martedì , 14 agosto 2018
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Algeria: Bouteflika ancora Presidente, ma tra mille sospetti

Abdelaziz Bouteflika è stato rieletto, per la quarta volta consecutiva, come presidente dell’Algeria. La sua è stata una vittoria schiacciante, con l’81,53% delle preferenze espresse, contro il 12,18% ottenuto invece dal suo principale sfidante, Ali Benflis. Il tasso di partecipazione alle votazioni è stato in media del 51,7% con dei picchi negativi in diverse località tra cui Algeri, la capitale, dove l’affluenza alle urne ha di poco superato il 30%.

Niente di nuovo sotto il cielo d’Algeria dunque, anche perché l’entourage del presidente uscente ha fatto di tutto per non lasciare nulla in mano al caso. A cominciare dalla campagna elettorale: il clan Bouteflika ha infatti adottato, secondo diversi organi di stampa indipendente algerini, una sorta di “strategia del terrore”, utilizzando come “immagini elettorali” le foto strazianti delle mattanze di civili compiute negli anni del terrorismo. Numerose reti televisive private hanno supportato questa campagna elettorale, a sfondo chiaramente intimidatorio, accusando i sostenitori di Ali Benflis (che pure era un esponente dell’establishment) di voler riportare l’Algeria nel caos e di essere manovrati dall’esterno per destabilizzare il Paese.

A una martellante campagna elettorale indirizzata più alle viscere che alle menti degli algerini, è seguita una conduzione poco nitida delle votazioni. In questo caso, sono stati i membri del comitato elettorale di Ali Benflis a denunciare brogli e mancanza di trasparenza negli scrutini. Contestato è stato innanzitutto il tasso di affluenza che, secondo i comitati locali dello sfidante del presidente uscente, sarebbe stato nettamente più basso di quello ufficializzato dal Ministero dell’Interno. Numerose sono state inoltre le segnalazioni di schede precompilate in favore di Bouteflika.

Stando a quanto denunciato dall’entourage di Benflis, diverse vetture sarebbero state fermate nella città di Sétif con dentro scatoloni contenenti schede elettorali già recanti la preferenza per il 77enne Presidente. Schede che dovevano essere sostituite a quelle effettivamente compilate dai cittadini algerini nel segreto dell’urna. I partigiani di Bouteflika hanno iniziato i festeggiamenti per la ri-elezione del loro Presidente prima ancora della chiusura dei seggi, giovedì sera, mentre in tarda serata Ali Benflis ha tenuto una conferenza stampa in cui ha dichiarato di “non riconoscere il risultato delle elezioni”. “Riconoscerlo”, ha spiegato infatti lo sfidante sconfitto, “sarebbe rendersi complice di una frode su larga scala”.

A non mettere in dubbio il risultato elettorale è stato invece il presidente francese, François Hollande, che subito dopo la conferma ufficiale delle percentuali ottenute dai vari candidati, venerdì sera, ha emesso un comunicato stampa che recita: “All’indomani della rielezione di Abdelaziz Bouteflika, il Presidente della Repubblica gli augura un pieno successo nel portare a termine la sua alta missione”.

La vittoria, per la quarta volta consecutiva del malato, e secondo molti ormai morente, presidente algerino è in effetti esattamente ciò che la comunità internazionale si aspettava in un momento delicato come quello attuale. Con la crisi in Ucraina e le difficoltà a tenere a bada un neo-imperialismo russo sempre più attivo e con il susseguirsi degli attacchi da parte delle milizie libiche contro le piattaforme petrolifere straniere (che qualche mese fa hanno costretto Eni a chiudere diversi punti di estrazione), un cambio della guardia al comando dell’Algeria (ed una susseguente nuova esplosione delle violenze tra vari gruppi d’interesse per accedere ai posti di potere) sarebbe risultato disastroso.

La destabilizzazione dell’Algeria sarebbe stato un duro colpo soprattutto per la Total francese e per il controllo sullo scacchiere saharo-saheliano. Nonostante le ambiguità spesso mostrate dal Paese africano nella “lotta al terrorismo” lanciata dagli Stati Uniti e sostenuta dalla Francia, Algeri continua infatti ad avere un ruolo da stabilizzatore. E di tutto ci sarebbe bisogno, fuorché di una nuova Libia. 

Nell’immagine, una pittura murale raffigurante Bouteflika (© therry ehrmann, www.flickr.com)

L' Autore - Sara Monetta

Laureata in Scienze Politiche, curriculum Studi sull'Asia e sull'Africa. Studiosa, nel suo piccolo, di politica internazionale, Unione Europea e Medio Oriente. è giornalista pubblicista e collabora con Radio Base e con il quotidiano Le Cronache del Salernitano. Il suo motto è "Insisti che si può fare"

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