovuto garantire l’approvvigionamento di gas dall’Azerbaijan attraverso il Mar Caspio, conferiscono a Bouteflika un potere negoziale non trascurabile.

Durante il Consiglio di Associazione sono stati identificati i tre settori prioritari all’interno dei quali ripartire il pacchetto finanziario: riforma della giustizia e partecipazione dei cittadini, mercato del lavoro e occupazione, gestione e diversificazione dell’economia. Con il 76% della popolazione di età inferiore ai 30 anni e il 50% di under 19, la questione demografica è sicuramente la variabile trasversale per eccellenza. L’astensionismo da parte di oltre il 51% registrato durante le scorse elezioni rispecchia una gioventù che ha ormai imparato a vivere “senza Stato”, disinteressata alla politica e attratta dal Sud dell’Europa.

Il triste esito delle Primavere Arabe nei Paesi vicini ha solo accentuato quello che è un atteggiamento radicato fin dalla fine della guerra civile. “Tutto fuorché il caos” non è solo lo slogan che ha permesso la rielezione di un ormai invisibile Presidente, ma anche il fondamento su cui si regge un sistema corrotto, di cui lo scandalo Sonatrach del 2012 – appropriazione indebita e appropriazione di fondi pubblici da parte della società nazionale degli idrocarburi, che vede coinvolti anche alcuni partner internazionali come ENI – è solo la punta dell’iceberg. Difficile però immaginare come e quando questa apatia troverà una valvola di sfogo.

Già esposta a severe critiche all’indomani delle Primavere Arabe per aver chiuso gli occhi di fronte a governi autoritari in nome di un’intensificazione della cooperazione commerciale, l’Unione Europea si gioca con Algeri una partita importante in termini di credibilità. Da un lato la sicurezza energetica ed una collaborazione efficiente sulla questione migratoria, dall’altro il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Ad assicurare il primo obiettivo, la stabilità del sistema Bouteflika, rieletto con l’81% dei suffragi. Ad aprire la strada al secondo, il bastone dell’importazione di idrocarburi, arma ad evidente doppio taglio, e la carota dei finanziamenti alle imprese, diretti possibilmente alla società civile.

Nell’immagine, un incontro Ashton-Bouteflika del novembre 2012 (© European External Action Service, 2012, www.flickr.com)

L' Autore - Federica Zardo

Dottoranda in Scienza Politica e Relazioni Internazionali all'Università di Torino. Dopo la laurea in Studi Europei all'Institut d'Etudes Politiques di Bordeaux e all'Università di Torino ho lavorato a Bruxelles alla Rappresentanza Italiana in Consiglio Europeo e per 5 anni come consulente in progettazione europea e valutazione a Torino. Recentemente ho collaborato con il Servizio Europeo per le Relazioni Esterne (EEAS) alla Delegazione di Tunisi. Mi occupo di politica di vicinato, politica di coesione e fondi europei

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