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Algeria
La città di Ghardaia, principale teatro degli scontri © Manfred Lentz - www.flickr.com

Algeria, nuove tensioni fra mozabiti e arabi

Le tensioni nel sud dell’Algeria si sono riaccese a inizio luglio, in seguito alla morte del mozabita Aouf Yassa, ucciso in un quartiere arabo di Ghardaia. Gli scontri tra mozabiti e arabi hanno causato almeno 22 morti: in quella che è solo una delle cicliche esplosioni di violenza che colpiscono la regione da decenni, entrambi i gruppi hanno assaltato e distrutto veicoli, case e negozi. Già ad inizio anno, i mozabiti avevano protestato per vendicare alcuni fedeli aggrediti all’uscita della moschea, e negli scontri sono stati danneggiati anche monumenti del patrimonio UNESCO.

Chi sono i mozabiti

I mozabiti sono un gruppo berbero originario della regione M’zab, nella provincia di Ghardaia, 600 km a sud di Algeri. A differenza della maggioranza sunnita del Paese, sono musulmani ibaditi, parlano una lingua propria, e vivono nelle città di Ghardaia, Beni-Isguen, El-Ateuf e Guerrara. Il loro Stato indipendente fu annesso all’Algeria francese nel 1882, ma mantenne una grande autonomia.

Tuttavia, l’insediamento degli arabi chaamba ne ha fatto oggetto di discriminazione: i mozabiti criticano le pressioni per conformarsi all’arabizzazione del Paese, mentre gli arabi lamentano condizioni di vita peggiori e tassi di disoccupazione molto più elevati di quelli della minoranza. Nelle città i due gruppi vivono separati, mentre l’aumento della violenza a Ghardaia ha portato all’istituzione di ronde notturne.

Le reazioni del governo

Le tensioni hanno avuto origine negli anni ’60, quando il governo incentivò gli insediamenti arabi nel sud del Paese. I tentativi di conciliazione, che hanno portato a un accordo di pace nel 2008, sono stati vani. Dopo duri scontri nel 2013, la situazione è ulteriormente peggiorata a inizio 2014, quando alcuni appartenenti alla comunità mozabita hanno cercato di fare ritorno alle loro case, che erano state incendiate. Il governo ha provato a conciliare le due fazioni costruendo nuove case e stanziando oltre 100 milioni di dollari per sostenere l’agricoltura locale, ma di fatto ha accresciuto le tensioni per accaparrarsi le scarse risorse.

Nell’area sono stati dispiegati oltre 10.000 poliziotti ed è stato persino mobilitato l’esercito. A luglio sono state bandite le manifestazioni nei luoghi pubblici e il Presidente Abdelaziz Bouteflika ha varato un piano d’emergenza incentrato su sicurezza, giustizia e sviluppo regionale, che però non affronta le cause profonde dello scontro. Mentre i berberi accusano la polizia di appoggiare indirettamente gli arabi, l’inefficacia delle azioni del governo sta esaurendo la fiducia della popolazione e ogni occasione è pretesto per nuove tensioni. Decine di persone sono già morte e interi siti sono stati distrutti: un intervento governativo più coerente e meno superficiale viene richiesto non solo dai mozabiti, ma anche da enti come la Lega Algerina per la Difesa dei Diritti dell’Uomo.

L’importanza strategica dell’Algeria

L’Algeria è oggi il più stabile tra i Paesi del Nord Africa: UE, Stati Uniti e Cina vi hanno forti interessi e ne osservano attentamente la situazione. Partner degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, l’Algeria potrebbe diventare un attore centrale contro il jihadismo se superasse le dispute territoriali con il Marocco. La stabilità algerina, che il governo ha mantenuto con grandi investimenti pubblici, richiede riforme economiche e politiche. L’alta spesa pubblica è insostenibile e, pur sedando temporaneamente il malcontento, genera nuove domande e proteste.

Un’Algeria instabile diverrebbe un pericoloso punto di riferimento per i terroristi. L’esempio di Tunisia ed Egitto, che dopo le rivolte sono precipitati nella crisi finanziaria, agisce da freno agli estremismi, ma l’Algeria deve diversificare la sua economia, concentrata sulle risorse energetiche, e adeguare le infrastrutture al forte aumento demografico degli ultimi decenni.

L’Algeria ha relazioni con l’Europa dagli anni ‘70 ed ha firmato un Accordo di Associazione nel 2002. Il Paese è ricco di petrolio e gas naturali, che costituiscono il 40% delle sue esportazioni, ed è il terzo fornitore di gas dell’UE: a maggio i due attori hanno stretto un accordo per la sicurezza nella cooperazione energetica. Mentre per l’UE è importante diversificare le fonti di gas, soprattutto a causa della crisi ucraina, l’Algeria potrà trarre benefici dal know-how e dai capitali UE per rivitalizzare il settore, che dopo il boom degli anni ’90 ha subito una decrescita dovuta all’aumento dei consumi interni e alla stagnazione della produzione.

L' Autore - Anna Baretta

Laureata in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative, sono interessata all'ambito della difesa e sicurezza - in particolare alla gestione del rischio CBRN.

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